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Associazione per delinquere - Motori di treni e compressori di frigoriferi rivenduti senza essere trattati - Tra gli arrestati anche il titolare e un amministrativo della Tmr di Castiglione in Teverina - Tutti i nomi

I rifiuti tossici trasformati in padelle

Operazione End of Waste sui rifiuti tossici - L'azienda Tmr

Operazione End of Waste sui rifiuti tossici – L’azienda Tmr

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici - La conferenza stampa

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici – La conferenza stampa

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera - Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Guardia costiera – Operazione End of Waste sui rifiuti tossici

Castiglione in Teverina – Motori di treni e compressori di frigoriferi. Materiali che invece di essere trattati venivano semplicemente macinati, riciclati e rivenduti sotto forma di padelle e sportelli per auto. In questo, secondo la Guardia costiera, sarebbero state trasformate le tonnellate di rifiuti tossici che, via mare, venivano spedite dall’Italia in Asia.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha smantellato un presunto giro d’affari da 46 milioni di euro all’anno. Due le aziende finite nel mirino della Guardia costiera: la Tmr di Castiglione in Teverina e l’Alluminio frantumati di Orvieto.

Sette le persone arrestate all’alba di ieri: sei sono ai domiciliari e una è rinchiusa nel carcere di Civitavecchia, come disposto dal gip del tribunale di Roma. Si tratta di titolari, amministrativi e tecnici delle due aziende specializzate nel trattamento di rifiuti. I nomi, diffusi dalla Guardia costiera nel corso di una conferenza stampa: Paolo Trentavizi, Carmelo Paolucci, Roberto Mattaroccia, Emanuela Spaccino, Elisa Lipparoni, Manuele Marchino e Nicolò Cioci. A vario titolo sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico, alla gestione e alla miscelazione illecita di rifiuti, di autoriciclaggio e di falso.

Gli indagati, secondo gli inquirenti, avrebbero dato vita a un’organizzazione piramidale il cui capo era Trentavizi, titolare dell’ex Trentavizi spa. Dopo di lui Paolucci, titolare dell’Alluminio frantumati, e Mattaroccia della Tmr srl. A quest’ultimo, secondo la Guardia costiera, rispondeva Cioci, del settore amministrativo della Tmr. Per l’Alluminio frantumati sono invece stati arrestati Spaccino e Lipparoni, del settore amministrativo, e Marchino di quello operativo.

Dieci i milioni di euro di beni sequestrati in due anni d’indagine. “Le misure adottate – spiega la Guardia costiera – sono state calibrate per censurare le attività dei soggetti e delle aziende che hanno operato illegalmente, interrompendo in via preventiva le condotte e cessando i traffici illeciti”. Un’indagine partita a inizio 2016, e andata avanti anche con intercettazioni telefoniche e grazie a sistemi di videosorveglianza. End of Waste il nome dell’operazione, perché gli indagati avrebbero esportato i rifiuti dichiarandoli appunto ‘end of waste’. Ovvero, rifiuto che cessa di essere tale al termine di un ciclo di trattamento e bonifica e ritorna a essere materia prima da impiegare in un nuovo ciclo produttivo.

Tutto sarebbe scaturito da un controllo di routine dei trasporti via mare. E’ in quell’occasione che gli investigatori si sono imbattuti nella Tmr di Castiglione in Teverina e nell’Alluminio frantumati di Orvieto, che avrebbero effettuato movimentazioni sospette. Mentre i porti di destinazione erano sempre gli stessi (Cina, Corea, Pakistan e Indonesia), quelli di partenza variavano: Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna. Ascoltando le telefonate intercettate, la Guardia costiera avrebbe scoperto che si trattava di una scelta fatta per sviare le indagini e grazie ai sistemi di videosorveglianza, sarebbe riuscita a documentare gli spostamenti dei camion carichi di rifiuti.

L’indagine, spiega la Guardia costiera, ha ricostruito “un fenomeno fortemente pericoloso per l’ambiente e la salute”. Mediante vari giri di false attestazioni e certificati, le aziende avrebbero acquistato i rifiuti industriali contaminati (soprattutto dai policlorobifenili, sostanze tossiche equiparate alla diossina) e, dopo averne simulato le procedure di bonifica, li avrebbero rivenduti spacciandoli per materiale recuperato e ‘pronto forno’ per un nuovo ciclo produttivo. In realtà i rifiuti, in Italia, avrebbero subito solo una mera macinatura e, inquinati, sarebbero stati spediti all’estero senza nessuno scrupolo per la salute di chi sarebbe entrato in contatto con quei materiali.

Se qualcuno si accorgeva del trucco, era già pronta la soluzione. Secondo gli inquirenti, interveniva un operaio (tra i sette arrestati) per creare quello che gli indagati nelle telefonate intercettate chiamavano “il mischiotto”, un mix di prodotto tossico e non trattato in base alle norme, in modo da abbassare la percentuale di sostanze inquinanti e di rendere commerciale il rifiuto.

Le indagini continuano. Per l’ammiraglio Giuseppe Tarsia, all’epoca comandante del porto di Civitavecchia e ora a Livorno, “non si tratta di un caso isolato e per questo il nostro impegno ambientale proseguirà anche su questo versante”.


Il video dell’operazione End of Waste sul traffico dei rifiuti tossici – Gli arresti



Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

12 ottobre, 2017

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