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Spettacolo - Mario Rosati sul set del film "Principe libero", dedicato al grande Faber - L'avvocato è il figlio del capitano dei carabinieri viterbese che indagò sul rapimento del cantautore

“Ho rivisto De André con mio padre Vincenzo…”

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Fabrizio De André con Rosati

Fabrizio De André con Vincenzo Rosati

Fabrizio De André con il capitano Vincenzo Rosati

Fabrizio De André con il capitano Vincenzo Rosati

Fabrizio De André a pesca con il capitano Vincenzo Rosati

Fabrizio De André a pesca con il capitano Vincenzo Rosati

Set del Principe libero - da sinistra: Ciro Esposito, Ennio Fantastichini e Mario Rosati

Set del Principe libero – Ciro Esposito, Ennio Fantastichini e Mario Rosati

Cartolina di Fabrizio De André al colonnello Vincenzo Rosati

Cartolina di De André al colonnello Rosati

Ciro Esposito con Mario Rosati e Valeria

Ciro Esposito con Mario Rosati e la compagna Valeria

Il set del biopic Principe libero, dedicato a Fabrizio De André

Il set del biopic Principe libero, dedicato a Fabrizio De André

Set del Principe libero - Mario Rosati con Ciro Esposito e gli altri "militari" della compagnia di Tempio Pausania

Set del Principe libero – Mario Rosati con Ciro Esposito e gli altri “militari” della compagnia di Tempio Pausania 

 

Mario Rosati con l'attore Ciro Esposito, che nel biopic interpreta il padre Vincenzo

Mario Rosati con l’attore Ciro Esposito, che nel biopic interpreta il padre Vincenzo

Viterbo – Anteprima nazionale al cinema per due soli giorni, il 24 e il 25 gennaio, per il biopic dedicato a Fabrizio De Andrè, in onda su Rai Uno il 12 e il 13 febbraio.

Si intitola “Principe libero” e tra i personaggi più rappresentativi della vita del poeta-cantore c’è anche l’ufficiale dei carabinieri viterbese diventato uno dei più grandi amici di De Andrè dopo il rapimento in Sardegna del 1979. 

Si tratta dell’allora capitano Vincenzo Rosati, originario di Grotte di Castro, all’epoca comandante della compagnia dei carabinieri di Tempio Pausania. 

Sul set il figlio oggi cinquantenne dell’ufficiale, l’avvocato viterbese Mario Rosati, anche lui sardo d’adozione. Alla vigilia della proiezione, racconta: “Mi hanno chiesto se avessi documenti e foto di mio padre e mi hanno invitato ad essere presente  sul set mentre venivano girate alcune scene, per me  è stato un grande onore e una grande emozione”.

“Sul set – dice – ho rivisto mio padre con Fabrizio De Andrè”.

Vincenzo Rosati, conosciuto nell’isola per aver coordinato e risolto, negli anni ’80, decine di indagini su sequestri di persona, è deceduto a 59 anni nella sua casa di Gradoli, il 21 giugno 1999, stroncato da un male incurabile nell’arco di appena due mesi.

Da due anni aveva lasciato la divisa per la politica, indicato dalla coalizione di centrosinistra a sindaco di Grotte di Castro. 

Sardo d’adozione, ebbe il suo primo incarico agli inizi degli anni ’70, quando venne mandato a comandare i carabinieri di Castelgandolfo, nella residenza papale. Poi la Gallura.

“Ho pianto due volte in vita mia – diceva Vincenzo Rosati – quando sono arrivato in Sardegna e quando l’ho dovuta lasciare”. 

“Il colonnello nemico numero uno dell’Anonima”, lo definiva l’Unione Sarda, annunciandone la morte. 

Una carriera brillante, la sua, segnata da importanti indagini, dal sequestro della coppia De Andrè-Ghezzi al mostro di Firenze; poi a Matera, contro le cosche calabro-siciliane, infine a Roma, ai servizi speciali del ministero dell’interno. 

“Il ruolo di mio padre è toccato all’attore Ciro Esposito che, devo dire, è stato bravissimo a impersonarlo, dopo avere parlato con me delle ore, avere guardato e riguardato le foto, studiato i documenti dell’epoca. Non ha tralasciato alcun particolare e quando l’ho visto interpretare ‘dal vivo’ delle scene ho capito quanto si fosse immedesimato”, dice Mario Rosati.

I trailer sono già usciti. Coprodotto da Rai Fiction e Bibi Film, il biopic è scritto da Francesca Serafini e Giordano Meacci e diretto da Luca Facchini, interpretato da Luca Marinelli (nel ruolo di Fabrizio De André), Valentina Bellé, Elena Radonicich, Davide Iacopini, Gianluca Gobbi e con la partecipazione straordinaria di Ennio Fantastichini. 

Fantastichini, in particolare, interpreta il professor Giuseppe De André, padre di Fabrizio e presidente dell’Eridania, che pagò il riscatto per la liberazione del figlio e della compagna.

