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Viterbo - Giuseppe Fioroni all'incontro con i simpatizzanti del Pd dopo il voto - Luisa Ciambella si scaglia contro la legge regionale: "La Tuscia è stata saccheggiata"

“La sconfitta? Tutta colpa di Panunzi…”

di Raffaele Strocchia
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Giuseppe Fioroni e Luisa Ciambella

Giuseppe Fioroni e Luisa Ciambella

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Luisa Ciambella

Luisa Ciambella

L'incontro di Luisa Ciambella e Giuseppe Fioroni dopo il voto del 4 marzo

L’incontro di Luisa Ciambella e Giuseppe Fioroni dopo il voto del 4 marzo

Luisa Ciambella all'incontro dopo il voto del 4 marzo

Luisa Ciambella all’incontro dopo il voto del 4 marzo

Giuseppe Fioroni all'incontro dopo il voto del 4 marzo

Giuseppe Fioroni all’incontro dopo il voto del 4 marzo

Luisa Ciambella all'incontro dopo il voto del 4 marzo

Luisa Ciambella all’incontro dopo il voto del 4 marzo

Luisa Ciambella e Giuseppe Fioroni all'incontro dopo il voto del 4 marzo

Luisa Ciambella e Giuseppe Fioroni all’incontro dopo il voto del 4 marzo

Viterbo – Standing ovation per Giuseppe Fioroni. I simpatizzanti del Pd al Balletti Park Hotel di San Martino si alzano in piedi quando l’esponente Dem prende la parola. “Sembra un commiato, eppure voglio continuare ad essere un problema per molti. Anche Renzi, con il quale ho avuto dibattiti ruvidi e chiari, ieri sera me lo ha detto. ‘Pè, vedo che non molli’. No, perché sono rimasto dell’idea di chi dice ‘Boia chi molla’”, scherza. Ma è solo la quiete dopo la tempesta, all’esito del voto del 4 marzo.


Multimedia: Gallery: L’incontro di Fioroni e Ciambella dopo il voto – video


“Anche alle politiche – esordisce Fioroni – avremmo potuto portare a casa lo stesso risultato delle regionali. Il 24,5%. Perché una corsa Panunzi-Fioroni, seppur difficile, l’avremmo sicuramente vinta, facendo aprire il paracadute”. E racconta un aneddoto. “La sera delle candidature Renzi mi ha chiamato all’una e trequarti. Mi ha detto che si era incasinato tutto e che c’era un problema: ‘Con il Pd al 23,5% c’è una tipologia di paracadute che funziona. Con il Pd sotto il 23,5% il paracadute non funziona. Vuoi che ti metta in un’altra regione e rinunci al collegio uninominale?’. Gli risposi, e la riposta ce l’ha ancora stampata in mente, che non avrei rinunciato all’uninominale di Viterbo, perché sono i topi a scappare quando la nave affonda. Chi crede di essere stato il capo di qualcosa nella propria terra, resta capo sia quando grandina sia quando nevica sia quando c’è il sole. E di questo tanti amici a livello nazionale me ne sono grati, anche perché dopo cinque legislature non mi viene il patema d’animo se non faccio la sesta”.

Fioroni ricorda. “La proposta che feci – dice – al mio amico Enrico Panunzi di candidarsi alla camera e io al senato fu presa come un reato di lesa maestà. Ma chi tanto ha avuto dal partito, quel tanto prima o poi deve ritornarlo. Sono felice che Panunzi faccia il consigliere regionale, e gli faccio gli auguri. Ma un conto è essere un ottimo amministratore, e un altro è essere un leader politico. Un leader politico, quando la battaglia è difficile, ci mette la faccia”.

L’ex ministro Dem auspica l’unità del Partito democratico, a partire da Viterbo e provincia. “Il Pd ha toccato il fondo – ammette Fioroni -, e se non vogliamo trovare il petrolio è necessario assumere un principio di responsabilità. Ovvero, non serve ricostruire le ragioni delle poltrone ma dello stare insieme. Il problema è come dare l’idea che il Pd, nel capoluogo, non sia rimasto la ditta di ieri. Altrimenti, per i prossimi dieci anni, sarà la ditta del sottoscala dei futuri governi locali”.

Fioroni non dimentica. “Il primo massacro di Leonardo Michelini – argomenta – è avvenuto per mano di una parte del Partito democratico. Ma in comune l’unico modo per provare a esserci con dignità e schiena dritta è avere la capacità di coinvolgere il mondo moderato, quei civici che per cinque anni sono stati bersagliati dalla miopia politica. Se qualcuno è felice che in questa provincia il Pd torni a essere il partito di centrosinistra che si accontenta del 10%, questo partito se lo costruisca. Perché sia io che il Pd nazionale non giocheremo. Le ragioni dell’unità non si costruiscono sulle poltrone, ma sulla politica. E nella Tuscia c’è bisogno di un Partito democratico che diventi attraente per il mondo moderato. Sennò non c’è prospettiva, e le prossime amministrative saranno un ulteriore bagno di sangue. Dalle inaugurazioni alle critiche, il centrodestra se la prende sempre con me, con Luisa Ciambella, con Michelini. Con gli altri (Panunzi, ndr) ci fa le foto e ci brinda. Insomma, attaccano i dannosi e stanno insieme agli inutili. E se gli altri non hanno già la valigia in mano è solo perché esisto io, perché esiste Ciambella, perché esistete voi”, dice Fioroni rivolgendosi a chi è in sala.

Quella sala che poco prima aveva ascoltato le parole di Luisa Ciambella. “È stata una tornata elettorale tremenda per il Pd, il cui simbolo è diventato un marchio d’infamia – racconta -. Dopo il voto, c’è stato un momento di sbandamento. E ho anche dovuto consolare invece che essere consolata, perché mi sono imbattuta in molte lacrime. Ma quella legge elettorale porcata che è il Rosatellum non ha messo l’elettore nella possibilità di poter scegliere il proprio candidato. E anche la legge regionale è stata un capolavoro – ironizza Ciambella, che è stata candidata come consigliera regionale -. Se prima eravamo ininfluenti ora siamo inesistenti, al di là del lavoro che facciamo. La Tuscia è stata saccheggiata, ma il nostro territorio deve avere la giusta rappresentanza. E perdere la rappresentanza del territorio in momenti così difficili vuol dire essere sconfitti in maniera poco dignitosa. Ma dobbiamo ammettere che la sconfitta è stata sonora anche perché abbiamo fatto degli errori, facendoci percepire dai cittadini come una casta”.

Raffaele Strocchia


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18 marzo, 2018

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