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Tribunale - Orte - Alla sbarra per tentato omicidio ed estorsione due donne - Per la difesa si tratta di uno scambio di persone

Lite fra lucciole per la piazzola

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Orte – (sil.co.) – Lucciole nigeriane e romene litigano per la piazzola, due giovani africane finiscono sotto processo per tentato omicidio e tentata estorsione.

Per la difesa potrebbe esserci stato uno scambio di persone: “Dove sta scritto che le imputate siano proprio le prostitute denunciate dalle romene?”. Il pm chiede l’assoluzione. 

Un processo che va avanti dal 2014 e che ieri sarebbe stato per l’ennesima volta rinviato, al 18 settembre, se gli stessi difensori non avessero sollecitato il collegio alla discussione.

I fatti risalgono all’ottobre 2011. Quattro lucciole, di diversa nazionalità, avrebbero preteso di esercitare in esclusiva la professione, su una delle tante piazzole della strada che collega Orte a Gallese. E siccome le nigeriane sarebbero arrivate prima, avrebbero preteso una sorta di affitto dalle ragazze dell’est europeo.

“Sono passati oltre sei anni e la mia assistita ha necessità che questo processo si chiuda al più presto, per motivi di lavoro”, ha sottolineato per primo ai giudici il noto avvocato d’origine somala Duale Douglas – difensore del presunto assassino di Ilaria Alpi – seguito a ruota dal collega.

Delle presunte parti offese, nel frattempo, si sono perse le tracce.

Una coppia di lucciole nigeriane avrebbe preteso 500 euro al giorno dalle colleghe romene per condividere il luogo di lavoro e, per convincerle a pagare, avrebbe minacciato con un coltello e con un ombrello le concorrenti, una delle quali minorenne, che hanno chiamato i carabinieri.

L’accusa di tentato omicidio intanto è venuta meno, non essendo stati mai ritrovati né l’ombrello, né il coltello. Le presunte vittime, inoltre, non si sono mai presentate in aula per raccontare la loro versione e riconoscere le imputate, rendendosi irreperibili. 

Impossibile anche acquisire la denuncia, dal momento che fu la prostituta  romena minorenne a tradurre la deposizione della connazionale maggiorenne che non parlava un parola d’italiano, e non un interprete come da regolamento. 

Nessuna certezza, oltretutto, che le attuali imputate, fermate non in flagranza, ma alla stazione di Orte, mentre si apprestavano a prendere il treno per Roma, fossero le presunte aguzzine indicate dalle vittime. 

Velocissima la requisitoria del sostituto procuratore Eliana Dolce, secondo la quale, non essendo emerse prove, le imputate devono essere prosciolte dall’unica accusa rimasta in piedi, quella di tentata estorsione. Arringhe lampo anche da parte delle difese, con gli avvocati che hanno caldeggiato l’assoluzione con formula piena. 

Ciononostante il collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone ha rinviato al 30 gennaio per la sentenza, dando tempo alle parti, se vogliono, di fare quel giorno ulteriori repliche.


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17 gennaio, 2018

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