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Viterbo - L'animale, tenuto alla catena senza acqua e cibo, è stato salvato dal Nas dopo l'allarme lanciato da una vicina

Mozza le orecchie al cane, pastore a processo per maltrattamenti

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Mozza le orecchie al cane da pastore perché, secondo una leggenda popolare, così sente i rumori anche mentre dorme e protegge meglio il gregge. Non solo. Forse per farlo diventare più aggressivo, lo avrebbe tenuto tutto il giorno alla catena, lesinando sia il cibo che l’acqua a un povero pastore maremmano abruzzese, salvato grazie a una vicina che, nutrendo e dissetando di nascosto l’animale, ha anche dato l’allarme ai volontari delle guardie zoofile.

Sono state le guardie zoofile, dopo una serie di sopralluoghi, a chiedere l’intervento dei Nas dei carabinieri, i quali, dopo avere sequestrato e posto in salvo la bestiola, affidata alle cure dei veterinari della Asl, hanno denunciato a piede libero il proprietario per maltrattamenti agli animali. 

Sul banco degli imputati è finito un pastore sardo che all’epoca dei fatti, nel 2014, allevava ovini in alcuni terreni da pascolo presi in affitto nelle campagne tra Grotte Santo Stefano e Vitorchiano.

L’uomo è sotto processo davanti al giudice Giacomo Autizi, cui deve rispondere del reato previsto dall’articolo 544 ter del codice penale: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5mila a 30mila euro. 

“In base alla segnalazione, il cane veniva tenuto anche due mesi senza acqua – ha spiegato al giudice una delle guardie zoofile che hanno seguito il caso – noi allora abbiamo fatto diversi sopralluoghi, recandoci sul posto tre volte al giorno, la mattina, a pranzo e la sera, e trovandolo sempre legato. Il maremmano aveva inoltre le orecchie mozzate, come fanno i pastori perché possano sentire i rumori anche quando dormono, avendo le orecchie ‘aperte’, secondo una credenza popolare che non ha alcun riscontro nella vita reale. Motivi questi per cui abbiamo allertato i Nas dei carabinieri che hanno provveduto al resto, identificando il proprietario e sequestrando l’animale”. 

L’imputato, convocato in caserma dal Nas per il sopralluogo, avrebbe fatto slegare il cane: “Davanti ai carabinieri, ha chiamato al telefono qualcuno, parlando in sardo stretto – ha detto il teste – e guarda caso, quando siamo arrivati in campagna, sul posto c’era già un suo dipendente e il cane non era incatenato”. 

Il giudice, su richiesta del pm, ha acquisito nel fascicolo i referti delle visite dei veterinari della Asl e anche quelli relativi alle orecchie mozzate. Il processo riprenderà l’11 ottobre per sentire gli ultimi testimoni. 

Silvana Cortignani

13 marzo, 2018

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