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Cassazione - Tentato sabotaggio treni a Orte - Viene meno l'accusa di attentato ai trasporti pubblici - Annullata la condanna di Settepani, tre anni a Stefani, due anni e mezzo a Del Moro, Cospito e Beniamino

Sventato attentato alla ferrovia, condannati quattro anarchici

di Silvana Cortignani

Orte - Stazione

Orte – Stazione

Roma – Tentato sabotaggio della linea ferroviaria Orte-Ancona, condannati in via definitiva quattro anarchici su cinque. Quattro condanne confermate e una annullata. Sono il bilancio del ricorso in cassazione di cinque anarchici, due dei quali ritenuti responsabili e tre istigatori dell’attentato sventato dai carabinieri di Orte la notte tra il 26 e il 27 marzo 2008.

Contro le sentenze di condanna inflitte in appello il 29 giugno 2015, hanno presentato ricorso i due presunti autori materiali del tentato sabotaggio. Sono i due giovani che, dieci anni fa, furono fermati a bordo di un’auto rubata dai carabinieri di Orte: Sergio Maria Stefani (36enne di Roma) e Alessandro Settepani (32enne di Orvieto). Per entrambi è venuta meno l’accusa di attentato ai trasporti pubblici. Annullata la condanna a un anno e mezzo in appello di Settepani, già assolto in primo grado, mentre Stefani  – condannato a quattro anni in appello anche per il tentato sabotaggio – è stato condannato a tre anni per il solo furto della vettura, contro i tre anni e tre mesi del primo grado. 

Condanne confermate, ma pene ridotte da tre anni a due anni e mezzo, per Stefano Del Moro, (41enne di Roma), Anna Beniamino (48enne di Sanremo) e Alfredo Cospito (51enne di Pescara). Sono gli altri tre anarchici coinvolti nelle indagini, accusati di istigazione a delinquere per un manifesto clandestino, 51 copie del quale rinvenute a Viterbo: si tratta di “kno3-foglio anarchico rivoluzionario 0 numero 0”, nel cui testo vengono espressi concetti in cui si istiga la commissione di delitti non colposi contro la personalità internazionale ed interna dello stato.

Stefani e Settepani furono fermati a Orte, dopo un inseguimento mentre erano a bordo di una Lancia Y rubata, nei pressi dei binari della linea ferroviaria Orte-Ancona. Secondo l’accusa,  stavano per apporre sul cavo conduttore dell’elettricità dei ganci sabotatori predisposti allo scopo, seguendo fedelmente le modalità illustrate nel manuale anarco-insurrezionalista “Ad ognuno il suo. 1000 modi per sabotare questo mondo”. 

Quando vennero fermati da una pattuglia dei carabinieri di Orte, procedevano molto lentamente nel tratto in cui la statale scorre parallela alla linea ferroviaria Orte-Ancona. Il conducente era Stefani, Settepani invece era seduto accanto, con ai suoi piedi due ganci artigianali sporchi di grasso, con un uncino di circa 15 centimetri. Nel bagagliaio ce n’erano altri due. E poi due cacciaviti, un coltello, un rotolo adesivo, altri due ganci, un marsupio con chiavi, un copricapo nero, un opuscolo con gli orari dei treni in vigore e un fogliettino con due telefoni cellulari. Loro erano vestiti di nero, per gli inquirenti pronti a passare all’azione.

Quella sera furono entrambi rilasciati e denunciati a piede libero, per non compromettere l’indagine che nel luglio del 2009 è sfociata nell’arresto di Stefani e Settepani con l’accusa di aver tentato di sabotare la linea ferroviaria Orte Ancona, nonché nella perquisizione di altre 32 persone in tutta Italia, di cui 10 in Umbria.

Per undici indagati venne poi chiesto il rinvio a giudizio. Otto sono stati processati e assolti quasi tutti in primo grado. I gradi di merito hanno liberato dall’accusa più grave, ossia quella di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, tutti gli imputati, avendo sì le emergenze istruttorie confermato l’esistenza di costanti contatti tra gli imputati ed anche altri soggetti, ma non tali da dimostrare un comune intento criminoso.

“In definitiva – si legge nella sentenza della cassazione pubblicata lo scorso 14 febbraio – è mancata la prova di un’organizzazione con ruoli ben definiti finalizzata a mettere in atto un programma criminoso”.

Si sarebbe trattato di una rete di contatti tra soggetti che organizzavano manifestazioni, dibattiti, studi, librerie anarchiche e che si accordavano per partecipare a manifestazioni: attività che si sarebbero collocate, tutte, nell’ambito di una pubblica e lecita attività di proselitismo e divulgazione dell’ideologia anarchica. 

Silvana Cortignani

12 marzo, 2018

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