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Viterbo - Santa Rosa - Trionfale terzo trasporto della macchina di Ascenzi - A via Cavour l'omaggio al fermo di Volo d'Angeli

I facchini portano in Gloria santa Rosa

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo - Santa Rosa 2017 - Gloria

Viterbo – Santa Rosa 2017 – Gloria

Viterbo - Santa Rosa 2017 - Massimo Mecarini

Viterbo – Santa Rosa 2017 – Massimo Mecarini

Viterbo - Santa Rosa - L'arrivo della fiaccola - Raffaele Ascenzi

Viterbo – Santa Rosa – L’arrivo della fiaccola – Raffaele Ascenzi

Viterbo - Santa Rosa 2017 - Gloria

Viterbo – Santa Rosa 2017 – Gloria

Viterbo - Santa Rosa 2017 - Gloria - I facchini

Viterbo – Santa Rosa 2017 – Gloria – I facchini

Viterbo - Santa Rosa 2017 - Sandro Rossi

Viterbo – Santa Rosa 2017 – Sandro Rossi

Viterbo - Santa Rosa 2017 - Alice Sabatini

Viterbo – Santa Rosa 2017 – Alice Sabatini

Viterbo – I facchini portano in Gloria santa Rosa. Sulle loro possenti spalle, la macchina ideata da Raffaele Ascenzi vola. Un trasporto trionfale. Perché non c’è altro aggettivo che possa descrivere meglio l’emozionante, maestoso incedere di Gloria lungo le vie della città.

Fino al sagrato. “Facchini splendidi – esclama il sindaco Leonardo Michelini – un grande trasporto e un successo di persone, 90mila le presenze.

Record di spettatori a piazza Martiri d’Ungheria e anche su via Marconi”.


Video: Il “Sollevate e fermi!” – Di corsa verso il santuario

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Ovunque Gloria sfila con maestosità. Anche dove le vie si fanno strette e occorre calcolare ogni movimento al millimetro. Dopo il Suffragio, pochi centimetri la separano dai tetti. Ma l’andamento è sempre lo stesso. Sicuro. Come quando gli spazi si allargano.

A via Marconi. Settecento metri che si aggiungono al percorso tradizionale.

Il motore che la spinge è alimentato da fede, amore e grande esperienza. E Sandro Rossi, il capofacchino, dà ai suoi le giuste indicazioni, con grande maestria. Permettendo a Gloria d’illuminare la città.

Anche quando le sue luci si spengono, per rendere omaggio al fermo di Volo d’Angeli, nel punto dove è avvenuto, a via Cavour. Cinquant’anni fa.

Un saluto ai facchini di allora. Dai loro colleghi, che anche per loro si prendono il caldo abbraccio all’ingresso su piazza del Comune. Come in ogni via e strada che attraversano. Perché: “Semo tutti d’un sentimento”.

Fin dal primo “Sollevate e fermi!” a san Sisto, quando sono passate da pochi minuti le 21. Dopo la benedizione del vescovo Lino Fumagalli.

“Voi, facchini – dice Fumagalli – con impegno e generosità portate la macchina di santa Rosa, ma è santa Rosa che porta voi”.

La consegna di Gloria da parte del costruttore Vincenzo Fiorillo al sindaco: “La macchina è perfetta”. L’annuncio di Michelini. “Il percorso è libero”. Si può partire. E i facchini non vedono l’ora.

Piazza san Sisto è gremita. Sandro Rossi chiama le file. Tutti sotto.

La magia che si ripete. Quella frase unica. Una carezza e una scarica d’adrenalina al tempo stesso: “Sollevate e fermi”. Eccola. Gloria si alza, inizia a muoversi.

La folla impazzisce. Applausi, grida, telefonini a catturare immagini, sperando d’imprimere nella memoria anche le sensazioni di quei momenti. Persone ai lati della strada, alle finestre, ai balconi. Fisicamente. Ma con il cuore sono tutti lì sotto, accanto ai facchini.

Il primo tratto fila liscio. La prima sosta a piazza Fontana Grande. Il tempo di riprendersi, poi subito lungo via Cavour. Dove Gloria si spegne. Nel punto esatto dove il 3 settembre 1967 Volo d’Angeli si è fermata.

Un omaggio ai facchini di cinquant’anni fa, al costruttore, Giuseppe Zucchi, a una macchina che è entrata nella storia e che la storia della macchina ha cambiato.

Restano illuminate solo le statue dei facchini. Un tuffo al cuore, prima del bagno di folla a piazza del Comune.

Gloria gira con leggerezza. Ricorda quelli del Sodalizio che non ci sono più, saluta il loro ambasciatore, il regista Giorgio Capitani. Prima di fermarsi.

Serve una pausa per riprendere fiato. Il percorso è ancora lungo. E piazza del comune reclama a sé i loro beniamini. Un abbraccio che dura venti minuti. Ma è già tempo d’andare.

Piazza delle Erbe la sosta successiva, il Suffragio, il complicato passaggio su corso Italia e poi la piazza. Di nuovo. Al Teatro. Sarebbe la penultima sosta, ma anche quest’anno c’è via Marconi.





Il passo sicuro, l’incitamento della folla ed è già a piazza della Repubblica. Davanti al monumento dedicato ai facchini, pochi minuti. Per ripartire per gli Almadiani. Gloria si guarda intorno, si gira.

La sosta e poi le corde per aiutare la macchina sul ritorno. La salita, prima di quella temibile, verso il sagrato.

“Facchini, quando dico che dovete correre, non dovete correre, ma volare”. E così, Gloria sale verso la basilica di santa Rosa.



Lo stupore che ti coglie ogni volta come se fosse la prima. Ruota su se stessa. L’ultimo saluto.

Poi, i facchini tutti fuori. Per il bagno di folla, l’abbraccio con i familiari e la città.

Dopo un altro trasporto memorabile. Da raccontare.

Giuseppe Ferlicca


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4 settembre, 2017

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