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Battaglia elettorale - Politiche - Alessandro Mazzoli (Pd) risponde alla sollecitazione di Fortunato Mannino su lavoro, europa, fisco, sanità e welfare

“In 5 anni abbiamo fatto ripartire l’Italia, grave un ritorno al passato”

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con attenzione le riflessioni del segretario provinciale della Cisl di Viterbo, Fortunato Mannino, e raccolgo la sua sollecitazione a intervenire per offrire un contributo al dibattito della campagna elettorale per le elezioni politiche.

Condivido la ragione che ha spinto Mannino a porre l’attenzione su alcuni temi centrali e cioè che l’Italia ha bisogno di proposte programmatiche serie per affrontare le emergenze ancora aperte, liberando la discussione pubblica dalle bugie irrealizzabili e dai tentativi evidenti di fare semplicemente propaganda,senza porsi il problema della reale condizione di vita di milioni di italiani e della tenuta dei conti dello Stato.

A mio giudizio, ipotesi come Flat Tax, uscita dell’Italia dall’euro e reddito di cittadinanza, unite alla bufala dell’eliminazione di 400 leggi, rappresentano il modo più sbagliato e irresponsabile di affrontare i problemi veri della gente.

L’Italia ha bisogno di ben altro: di una proposta seria e realizzabile che la aiuti a uscire definitivamente dalla crisi. Nel 2013, tutti gli indicatori economici erano negativi e la disoccupazione aveva toccato la quota record del 13,5%. O

ggi, a distanza di 5 anni, la rotta è stata invertita: l’economia, seppure ancora timidamente, è tornata a crescere insieme alla propensione ai consumi e la disoccupazione è iniziata a calare. Tutto ciò grazie alle straordinarie risorse proprie dell’Italia e degli italiani (famiglie, imprese, lavoratori) che hanno affrontato sacrifici duri perché si potesse rialzare la testa.

Ma merito anche di scelte politiche lungimiranti, alcune delle quali non più rinviabili, che hanno ridato credibilità all’Italia e riaperto la strada della crescita. Ora su questa strada, però, bisogna continuare perché l’obiettivo da raggiungere è sì a portata di mano, ma il percorso è ancora lungo. Purtroppo, negli stessi anni in cui il Paese è uscito dalla fase più buia della crisi, sono aumentate le disuguaglianze tra gli italiani. La lotta alle disuguaglianze è quindi la vera priorità con cui dobbiamo misurarci perché un Paese diviso e frantumato cresce più lentamente e con un’enorme dispersione di risorse umane ed economiche. Si possono ridurre le disuguaglianze soltanto rimettendo al centro il lavoro, la creazione di lavoro, un lavoro dignitoso e di qualità. Solo così si può generare nuova ricchezza da redistribuire tra chi non ha ancora beneficiato della ripresa.

Dal febbraio 2014 a oggi abbiamo un milione di occupati in più, di cui più della metà con contratti a tempo indeterminato, il crollo delle false collaborazioni autonome a partita Iva, un sostegno al reddito per i disoccupati grazie alla Naspi e un sistema di misure nazionali di politiche attive del lavoro. Ma serve di più, a partire da maggiori incentivi per i contratti a tempo indeterminato. L’ultima legge di bilancio ha già previsto uno sconto contributivo strutturale del 50% per le nuove assunzioni a tempo indeterminato dei giovani e su questa strada dobbiamo continuare. Inoltre, serve l’adozione di un salario minimo garantito per tutti, perché non è civile che si lavori per una manciata di euro all’ora.

In secondo luogo, dobbiamo guardare alle famiglie e proponiamo di farlo con una misura fiscale unica che preveda 240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino a 18 anni e 80 euro per i figli fino a 26 anni. Oggi le mamme, dopo la fine della maternità obbligatoria, possono restare a casa con una retribuzione pari al 30% dello stipendio per 6 mesi. Questo beneficio spetterà, sotto forma di buono per le spese di cura, anche alle donne che tornano a lavorare.

