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Viterbo – (g.f.) – Arresti per droga a Pratogiardino, risse in centro, serve un manager della sicurezza. Lo chiedono da Fratelli d’Italia, ma non se lo sono inventati i responsabili del partito di Giorgia Meloni.
La figura esiste ed è prevista da una legge firmata dal ministro Minniti. Risale ad aprile, però a Viterbo è rimasta lettera morta. Nonostante per Claudio Ubertini e i suoi, in città e non solo, ce ne sarebbe parecchio bisogno.
“Carlo Scipio Maria Scipio ha elaborato un progetto – osserva Ubertini – e per questo lo ringrazio”.
Il magistrato a riposo è presente alla conferenza stampa. Tra il pubblico. Per ora.
“Il sindaco, nonostante i poteri che gli sono stati conferiti – continua Ubertini – non ha fatto nulla e ce ne accorgiamo quotidianamente. La situazione peggiora ogni giorno e parlando con le persone, c’è paura la sera ad andare a prendere la macchina a valle Faul o a passare al Sacrario”.
In poche parole: “La città è nel più totale degrado”. E se in base al Sole 24 Ore nel 2016 in Italia i reati denunciati sono calati del 7,6%, a Viterbo è andata meno bene. “Una flessione solo del 4% – fa notare Giuseppe Talucci Peruzzi – a Viterbo. Zone come Pratogiardino, San Pellegrino in certe ore sono off limits.
Il manager urbano della sicurezza è una figura che non ha un ruolo decisionale. Non è un poliziotto ma una persona competente in sicurezza. Deve essere un raccordo tra cittadini, forze di polizia e sindaco”.
La legge prevede anche fondi anche per specifici progetti da destinare alla polizia locale. “Viterbo – continua Peruzzi – come fa notare il sociologo Mattioli nel suo libro, non è più una città in cui puoi lasciare la chiave sul cruscotto della macchina o sulla porta di casa”.
Il manager sarebbe apprezzato pure dagli esercenti dei locali pubblici. “I gestori – sostiene Gianluca Grancini – non sanno più cosa fare. A San Pellegrino l’amministrazione dovrebbe mettere una postazione fissa per la polizia locale. La legge prevede stanziamenti.
Oggi girare in certe ore al Sacrario è da brividi, risse continue, persone con bottiglie di birra da 66, vetro a terra. Chi verrà dopo Michelini, ovvero noi, darà subito attuazione al provvedimento”.
Necessario, pure secondo Gianpiero Monti, militare, medaglia d’argento per i fatti del 2 luglio 1993 al checkpoint Pasta in Somalia e d’oro, vittima del terrorismo. È responsabile dipartimento sicurezza e forze armate di Viterbo FdI.
“Viterbo – ricorda Monti – l’ho scelta perché è una delle più belle città, ma in cinque anni la sicurezza è calata. I rapporti con prefettura e questura, che ci sono e operano, vanno consolidati.
Non è possibile che la sera una ragazza non possa girare da sola per paura d’essere aggredita o che una famiglia non vada a Pratogiardino per paura degli spacciatori. Senza considerare che oltre alla città, sono nell’abbandono pure le periferie. Io vivo a Fastello. Non è presidiata.
Invece, la presenza di forze dell’ordine rappresenta un deterrente”.
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