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Viterbo - Consiglio comunale - Maggioranza senza numeri, ancora un nulla di fatto - Disattesi gli impegni presi in prefettura

Regolamento polizia locale, altro giro a vuoto

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo - Consiglio comunale

Viterbo – Consiglio comunale

Polizia locale

Polizia locale

Viterbo – Regolamento polizia locale, altro giro a vuoto.

Maggioranza senza numeri, tutto rinviato, per l’ennesima volta. Il provvedimento, partito dalla regione, andava approvato da tutti i comuni e riguarda uniformi, gradi, veicoli e strumenti di autotutela. Un passaggio importante, ma è passato un anno e a Viterbo è rimasto ancora lettera morta.

Non è bastato nemmeno l’intervento del prefetto Giovanni Bruno. Due incontri, impegni presi e disattesi.

Perché il consiglio comunale possa dare il via libera, servono 17 voti, che il centrosinistra non riesce ad avere e l’opposizione non è disposta a soccorrere una maggioranza in affanno.

“Non perché siano contrari – ci tengono a precisare Luigi Maria Buzzi e Claudio Ubertini (FdI) – anzi, concordiamo su tutto, uniformi, gradi e quanto altro”.

Quello su cui non concordano, è un passaggio della delibera con cui si dà il via libera al regolamento e al tempo stesso si rimette in discussione l’avanzamento di quattro agenti, stabilito a suo tempo, attraverso un provvedimento del dirigente. Attribuzione solo dei gradi, senza modifiche di natura economica.

La minoranza chiede di separare i destini dei due provvedimenti. Prima la revoca delle promozioni, poi il regolamento.

Per sbrogliare una situazione da caos stellare, il 20 dicembre in prefettura c’è stata una riunione, ma il 16 gennaio Giovanni Bruno è stato “costretto” a convocare di nuovo il comune con i rappresentanti sindacali. per capire come mai non era stato dato seguito a quanto concordato: “In merito al ritiro dei distintivi dei gradi – riporta il verbale della riunione – in attesa di recepire il nuovo regolamento regionale da parte del consiglio comunale”.

La dirigente Mara Ciambella ha dato la sua spiegazione: “Perché non è stata data indicazione politica”. Ciambella ha pure spiegato che la proposta di delibera del regolamento contiene l’azzeramento dei gradi concessi. Proprio quello che il centrodestra contesta, non volendolo votare contestualmente. Per la serie, chi ha deciso, revochi. Anche perché chi si vedrà togliere quanto attribuito, magari potrebbe non prenderla troppo bene e agire di conseguenza. Punto e a capo.

La discussione in prefettura, lo scorso 16 dicembre è stata: “Ampia e articolata”. Arrivando a una conclusione: revoca dello stato d’agitazione, a un patto: “Che sia emessa una determina dirigenziale di ritiro dei distintivi dei gradi attuali, subordinando l’efficacia della stessa a un’approvazione tempestiva del regolamento, entro trenta giorni”.

Alla fine: “La dottoressa Ciambella – è la chiusura del verbale – ritiene condivisibile la proposta”. Condivisibile al punto da sottoscrivere il verbale stesso, insieme ai sindacati e al prefetto.

Sarà stata pure d’accordo, ma del documento non c’è traccia. Tanto che in consiglio comunale, un perplesso Gianmaria Santucci (Fondazione) chiede lumi: “L’atto è stato fatto o no?”. Silenzio in sala. La risposta è no e Mara Ciambella non c’è. “È in malattia”. La giustificazione dall’assessore Maurizio Tofani. Ma qualcosa non torna.

“Dal comando – fa notare Ubertini (FdI) – sostengono che sia in servizio e lo era negli ultimi tre giorni”.

Poco cambia. La determina manca e il regolamento ancora una volta non è stato approvato. In prefettura portino pazienza. Potrebbe volerci ancora parecchio.

Giuseppe Ferlicca


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26 gennaio, 2018

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