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Viterbo - Proposta dalla maggioranza approvata a maggioranza in un'accesa direzione provinciale - Duro attacco di Panunzi

Raffaella Petrilli quarta candidata Pd in regione

di Giuseppe Ferlicca
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Politica - Pd - Giuseppe Fioroni con Enrico Panunzi

Politica – Pd – Giuseppe Fioroni con Enrico Panunzi

Luisa Ciambella e Andrea Egidi

Luisa Ciambella e Andrea Egidi

Viterbo - Pd - La direzione provinciale

Viterbo – Pd – La direzione provinciale

Viterbo - Pd - La direzione provinciale

Viterbo – Pd – La direzione provinciale

Viterbo - Pd - La direzione provinciale

Viterbo – Pd – La direzione provinciale

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Viterbo – Elezioni regionali, è Raffaella Petrilli, docente Unitus ed esperta in comunicazione, la quarta in lista a Viterbo per il Partito democratico.

Lo ha stabilito la direzione provinciale che ha di fatto certificato due nomi già noti e annunciati, Luisa Ciambella e Andrea Egidi, e uno scontato, l’uscente Enrico Panunzi che una parte dem avrebbe voluto in corsa nell’uninominale per la Camera. Ma essendo uscente, è a pieno titolo in lista per il secondo mandato con Zingaretti.

Il suo nome, come quello di Ciambella ed Egidi non è argomento del contendere, nonostante il tira e molla di questi giorni. Lo è il quarto, quello di Petrilli. Non lei, piuttosto il criterio con cui è stata scelta.

La minoranza avrebbe voluto qualcuno che rappresentasse quella parte Democratica. Non a caso, presenta un documento che nella valutazione dei governi nazionale e regionale ricalca in parte quello della maggioranza, ma poi vira decisamente nella richiesta di una diversa scelta nelle candidature e nella critica, forte, da parte di Manuela Benedetti, sulla gestione del partito.

Il quarto nome proposto è quello di Alessandra Mecocci.

Ma passa il documento della maggioranza, a maggioranza. Manca l’unanimità, con 35 sì e 28 no.

“La direzione provinciale – riporta il documento della maggioranza – dà un giudizio positivo del lavoro svolto dalle figure istituzionali uscenti, risorse per il territorio. Il Pd per vincere deve fare uno sforzo per mettere in campo i migliori”. Quindi la proposta dei quattro.

Più duro il passaggio di Manuela Benedetti, area Orlando del Pd. “Questo è l’ennesimo atto d’incapacità di trovare una sintesi con metà del partito – spiega Benedetti – ci sono state auto candidature senza esserci incontrati per discutere, si è voluto forzare. Un sistema per noi totalmente sbagliato”.

Quindi la quaterna di candidati alle regionali. Ci sono Panunzi, Egidi e Ciambella, cambia solo il quarto.

Benedetti propone anche un secondo documento per un coordinamento unitario della segreteria in questa fase elettorale. Idea che piace a Fioroni, da mettere in piedi una volta che il regionale avrà avallato le candidature.

Sono in molti a parlare, c’è anche Alessio Trani. Passato con la minoranza insieme ad altri: “Una decisione meditata a lungo e molto sofferta”. Si commuove, spiegando le ragioni. “È stato detto che fosse per le candidature, ma non c’entra niente”.

Quindi l’appello: “Per le regionali si faccia un passo indietro. La lista deve rappresentare tutti. Petrilli è una candidata degna, ma deve essere rappresentato il territorio e lei è del Pd di Roma”.

In sala non ci sono solo i circa sessanta rappresentanti della direzione. L’appuntamento è di quelli importanti. Al Salus Terme, tutto pieno, solo posti in piedi. In prima fila tra gli altri, Giuseppe Fioroni, subito dietro Alessandro Mazzoli. C’è pure Enrico Panunzi. Non ha un posto fisso. Un po’ si siede e poi si sposta. Da una parte all’altra. Saluta e parla con tutti. O quasi.

Quando sul finire prende il microfono, si fa sentire: “Non mi sono candidato, ho solo dato la mia disponibilità – dice Panunzi – ma di certo non ho mai lavorato per non far candidare qualcuno.Questa invece è una candidatura contro qualcuno. La  candidatura di Petrillo è virtuale. Contro una reale. Sarà una degna insegnante, ma chi la conosce?”. 

Un invito all’unità, ma non a tutti i costi, arriva da Giuseppe Fioroni, che chiude gli interventi. “Il primo rispetto è quello dei ruoli – osserva Fioroni – c’è chi vince e c’è chi perde, poi costruiamo le ragioni dell’unità. Ma se il gioco non lo capiamo, non sono disponibile a un’unità di facciata”.

Poi difende la scelta sulla quarta candidata. Di spessore. “In questi cinque anni – fa notare Fioroni – abbiamo scoperto così Riccardo Valentini. Non credo che sia un male se su una lista ci sono tre candidati espressione del partito ce ne sia una quarta dalla società civile, oltretutto con una certa qualifica”. E sul fronte dei numeri: “Se c’è una maggioranza, su quattro, sceglie due candidati – fa i conti Fioroni – uno l’opposizione e un quarto arriva dalla società civile. A me pare normale e mi sento onorato che lei si sia resa disponibile”. 

Prima del voto, qualche momento di tensione sui tempi. La direzione deve finire alle 20 o alle 21? L’assemblea decide per le 20,30. C’è chi rumoreggia. Non si può comprimere il dibattito. Vero, ma a una certa ora bisognerà pur andare a cena e poi, come fa notare Fioroni, chi è chiamato a esprimersi, deve sapere quando. La certezza del voto. Che c’è stata. Come c’è stato pure un seppur fugace e veloce scambio di battute tra Giuseppe Fioroni ed Enrico Panunzi.

Fuori dalla sala, al riparo o quasi da occhi indiscreti. Sembravano pure andare piuttosto d’accordo. Quasi d’accordo. Peccato che poi rientrando in sala non se le sono mandate a dire.

Giuseppe Ferlicca


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15 gennaio, 2018

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