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Teatro Caffeina chiuso - Interviene lo scrittore e saggista Giorgio Nisini

“Un’azione politica meschina che testimonia una sconfitta…”

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Giorgio Nisini

Giorgio Nisini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Aprire un teatro che non ha tutte le carte in regola non va bene. Punto.

Far chiudere un teatro il giorno dell’inaugurazione, durante uno spettacolo in corso, di sabato sera e con la sala piena, in una città che non ha più un teatro da anni e ha chiuso quasi tutte le sue sale cinematografiche, è un’azione politica meschina che testimonia una sconfitta. Punto.

Sono due punti perfettamente equidistanti che raccontano lo strano cortocircuito culturale che si sta verificando nella nostra città. Da una parte c’è una politica culturale priva di prospettiva, fatta di risentimenti personali, invidie, sorrisetti sotto i baffi per le sconfitte degli altri; dall’altra una fondazione che sta animando Viterbo con una creatività straordinaria e sta avendo un successo nazionale che da fastidio a tanti.

Quello che non comprendo di questo cortocircuito è perché farsi una guerra interna: la convivenza, la pluralità, la molteplicità sono valori che non possono far altro che arricchire la nostra città, e questa pluralità non si può pretendere come atto dall’alto (Caffeina fa troppo, blocchiamola), ma come atto dal basso (Caffeina fa mille cose, bello, cominciamo a farle anche noi).

Quando avevo diciotto anni ho lasciato Viterbo perché non accadeva niente. Il primo scrittore in carne ed ossa l’ho visto a Roma durante l’università. Oggi trovo una città straordinaria, dove posso liberamente scegliere di andare a seguire uno dei mille eventi organizzati da Caffeina, una rappresentazione di Quartieri dell’arte, un dibattito sui social di MedioEra, una riflessione sui grandi temi del presente organizzata dall’Arci o a vedere una proiezione del Tuscia Film Festival.

Bello, cavolo. E’ la pluralità, è la libertà, è la straordinaria capacità di un luogo di testimoniare la sua vitalità e il suo spirito democratico. La cultura è questo: curiosità per tutto e tutti, desiderio di attraversare ogni livello possibile. Andare al concerto di Raf al Mondo Convenienza come alla rassegna sulla Junger Deutscher Film, leggere un romanzetto rosa steso sulla spiaggia di un villaggio Club Med come studiare un saggio di Bergson davanti ai fiordi norvegesi.

E quando vedo molti “odiatori” di Caffeina che evitano di passare a San Pellegrino durante il festival, provo per loro una grande malinconia. Sì, tristezza e malinconia. Per questo credo che dietro la chiusura del teatro Caffeina non ci sia semplicemente un pezzo di carta mancante, ma quella malinconia che fa male a tutti e ci rende piccoli piccoli.

Giorgio Nisini


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10 ottobre, 2017

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