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Aggressione a Vico Squarano - E' un ventenne moldavo - Ieri non si è presentato a testimoniare al processo a un trentenne viterbese

Colpi di mannaia, la vittima verrà condotta in aula dai carabinieri

La mannaia sequestrata al 30enne arrestato

La mannaia sequestrata al 30enne arrestato

Viterbo – (sil.co.) – Il ventenne ferito a colpi di mannaia non si presenta in aula, slitta il processo col rito abbreviato condizionato all’audizione della vittima all’ultras trentenne viterbese accusato dell’aggressione a un ventenne moldavo avvenuta a Vico Squarano il 13 settembre 2016.

Fra due settimane, la parte offesa sarà scortata in tribunale dai carabinieri. 

L’imputato, inizialmente indagato per tentato omicidio, recluso a Mammagialla e tuttora sotto processo a Tivoli per il raid neofascista allo stadio di Magliano Romano del 14 novembre 2014, ha sempre negato il presunto movente del debito di droga. 

Lo ha detto in aula lo scorso 16 gennaio, alla prima udienza, rilasciando spontanee dichiarazioni: “Volevo solo la restituzione di un prestito di 450 euro del tutto lecito. La droga è solo una bugia, da lui inventata per aggravare la mia situazione”.

E lo ha ribadito ieri, chiedendo nuovamente la parola, a fronte dell’assenza della presunta parte offesa, nonostante la regolarità della notifica. “La droga non c’entra. Io gli ho solo prestato del denaro appena uscito dal carcere – ha detto il trentenne al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone – perché si trovava in grosse difficoltà economiche”. 

Al più esercizio arbitrario delle proprie ragioni, insomma, punibile su querela della persona offesa, con una multa fino a 516 euro. Si capisce, dunque, il perché sia indispensabile sentire la vittima.

Il trentenne è accusato non di lesioni, come si potrebbe immaginare, bensì di rapina, perché dopo l’aggressione è scappato col telefonino del ventenne che, refertato al pronto soccorso di Belcolle, se lì cavata con una prognosi di pochi giorni, avendo riportato solo ferite superficiali. 

Fatto sta che sia il pm Stefano D’Arma, sia il difensore Lorenzo Contucci, del foro di Roma, hanno chiesto per la prossima udienza l’accompagnamento coattivo da parte dei carabinieri del moldavo in aula. Richiesta accordata dal tribunale. 

Il ventenne sarà dunque accompagnato in aula dai carabinieri il prossimo 13 febbraio per sentire la sua versione dei fatti. E nello stesso giorno è prevista la sentenza. In caso di condanna, grazie al rito alternativo dell’abbreviato, il trentenne beneficerà dello sconto di un terzo della pena. 

31 gennaio, 2018

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