Viterbo – Luisa Ciambella eletta presidente del Partito democratico.
E nel giorno in cui l’assemblea provinciale Pd ha scelto la vice sindaca al comune di Viterbo, Giuseppe Fioroni mette in guardia in vista delle prossime elezioni regionali e Manuela Benedetti, uscita sconfitta dalla corsa congressuale, chiede più rispetto da parte dei vincitori, di quel 44% che rappresenta.
Ciambella è l’unica candidata, ha ottenuto 110 sì e 78 delegati si sono astenuti. Folta la presenza al Salus terme, apertura con sigla musicale che è tutto un programma, Wind of change. Fuori vento non manca e pure la pioggia, all’interno, nell’auditorium Salus Terme, quello evocato è un vento di cambiamento.
Cambiamento che passa per alcune conferme. L’assemblea ha ufficializzato e confermato Andrea Egidi alla segreteria provinciale.
Fioroni è in prima fila. Attento a suggerire le procedure alla neo eletta presidente. “Il regolamento – spiega a tutti Fioroni – l’ho scritto io”. È preparato. Quando sale sul palco, parte dal risultato siciliano. “Che riguarda anche noi come atteggiamento – osserva Fioroni – i siciliani hanno votato avendo in mente Crocetta. Il centro avrebbe dovuto staccare la spina a quel governo”.
E a Ostia: “Ci siamo scordati di quello che è successo un anno fa al partito. Dobbiamo ringraziare il nuovo gruppo dirigente che ha lavorato, quando fino a poco tempo fa ci davano al 6%. Se chiamano me quattro volte a Ostia per metterci la faccia e non si trova un ministro, qualcosa non va.
A Ostia ha votato un cittadino su 2 e il 56% non è andato alle urne. Chi sta a casa ci comunica che la nostra proposta politica non è interessante e degna d’essere scelta. Serve più coraggio. Dobbiamo dire a Renzi d’avere coraggio”.
C’è un appuntamento che tocca da vicino Viterbo e non solo. “Le regionali. Non sarà facile vincere. Zingaretti è bene che entri nell’ordine d’idee che le province non sono imperi. Va tenuto un contatto con i dirigenti Pd. Non bisogna passare dai governatori. Che possono fare qualcosa di utile, magari a loro e non al resto”.
Non sarà facile vincere e per farlo occorre allearsi. “Dove sta lo scandalo – si domanda Fioroni – di mettersi con moderati? Essendo moderati, o stanno con noi o stanno di là. Occorre allearsi, non solo a Viterbo, ma in tutto il Lazio”.
Sul congresso provinciale, invece: “Leggo che ci sono stati i migliori perdenti e poi gli sfigati che hanno vinto. La volta scorsa, quando siamo usciti sconfitti, non è successo. Non ho letto simili analisi.
Cerchiamo d’andare uniti. Lo capisco. Serve sempre prendersela con qualcuno. Continuate a prendervela con me. Pure per qualcosa che non ho fatto, così non ve la prenderete tra di voi”.
Il primo discorso da presidente di Luisa Ciambella parte dai ringraziamenti. A chi si è impegnato nella fase congressuale, chi l’ha votata e chi si è astenuto. E a chi l’ha preceduta. Aldo Fabbrini, sette anni alla presidenza.
“Il mio impegno – spiega Ciambella – sarà di garante, punto di riferimento a disposizione di tutti. Ma non sarò un notaio. Non sono e non potrò essere neutra, ma non mancherà mai un confronto costruttivo e aperto. Evitando di finire nelle sabbie mobili. Tutti portano il loro contributo, ma a un certo punto si decide”.
Si passa all’elezione del tesoriere Pd. Con 111 voti a favore e 77 astenuti, è Sonia Perà. Poi la direzione provinciale e la commissione di garanzia.
Prima ancora di partire si rischia una spaccatura. Se ci sono solo voti a favore e astenuti e nessun contrario, l’elezione è all’unanimità o a maggioranza? La sala si divide. “È sempre considerata all’unanimità, tranne che al Senato”. La prima presa di posizione di Ciambella presidente.
Di rito, il discorso per il neo (ri)eletto Andrea Egidi. Che parte dalla Sicilia. “Ci pone un dato politico – osserva Egidi – nel sistema attuale, tripolare, se non ti metti nelle condizioni d’essere percepito come forza di cambiamento, si subisce il meccanismo del voto utile”.
Quindi le prossime regionali. “Un confronto tra noi e la Sicilia non è possibile – continua Egidi – qui il radicamento delle forze progressiste è robusto e c’è un’azione del governo Zingaretti che è importante”.
L’invito a una gestione unitaria del Pd. “Vediamo nelle prossime settimane il lavoro da intraprendere. Il clima mi pare positivo, non è un caso se ho passato gli ultimi quattro giorni a trovare una soluzione in vista delle elezioni all’Università agraria a Tarquinia.
Dove è stato fatto un congresso contro il sottoscritto e Fioroni. È giusto. Perché il congresso è finito”.
Alcune letture della fase congressuale a Egidi non sono piaciute. “Si è detto che a concorrere c’era un venduto a Fioroni e una longa manus di Panunzi.
Al congresso si sono candidati il segretario e la vice uscenti, due opzioni distinte. Stop. Evitiamo per il futuro simili chiavi di lettura”.
Su tre punti chiede un impegno: coordinamenti territoriali di zona entro dicembre, un appuntamento programmatico e dotare il partito di un centro studi e una scuola di formazione, riprendendo l’esperienza nazionale portata avanti anche nella Tuscia.
Manuela Benedetti, uscita sconfitta dalla corsa alla segreteria provinciale, augura buon lavoro a Egidi. Ma non risparmia critiche al neo eletto segretario: “Sono onorata di rappresentare il 44% che mi ha votato. Ma sono passate due settimane dalla fase calda del post voto e le proposte portate avanti a colpi di maggioranza non ci sono piaciute.
Non saremo noi a porci in atteggiamento di rottura e l’abbiamo dimostrato stasera astenendoci. Nonostante la totale mancanza della minoranza in figure chiave. Non è l’atteggiamento giusto per chi rappresenta il 44% del partito”. Chiude Alessandro Mazzoli. Mettendo un po’ di pepe al dibattito. Dialettica interna.
Giuseppe Ferlicca
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