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Viterbo - Teatro Caffeina chiuso - Marini (FI), che ha letto le carte, afferma che la politica non c'entra e smentisce clamorosamente il Centrodestra

“Non c’era proprio il certificato prevenzione incendi”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo - Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo – Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo - Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo – Chiuso il teatro Caffeina

Giulio Marini

Giulio Marini

Viterbo - Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo – Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo - Teatro Caffeina - Andrea Baffo, Filippo Rossi e Annalisa Canfora

Viterbo – Teatro Caffeina – Andrea Baffo, Filippo Rossi e Annalisa Canfora

Viterbo - Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo – Chiuso il teatro Caffeina

Viterbo – “Non c’era proprio il certificato prevenzione incendi”. Teatro Caffeina aperto e subito chiuso, dopo le polemiche, Giulio Marini (FI) ha letto le carte, il verbale della commissione, arrivando a una conclusione: “La politica non c’entra niente, probabilmente da parte degli organizzatori c’è stata una disattenzione”. E ai suoi colleghi di centrodestra, che hanno bollato la scelta di chiudere il teatro come una sceriffata, manda a dire: “Non hanno letto le carte”.

Marini, com’è la situazione?
“Ho provato a capire la situazione, partendo dalle mie esperienze passate. A me sembra più grave di quello che sembra”.

In che senso?
“Nel senso che non c’era proprio il certificato prevenzione incendi. Che è rilasciato dai vigili del fuoco. Non essendoci, purtroppo, il teatro non poteva essere aperto”.

Lei come fa a saperlo? Ha visionato le carte?
“Certo”.

Si tratta di un documento importante?
“Quando era scaduto quello dell’Unione, per consentire d’aprire il teatro, all’epoca ero sindaco, ho firmato un’ordinanza per gli spettacoli. Ovvero, mi assumevo la responsabilità, sia civile, sia penale. In attesa dell’appalto per eseguire i lavori. L’Unione così poteva funzionare”.

Ma poi è stato comunque chiuso. Perché?
“Perché con il certificato prevenzione incendi scaduto e il teatro nelle condizioni di allora, un nuovo documento non poteva essere rilasciato. Siamo stati costretti dalle norme vigenti, a far eseguire un progetto di riqualificazione. L’Unione non è stato rimesso a posto per ragioni estetiche, ma per adeguarlo alle norme sulla sicurezza. E per farlo, abbiamo dovuto aspettare anni. Io non potevo continuare a promulgare un’ordinanza con cui mi assumevo una responsabilità pesante. Una volta ti va bene, due pure. Anche dieci. Poi qualcuno cade e si fa male. E la responsabilità sarebbe stata tutta la mia”.

Per l’apertura del Teatro Caffeina qualcuno non si poteva assumere momentaneamente la responsabilità, in assenza del certificato, come fece lei per l’Unione?
“In questo caso no. Nessuno se la poteva assumere”.

E per la commissione di vigilanza non era proprio possibile rilasciare la documentazione?
“La commissione si è riunita venerdì in base a una richiesta di mercoledì, per cercare di capire la situazione. Probabilmente da parte degli organizzatori, di Caffeina, c’è stata una disattenzione amministrativa”.

Quindi la politica, il comune, secondo lei non c’entrano?
“Carte alla mano, non è una coercizione politica, è un fattore amministrativo, purtroppo, e dispiace. Non riesco a capire, venerdì pomeriggio, chiusa la commissione di vigilanza che non ha rilasciato l’autorizzazione, perché il teatro sia stato aperto”.

In assenza d’autorizzazione, non era meglio non farlo aprire del tutto, piuttosto che intimare la chiusura nel bel mezzo di uno spettacolo?
“Ma come fai a non farlo aprire? Con quale atto? Burocraticamente parlando, se non hai l’autorizzazione non apri”.

Quindi lei dice, che siccome la commissione non ha concesso l’autorizzazione, era implicito che non dovesse aprire?
“Bravo. È così. Il presupposto principale, oltre alla mancanza di documenti o altri arrivati a singhiozzo, è l’assenza del certificato prevenzione incendi”.

C’è chi l’ha buttata in politica, addossando la responsabilità all’amministrazione Michelini. Come se lo spiega?
“C’è stato un deragliamento sui confini della politica, per un fatto prettamente amministrativo. Singolare che noi consiglieri di centrodestra abbiamo sempre controllato ogni atto di quest’amministrazione, ma stavolta la si butti in politica. Io sono stato sempre molto attento. Anzi, talvolta ho anche chiuso un occhio per il bene della città, per manifestazioni che erano in programma e con autorizzazioni raffazzonate all’ultimo. Stavolta non si può tirare in ballo la politica, perché di politico non c’è niente”.

Però, in un comunicato FdI, Fondazione e Forza Italia attaccano duramente l’amministrazione Michelini, definendo una sceriffata la chiusura. Ma lei non fa parte di Forza Italia?
“Chiarisco subito. Sono quattro anni e mezzo che controllo l’amministrazione. Facendo il mio dovere, verifico gli atti che promulga e mi sono accertato anche dell’apertura del teatro Unione lo scorso luglio. E ho denunciato che era carente. Oggi non posso chiudere gli occhi davanti a una situazione del genere. Io non lo posso fare”.

Lei non lo fa, ma suoi colleghi d’opposizione, Fratelli d’Italia, Fondazione?
“Se altri lo fanno senza avere controllato le carte, lo facciano. Io no”.

Il comunicato, però, porta anche la firma di Forza Italia. Disconosce il documento?
“Io non ho firmato niente e nessuno mi ha chiesto niente. E il termine sceriffata, come è scritto, non è condivisibile. Perché non è stato così”.

Però non si può ignorare che Filippo Rossi, mente di Caffeina, sia consigliere comunale. Passato all’opposizione col gruppo Viva Viterbo. Il sindaco Michelini ha dichiarato di non essere andato all’inaugurazione perché sapeva che mancavano le autorizzazioni. Non sarebbe bastata una telefonata dal primo cittadino o da chi per lui?
“Se si sono sentiti, ovviamente nelle carte non c’è scritto. Certo, non posso fare a meno di notare che fino a quando Viva Viterbo ha fatto comodo al centrosinistra, pure in campagna elettorale, le telefonate si sono sprecate. Sarebbe bastata una chiamata anche stavolta. Magari per dire, non aprire il teatro perché sennò è inevitabile che lo dovrai chiudere. Non c’era nessun obbligo, nessuno era tenuto ad avvertire nessuno, ma ripeto, quando quel 12% ottenuto alle elezioni al centrosinistra serviva, le telefonate ci sono state eccome. Stavolta no”.

Giuseppe Ferlicca


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10 ottobre, 2017

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