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Campagna Animal Equality - Agnelli torturati e macellati vivi - La Asl: "Non rispettava il benessere degli animali" - La Ilco: "Estranei ma danneggiati, denunceremo"

“Il mattatoio lager chiuso dal 2015”

Viterbo - Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo – Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo - Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

Viterbo – Gli agnelli nel mattatoio ripresi dalle telecamere di Animal Equality

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini

Monterosi – “Il macello lager è chiuso dall’aprile del 2015, da quando i veterinari della Asl rilevarono che non rispettava il benessere degli animali”. Lo fa sapere l’azienda sanitaria di Viterbo, dopo che l’associazione Animal equality ha diffuso i filmati girati nel mattatoio di ovini e caprini di Monterosi.

“Le immagini – ha sottolineato l’associazione -, ottenute tramite l’installazione di telecamere nascoste, mostrano come gli operatori infrangano sistematicamente la maggior parte delle prescrizioni igienico-sanitarie. Nonché qualunque norma minima per la protezione degli animali, sottoponendo deliberatamente agnelli, pecore e capre ad atroci torture sia fisiche sia psicologiche”.

I video, che risalirebbero a più di due anni fa e che sarebbero stati girati in un macello oggi chiuso, sono stati pubblicati da Animal equality Italia per lanciare una petizione nazionale rivolta al parlamento, in particolare ai ministri Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin, “affinché – spiega l’associazione – siano introdotte al più presto norme incriminatrici per il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento, e perché venga rinforzato il sistema di controlli atti a identificare e denunciare qualunque forma di violazione. A tal fine, chiediamo anche venga resa obbligatoria l’installazione di telecamere a circuito chiuso in tutte le strutture di macellazione. La petizione domanda inoltre che venga abolita, in via graduale ma definitiva, qualunque forma di deroga allo stordimento, seguendo l’esempio di stati membri come Svezia, Danimarca, Polonia e Belgio”.

La Asl, nel ribadire che “il macello è stato chiuso dai veterinari ad aprile 2015, ringrazia l’associazione Animal equality per la battaglia che sta portando avanti. Una battaglia che l’azienda sanitaria di Viterbo condivide appieno, perché tra le nostre attività c’è anche la tutela e il controllo del benessere degli animali”.

Il mattatoio di ovini e caprini finito nel mirino “è una delle duecento strutture italiane in cui, su specifica deroga – fa sapere l’associazione -, è permesso macellare senza previo stordimento. Una pratica crudele che ogni anno viene riservata a centinaia di migliaia di animali”. La macellazione senza stordimento è permessa da un regolamento europeo che prevede una deroga allo stordimento per i metodi prescritti da riti religiosi.

Ma cosa succedeva nel mattatoio? “Gli operatori – spiega Animal equality – sgozzano in modo sistematico animali completamente coscienti. Li gonfiano con un compressore ancora vivi per separare la pelle dai muscoli. Gli animali sono lasciati ad agonizzare per interi minuti. Gli operatori li prendono a calci senza motivo, li strattonano per una sola zampa o per la coda con il rischio di spezzargliela. Lanciano bruscamente in aria agnelli e capretti, ammassandoli l’uno sull’altro. Trascinano le capre afferrandole violentemente per le corna”.

Il video e la nota dell’associazione Animal equality, rilanciati dall’Ansa, sono finiti su tutta la stampa nazionale. L’avvocato Enrico Valentini, “in nome e per conto della Ilco srl”, una delle industrie viterbese che lavora carni ovine, ha sottolineato che “l’azienda dei signori Camilli è totalmente estranea alla vicenda”. Per poi aggiungere: “Ho avuto mandato di agire contro ignoti perché, trattandosi di una fake news, risalente addirittura a due anni fa, è stato fatto un enorme danno d’immagine: parlando di macellazione nella provincia di Viterbo, si individua sempre e subito la Ilco.

Il macello in questione – continua l’avvocato Valentini – è stato chiuso. Nelle prossime ore chiederemo l’immediato sequestro del video con una denuncia alla procura della Repubblica, perché si tratta di spezzoni montati ad arte con filmati di diversi periodi di macellazione per far vedere una cosa che non è riferibile ad aziende tuttora operanti, tra cui la Ilco. La reazione dell’azienda e dei signori Camilli è stata molto dura, e chiederemo l’intervento della procura per la tutela di tutto il comparto, già pesantemente vessato”.

6 dicembre, 2017

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