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Frontale sulla Teverina - Il ricordo degli amici di Elena Maria Coppa durante i funerali nella cattedrale di Bagnoregio

“Volevi sempre andare oltre e superare ogni limite…”

Elena Maria Coppa

Elena Maria Coppa

Bagnoregio - I funerali di Elena Maria Coppa - Gli amici

Bagnoregio – I funerali di Elena Maria Coppa – Gli amici

Bagnoregio - I funerali di Elena Maria Coppa

Bagnoregio – I funerali di Elena Maria Coppa

Bagnoregio - I funerali di Elena Maria Coppa - Gli amici

Bagnoregio – I funerali di Elena Maria Coppa – Gli amici

Bagnoregio - I funerali di Elena Maria Coppa

Bagnoregio – I funerali di Elena Maria Coppa

Bagnoregio - I funerali di Elena Maria Coppa - A sinistra la mamma Laura Meassi

Bagnoregio – I funerali di Elena Maria Coppa – A sinistra la mamma Laura Meassi

Bagnoregio - I funerali di Elena Maria Coppa

Bagnoregio – I funerali di Elena Maria Coppa

Bagnoregio – (r.s.) – Elena continuerà a vivere. Il suo cuore continuerà a battere nel corpo di un bambino. La sua curiosità, la sua caparbietà, il suo coraggio, le sue mille sfaccettature continueranno a esistere nel ricordo degli amici, dei compagni, dei tanti che l’amavano.


Multimedia: Fotocronaca: I funerali di Elena Maria Coppa – video


“Il tuo ricordo non svanirà, continuerà a battere in ogni cosa. Ciò che tu sei, rimarrà immutato”, le ha detto un’amica dall’ambone della cattedrale di Bagnoregio. Si è rivolta direttamente a Elena, a nome di tutti i suoi amici. Come se Elena fosse lì, con loro. Seduta accanto a loro.

Quanta gente ieri ai funerali di Elena Maria Coppa, morta dopo tre giorni di agonia in seguito allo schianto, in auto, sulla Teverina, tra Fastello e Celleno. Aveva solo 20 anni. 21 li avrebbe compiuti il prossimo 27 dicembre, giorno di san Giovanni apostolo, come ha ricordato don Marco nell’omelia. Quante donne, quanti uomini, quanti ragazzi in chiesa. Talmente tanti da far sembrare piccola la cattedrale di piazza Cavour.

Nelle parole degli amici, il ritratto di Elena. “Ti interrogavi, ti interrogavi sempre. Questa tua ininterrotta ricerca ti faceva sentire viva. Tanto libera da iniziare a viaggiare con il pensiero, e a ritrovarti spesso con la testa tra le nuvole. Volevi sempre andare oltre e superare ogni limite. Leggendo il ‘Piccolo principe’ ci riuscivi, e ti permetteva di superare le nuvole facendoti viaggiare tra stelle e pianeti. Leggere e scrive erano il tuo modo per conoscere i luoghi impossibili da raggiungere, ma le vere esperienze le hai vissute programmando sempre una nuova partenza”.

Ed Elena era pronta a partire anche quel maledetto lunedì pomeriggio. Le valigie per l’Erasmus erano pronte. Lussemburgo, la prossima meta. Ma all’ultimo è partita per un posto più lontano, dove le valigie non servono. “Hai qualcosa di ogni posto in cui sei stata, e ogni posto ha qualcosa di te – ricordano gli amici -. Quando non avremo la forza di superare un ostacolo, penseremo a te che non ti arrendevi difronte a niente. Nulla era scontato per te. Andavi oltre le cose, non fermandoti mai all’apparenza. E queste assumevano un valore inestimabile. Non hai mai smesso di sognare, non hai mai smesso di divertirti, non hai mai smesso di sorridere. Tu hai il sorriso più bello, e guardarlo ci aiuta a superare anche i momenti più difficili. In qualunque posto, in qualsiasi momento, quel sorriso c’è stato e ci sarà sempre. Sei fondamentale per tutti noi, e continuerai a esserlo. Ti vogliamo bene”.