“Principe libero” arriva sul grande e sul piccolo schermo in concomitanza con i due anniversari che ne racchiudono il viaggio: quello della scomparsa, l’11 gennaio 1999, e quello della nascita, il 18 febbraio 1940.

Dopo la liberazione e l’arresto dei sequestratori, tra De Andrè e Vincenzo Rosati nacque una profonda amicizia. Anche se Rosati non avrebbe condiviso la scelta di Fabrizio di non costituirsi parte civile nel processo a carico dei suoi sequestratori. 

L’amicizia suscitò un certo scalpore in alcuni ambienti. Un giornalista del Manifesto, in un’intervista, chiese a Fabrizio: “Ma come, in ‘Bocca di Rosa’ dici che ‘spesso gli sbirri e i carabinieri al loro dovere vengono meno…’ e poi sei diventato amico di uno di loro?”. “Ho conosciuto Vincenzo Rosati – rispose De Andrè – ed ho scoperto che è una persona eccezionale, piena di umanità. Cosa vuole che le dica? Ci sono anche carabinieri così. E io gli sono amico”. 

Nel 1981 Fabrizio regalò a Mario Rosati, adolescente, una sua chitarra spagnola, oggi esposta al bar Museum, sulla piazza principale di Tore Mandaresu.

Lo strumento – autenticato il 31 maggio 2003 dal notaio Paola Lanzillo di Ronciglione  – vale una fortuna. Un’altra chitarra di Faber è stata venduta all’asta per 168 milioni di lire.

Tuttavia Mario Rosati ha preferito lasciarla in Sardegna: “In fondo nel bar di Tore è come se fosse a casa mia ed è giusto che rimanga lì. Dopo il sequestro, tra Fabrizio e papà nacque una profonda amicizia. Al punto che i due venivano presi in giro dagli amici, sempre pronti a rinfacciare i versi di ‘Bocca di rosa’. Quelli che dicono il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri. E Faber a rispondere: ‘Lo sanno tutti che Vincenzo fa eccezione'”.

“La chitarra – ha sempre detto Rosati – è legata indissolubilmente alla vita e alla storia sarda di Fabrizio e di mio padre. Entrambi amavano la Sardegna e in particolare Tempio. Collocarla altrove significherebbe tradire la storia”.

Proprio davanti al bar c’è il municipio dove Fabrizio e Dori, dopo tanti anni di convivenza, il 7 dicembre dell’89 decisero di sposarsi.

“Nella vallata, ai piedi del Limbara, sull’Agnata era calata la nebbia – racconta Mario Rosati – i colori dell’autunno, che nel primo pomeriggio avevano stimolato i commenti incantati del mio maestro, erano scomparsi dietro un freddo e impenetrabile muro grigio. La stanza però era al caldo. Si stava bene. Per me ragazzino di 15 anni, stava per compiersi un fatto importante. Per oggi, disse il mio maestro, può bastare. Il capitano sta arrivando per riportarti a Tempio. Ci vediamo domani per un’altra lezione. Poi con aria indifferente, afferrò la sua chitarra, una classica Union spagnola con il manico in ebano. Prendila, disse porgendomela, da oggi è tua”.

Sono passati 36 anni. Il maestro era Fabrizio De Andrè, il capitano era Vincenzo Rosati.

Dopo il rapimento fra le due famiglie nacque una profonda amicizia fatta anche di piccoli gesti e cortesie come quella di Fabrizio che si propose come insegnante di chitarra del giovane rampollo della famiglia Rosati. 

Fabrizio De André e Dori Ghezzi avevano 39 e 31 anni quando furono rapiti, il 28 agosto 1979, mentre si trovavano nella loro fattoria “L’Agnata”, in Sardegna, a circa 15 chilometri da Tempio Pausania, dove risiedevano da un paio d’anni.

L’allarme venne dato alle 11,30 alla stazione dei carabinieri di Tempio Pausania dalla domestica, che aveva trovato la casa vuota. Dori Ghezzi fu la prima a tornare in libertà, la notte del 21 dicembre 1979, la sera seguente venne rilasciato anche il cantautore. 

Alcuni giorni dopo il rilascio dei due ostaggi, i carabinieri del capitano Vincenzo Rosati arrestarono tre persone: i fratelli Francesco Giuseppe e Dionisio Pasquale Pala e Graziano Antonio Porcu, tutti originari di Orune, in provincia di Nuoro, ma residenti a Tempio Pausania.

Un ulteriore colpo di scena è l’arresto a Radicofani, in Toscana, del veterinario Marco Cesari, dopo il versamento in banca di alcuni milioni provenienti dal riscatto.

Altre quattro persone furono arrestate a distanza di alcuni mesi. Si tratta di Giulio Carta, di Orune, di Salvatore Cerchi, commerciante di Sennori, di Salvatore Vargiu, allevatore e di Pietro Delogu, un macellaio di Pattada. Accusato di aver fatto parte della banda di sequestratori anche Martino Mureddu, latitante, pastore, residente a Radicofani.

Silvana Cortignani

15 gennaio, 2018

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