In terzo luogo, va proseguita la lotta alla povertà assoluta. Dopo decenni di convegni in cui ci si lamentava che l’Italia era l’unico Paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere una misura strutturale di contrasto alla povertà, un reddito di ultima istanza sottoposto alla prova dei mezzi, i governi a guida Pd hanno finalmente colmato questa lacuna. A gennaio, il 60% degli aventi diritto aveva già fatto domanda (300 mila famiglie su 500 mila). Nel corso dell’anno, le famiglie che potranno beneficiare del reddito di inclusione arriveranno a 750 mila, per un totale di 2,5 milioni di persone (il 53% di tutte le persone in povertà assoluta). Il nostro impegno per i prossimi anni è di raddoppiare i fondi a disposizione per il reddito di inclusione, per raggiungere tutte le persone che vivono in condizione di povertà assoluta nel corso della prossima legislatura.

Giustamente, Mannino pone anche il problema delle imprese. In questa legislatura, molte delle misure approvate hanno offerto un sostegno nuovo e importante al sistema imprenditoriale italiano. Per la prossima legislatura è nostra intenzione completare la riduzione della pressione fiscale sulle imprese, grandi e piccole, portando l’aliquota Ires al 22% (l’abbiamo già portata dal 27,5% al 24%) e assicurando alle imprese individuali un’uguale tassazione attraverso l’introduzione dell’Iri con aliquota al 22%. Intendiamo creare inoltre anche un fondo di re-industrializzazione per assorbire gli shock della globalizzazione e del progresso tecnologico, razionalizzando i fondi esistenti e chiedendo anche una partecipazione alle imprese. Un fondo unico che accompagni imprese e lavoratori colpiti da un difficile sforzo di riconversione.

Sul fronte poi della sanità, con il governo Renzi prima e con quello Gentiloni poi si è tornati a investire. Penso al fondo sanitario che è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi e penso anche al grande risultato ottenuto con la definizione dei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) che garantiscono a tutti i cittadini oltre 100 prestazioni sanitarie in più. Inoltre, con l’ultima legge di bilancio, sono stati allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario. È necessario proseguire su questa strada in un settore delicato e fondamentale come quello della sanità: innovazione e cambiamento per aumentare l’offerta sanitaria ma anche per un uso più intelligente delle risorse che necessariamente dovranno essere garantite e incrementate.

Naturalmente ogni ipotesi di prospettiva positiva per l’Italia esiste soltanto dentro la cornice di un’Europa più forte politicamente e più in grado di rispondere alle esigenze di sviluppo e coesione sociale. Abbiamo combattuto, e continueremo a farlo, contro un’Europa fatta di vincoli e di impedimenti che in questi anni hanno appesantito enormemente il percorso di uscita dalla crisi. Anche per l’Europa la questione centrale deve essere il lavoro. La nostra Europa è quella di Ventotene, dove il sogno europeista venne rilanciato nel momento più buio della nostra storia. È l’Europa di Maastricht e degli sforzi fatti per arrivare alla moneta unica. Ed è l’Europa di Lisbona, una forza che prova a farsi Unione politica e dell’innovazione. Se molti cittadini europei hanno smarrito fiducia nell’Europa è perché l’hanno trovata troppe volte immobile di fronte alle grandi sfide dell’oggi. Serve invece un’Ue meno burocratica e più attenta ai diritti, piuttosto che ai vincoli.

Quelli che ho indicato sono sommariamente alcuni punti del programma del Pd e della coalizione di centrosinistra con cui sono candidato. Ci ho messo la faccia in questi anni di attività parlamentare e ce la metto adesso in questa campagna elettorale, convinto del fatto che l’unica cosa che non possiamo permetterci di fare nonostante tutte le difficoltà è tornare indietro rispetto ai risultati raggiunti. Prontissimo sempre a discutere di ciò che non va e di come correggere e migliorare, ma sarebbe davvero grave per l’Italia una battuta di arresto e un ritorno al passato. Chi ha davvero a cuore le difficoltà di tanti cittadini italiani non può e non deve permettersi il lusso della propaganda e della demagogia perché non sono mai servite a risolvere i problemi.

Alessandro Mazzoli
candidato del Pd al Senato


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11 febbraio, 2018

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