Elena amava viaggiare, leggere, scrivere. E ogni tanto le balenava per la testa il desidero di diventare una giornalista. Ma era ancora una studentessa, con la passione per la psicologia. Da due anni frequentava l’università La Sapienza di Roma. Si era iscritta dopo aver studiato al liceo linguistico Mariano Buratti. Ed è qui, sui banchi di scuola, che ha conosciuto la sua migliore amica.

“Sei sempre stata molto incompresa, e tanto sensibile. Ti ci sentivi e lo vedevo. Bisognava saperti prendere, capire che stavi nel tuo mondo. E proprio per questo eri speciale. Avevi bisogno di parlare, di confrontarti e di capire sempre il perché di ogni cosa. Quasi erano sfiancanti i tuoi perché. Facevi domande a cui era impossibile rispondere, come le domande sull’amore. Dovevi capire, dovevi capire tutto, niente ti poteva sfuggire. Eri la ragazza più curiosa che abbia mai conosciuto. Eri la compagna di viaggi perfetta, anche se lasciavi organizzare tutto a me. Ma andava bene così, perché ci compensavamo. Ti sapevi adattare. Ti adattavi a qualsiasi cosa”.

A Malaga l’ultima vacanza, insieme. “Ci siamo divertite, senza mai strafare, senza ubriacature o nottate da sfascio. Quel divertimento sano di cui sanno godere due amiche ventenni che si vogliono bene. Non esagero se dico che è stata una delle mie vacanze migliori, e ne ho fatte tante. Mai una lite, anche perché poi non litigavamo mai. Nessuno ci poteva fermare”.

Elena aveva due occhi che penetravano l’anima. Ed erano così grandi da riuscire a contenere tutti i colori del mondo. “Che eri bellissima l’hanno visto tutti, ma cosa si celava dietro quegli occhioni non tutti hanno avuto modo di capirlo. Quando ti mettevi in testa una cosa, la facevi. Niente poteva impedirtelo. Ammiravo la tua determinazione nello studio. Ti ci chiudevi per un esame, anche troppo. Io non ce la facevo a fare come te. Dicevamo di dover imparare l’una dall’altra. Io un po’ più di determinazione, tu un po’ più di calma. Mi ha colpito in te il tuo forte bisogno di confidarti. Non era importante da quanto tempo fossimo amiche, l’importate era avere qualcuno che ti potesse un minimo capire. Ed è ammirevole che volessi fare, in futuro, un lavoro in cui avresti dovuto molto ascoltare gli altri. Anche se avevi tu bisogno di essere ascoltata. La passione per la psicologia nessuno te la poteva togliere, come quella per la scrittura e per i viaggi. Queste cose le sentivi tue, ti appartenevano”.

Poi il momento più doloroso, quello dell’addio. “Non ho rimpianti. I ricordi sono tanti, e so che ci siamo lasciate bene. Anche se quel terribile lunedì ti avrei voluto salutare con un abbraccio. Volevo farti capire che a te ci tenevo, perché noi non ce lo diciamo mai. Hai avuto poco tempo per vivere la vita, ma dicevi di aver fatto quasi tutte le venti cose da fare a vent’anni. Sono contenta di aver fatto parte di un pezzetto dei tuoi anni di vita. Questo mondo ti incuriosiva e dovevi conoscerlo. Avevi tanto da dire, tanto da voler comunicare. Io e te ci prendevamo, e sapersi prende significa saper guardare nel cuore dell’altro e saperci entrare a piccoli passi. Grazie per avermi fatto entrare nel tuo cuore. Grazie per esserti fidata. Grazie per essere stata mia amica. Un’importate compagna di vita. Ancora non riesco a realizzare, ancora non riesco a capire. Per me ci sei ancora. Forse proprio perché sei in tutti noi. Non ti dimenticherò mai e ti porterò nel cuore ovunque andrò. Così viaggerai sempre con me, anche se in un’altra forma”.

18 settembre, 2017

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