Viterbo – “Il viterbese più grande e autentico. Una persona che fa onore a tutti noi”. Il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini ricorda così Luigi Petroselli, viterbese di Pianoscarano e sindaco di Roma dal 1979 al 7 ottobre del 1981 quando morì al termine di una riunione del comitato centrale del partito comunista. Figlio di Giulio, tipografo antifascista di Viterbo, Petroselli è stato tra i dirigenti politici più importanti della storia della Repubblica italiana.
Multimedia: La commemorazione al cimitero di Viterbo – Il ricordo di Luigi Petroselli
Al cimitero san Lazzaro di Viterbo, dove è sepolto, a ricordarlo, assieme al sindaco c’erano la moglie di Petroselli, Aurelia, le sorelle e la famiglia di Luigi. Con loro Ugo Sposetti e Angela Giovagnoli, Giuseppe Parroncini, Alessandro Mazzoli, Enrico Panunzi, Andrea Egidi, Ferindo Palombella, Giulia Arcangeli, Christian Scorsi, Manuela Benedetti, Sonia Perà. Deputati, senatori, consiglieri a più livelli istituzionali, dirigenti e responsabili di partito. Dal Pci al Pd viterbese. Chi lo ha conosciuto, chi c’ha lavorato a stretto contatto e chi lo ha soltanto sfiorato.
“Veniva dal popolo e era de Pianscarano”, è la poesia di Vittorio Galeotti recitata da Pietro Benedetti della Banda del racconto che ha letto gli scritti di Luigi Petroselli e tracciato il suo percorso politico e umano aprendo la commemorazione dell’uomo che è ricordato come il più amato sindaco nella storia di Roma.
“L’etrusco, il pugile”, così chiamavano Petroselli a Roma. Un modo per circoscrivere una persona che veniva dalla provincia, ma che seppe capire Roma e le sue borgate meglio di chiunque altro.
“Grazie a Petroselli – ricorda il senatore Ugo Sposetti – centinaia di migliaia di cittadini delle borgate ottennero l’allacciamento alla rete idrica e fognaria. E nel 1980 aprì la linea A della metropolitana. La prima della capitale”.
“Quando venne eletto sindaco di Roma – ha detto la miglie Aurelia – siamo andati a casa subito dopo le elezioni. Aveva salutato i genitori. Eravamo soli in cucina a cenare e lui dopo un lungo silenzio mi disse, ‘Aurelia dobbiamo stare con i piedi per terra’”. “Luigi era così – prosegue – laconico, serio, riservato, senza mai urlare”.
Al suo funerale – quando morì, Petroselli aveva appena 49 anni – partecipò anche Jacques Chirac, allora Mére de Paris. I romani gli dedicarono una delle vie del centro storico, quella che collega il campidoglio con il teatro di Marcello. Una delle più importanti al mondo.
“Saggio, schietto, umano – prosegue la poesia letta da Benedetti –. E come stella in cielo, meteora passata”, Luigi Petroselli “era ‘na cannonata! Il popolo romano, pe’ lui, diventò gojio”.
“Quando parlo di Luigi Petroselli – ha poi detto Michelini – mi emoziono, perché in maniera autentica ha svolto un ruolo difficile. Stare accanto alle persone e alle loro difficoltà senza esitazione”.
A ricordarlo anche don Angelo Massi, amico di Luigi da quando frequentavano insieme il liceo classico al seminario di Viterbo. “E se serviva qualche ave Maria – ha raccontato don Angelo – se la faceva dire volentieri”.
“Petroselli – ha poi sottolineato il deputato Alessandro Mazzoli – ha sempre unito la forza della sua umanità con la capacità politica e amministrativa per affrontare i problemi veri delle persone. Questo è l’insegnamento più bello, la sua eredità più importante”.
L’eredità di uomo che, come lo definì una volta Antonello Ricci della Banda del racconto, “è per noi il viterbese più bello. Un viso scolpito nel peperino”.
Daniele Camilli
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