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Viterbo - Le dichiarazioni del presidente Anpi Enrico Mezzetti alla commemorazione degli ebrei deportati e assassinati durante la guerra

“Sono stati gli italiani fascisti a deportare gli ebrei nei lager”

Viterbo - I ragazzi della Fantappie ricordano la Shoah

Viterbo – I ragazzi della Fantappie ricordano la Shoah

Viterbo - La città onora la Giornata della memoria

Viterbo – La città onora la Giornata della memoria

Viterbo - Enrico Mezzetti

Viterbo – Enrico Mezzetti

Viterbo - Leonardo Michelini e Maria Patrizia Gaddi

Viterbo – Leonardo Michelini e Maria Patrizia Gaddi

Viterbo - Giovanni Battista Sguario

Viterbo – Giovanni Battista Sguario

Viterbo - La città onora la Giornata della memoria

Viterbo – La città onora la Giornata della memoria

Viterbo - Le pietre d'inciampo in via della Verità 19

Viterbo – Le pietre d’inciampo in via della Verità 19

Viterbo - I documenti dei fascisti riguardanti gli ebrei viterbesi trovati in archivio da Sguario

Viterbo – I documenti dei fascisti riguardanti gli ebrei viterbesi trovati in archivio da Sguario

Viterbo - L'elenco degli ebrei viterbesi stilato dai fascisti

Viterbo – L’elenco degli ebrei viterbesi stilato dai fascisti

Viterbo - I documenti dei fascisti riguardanti gli ebrei viterbesi trovati in archivio da Sguario

Viterbo – I documenti dei fascisti riguardanti gli ebrei viterbesi trovati in archivio da Sguario

Viterbo - La scheda personale che gli ebrei erano costretti a compilare

Viterbo – La scheda personale che gli ebrei erano costretti a compilare

Viterbo – (dan.ca) – “Se la memoria non incide sul presente, allora la memoria non serve a niente. Gli italiani, in quel periodo, non sono stati affatto ‘brava gente’, ma in molti casi fascisti che hanno dato attuazione alle leggi razziali deportando altri italiani nei campi di concentramento e di sterminio”.

Fotoracconto: La città di Viterbo ricorda la Shoah

Sono parole di Enrico Mezzetti, presidente dell’associazione nazionale partigiani (Anpi) di Viterbo, intervenuto questa mattina alla deposizione di una corona di fiori in via della Verità 19 a Viterbo dove tra il 1943 e il 1944 vennero presi e deportati Emanuele Vittorio Anticoli nato nel 1885, arrestato il 3 marzo 1944 e deportato ad Auschwitz dove è stato assassinato il 23 maggio 1944. Letizia Anticoli, nata nel 1914, arrestata il 2 dicembre 1943 e deportata ad Auschwitz, morta a Mauthausen il 12 maggio 1945. Infine, Angelo Di Porto, nato nel 1909, arrestato il 2 dicembre 1943 e deportato ad Auschwitz, morto nel 1945.

Privati di tutti i loro diritti, deportati e sterminati assieme ad altre 12 milioni di persone solo perché di religione ebraica.

In memoria dei tre deportati viterbesi, nel 2015 sono state installate 3 “pietre d’inciampo” di fronte alla loro abitazione A pochi passi da Porta della Verità.

Presenti alla commemorazione anche il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, l’assessore comunale alla cultura, Antonio Delli Iaconi e la consigliera comunale Daniela Bizzarri.

Con loro la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Fantappie, Maria Patrizia Gaddi assieme ai ragazzi della scuola che hanno suonato alcuni brani della tradizione ebraica. Prima in piazza, poi nella palestra dell’istituto dove l’ex direttore della biblioteca comunale di Viterbo, Giovanni Battista Sguario, ha raccontato la storia della deportazione degli ebrei viterbesi grazie alle ricerche d’archivio che ha condotto nel corso degli anni.

“Quella di oggi – ha detto il sindaco Michelini – è una ricorrenza importante. Ricordiamo la shoah e l’80mo, quest’anno, delle leggi razziali. Le leggi razziali – ha sottolineato – sono state un momento di grande incoerenza rispetto agli ebrei che avevano combattuto per il risorgimento e nella prima guerra mondiale. ‘Separare gli ebrei dagli italiani’, come disse Mussolini, è un fatto gravissimo che gli italiani non accettarono”.

“Compito delle nuove generazioni è quello di crescere culturalmente per poter ragionare con la propria testa e capire fino in fondo il valore della diversità”, ha ricordato infine Gaddi agli studenti riuniti in palestra.

Le “pietre d’inciampo” sono un progetto artistico e memoriale dell’artista tedesco Gunter Demnig, che all’inizio degli anni ’90 si è posto l’obiettivo di installare una “pietra d’inciampo” in memoria di ogni persona perseguitata e deportata nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Il progetto, nato a Colonia in Germania, è entrato a far parte delle memorie nazionali di una ventina di Paesi europei.

Sì tratta di sampietrini che si distinguono da quelli comuni perché sulla superficie superiore, in ottone, sono incisi i dati biografici dei deportati. Nome e cognome, data di nascita, anno e luogo di deportazione, anno e luogo di morte. E vengono collocate davanti alle case dei deportati.

L’espressione “inciampo” va intesa in senso visivo. L’intento è quello di catturare l’attenzione di chi passa facendolo “inciampare nella memoria”.

Il progetto è arrivato in Italia grazie ad Adachiara Zevi dell’associazione ArteinMemoria. E a Viterbo grazie anche al Comune e all’Università degli studi della Tuscia.

In conclusione, un’annotazione. Siccome, come si dice, la madre dei cretini è sempre incinta, accanto alla porta da cui uscirono i tre viterbesi di religione ebraica deportati nei lager nazisti campeggia anche una scritta. Bella nera. “Curva nord”. Tanto, in tal caso, per ricordare che per alcuni fascismo, nazismo e sterminio sono stati invece solo un gioco da ragazzi.

Daniele Camilli

 

 

29 gennaio, 2018

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