Capranica – “Ti faccio trovare morta in un lago di sangue, ti sfregio con l’acido”. A dirlo alla sua ex sarebbe stato un ragazzo appena venticinquenne, originario di Ronciglione, con cui la presunta vittima, una ragazza poco più che ventenne di Capranica, ha avuto una relazione di sei anni finita nell’estate 2017.
Sei mesi fa è stato arrestato per stalking e si trova tuttora ai domiciliari.
Oltre che la ex, avrebbe minacciato di morte anche un’amica e l’ex suocera, una 56enne, sentite entrambe ieri come testimoni.
“Inizialmente andava tutto bene, ma dopo un anno e mezzo, lui ha preso a ingiuriarla pesantemente, anche davanti a noi, per cui non l’ho più voluto in casa, pur sapendo che mia figlia continuava a vederlo di nascosto”, ha raccontato ieri la madre della vittima al giudice Giacomo Autizi. La figlia, nel frattempo, si è costituita parte civile al processo.
A peggiorare la situazione,nel 2015, l’arresto per droga dell’imputato, finito ai domiciliari per spaccio nell’ambito dell’operazione Tsunami, una delle più imponenti retate antidroga degli ultimi anni nella Tuscia. “L’abbiamo saputo dai giornali”, ha sottolineato la madre.
Un’escalation di violenza: “Una volta, un paio di anni fa, è venuto sotto casa con una zappa e ci ha distrutto uno scalino, poi ha preso a insultare mia figlia e tutta la nostra famiglia, facendo accorrere tutto il vicinato”.
Su tutto le minacce di morte, che si sarebbero moltiplicate nell’estate 2017, dopo che la ventenne lo ha lasciato.
“L’abbiamo portata per qualche giorno in vacanza a casa di parenti a Civitavecchia, ma la settimana al mare si è trasformata in un incubo, con telefonate, messaggi scritti e vocali su whatsapp a tutte le ore, mentre eravamo tutti insieme in spiaggia, del tipo ‘ti faccio trovare morta in un lago di sangue’ oppure ‘ ti sfregio con l’acido’“, ha proseguito la donna.
“Siete tre puttane”, avrebbe detto invece alla ex e alle due amiche che le sono state vicine quando si è decisa a mollarlo, una delle quali, appena 22enne, è stata sentita in aula. “Dava a noi la colpa. A me diceva ‘tanto te la faccio pagare’, ‘ ti ammazzo’, ‘ti faccio saltare il negozio’, ‘ti faccio trovare la macchina su quattro blocchetti’. E in più minacce a mia madre e ai miei fratelli più piccoli”.
Dopo sei mesi, il difensore Giovanni Labate ha provato a chiedere una revoca della misura di custodia cautelare, in scadenza il prossimo aprile, per consentire al giovane di lavorare, trovando però l’opposizione sia dell’accusa che dell’avvocato di parte civile. Si vedrà dopo la sentenza, fissata per il prossimo 5 aprile.
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