Viterbo – (r.s.) – Francesco Serra non ha dubbi. In vista delle comunali del 10 giugno. “Il Partito democratico deve strutturare prima una coalizione e poi trovare il candidato sindaco. Solo così – dice – il centrosinistra può sperare di vincere, altrimenti la sconfitta sarà netta”.
Serra, come pensa che dovrà essere composta questa coalizione?
“Da liste civiche, movimenti, associazioni e tutte quelle realtà che già ruotano intorno al Pd. E movimenti civici che sarebbero disponibili a creare una coalizione di centrosinistra ci sono, anche se in alcuni casi hanno già scelto il proprio candidato. Ora il partito sta facendo il percorso a ritroso. Ovvero, sta cercando un nome prima di strutturare la coalizione. Ma poi sarà difficile aprirsi a liste civiche, a movimenti e ad associazioni. E la sconfitta sarà netta, perché il Pd può puntare a vincere solo con una colazione. L’obiettivo è il ballottaggio, e non quei tre o quattro posti in consiglio comunale. Dobbiamo cambiare passo”.
E come?
“Azzerando tutto. Come candidato sindaco avevo dato la mia disponibilità, se ci fossero state le condizioni… Ma non avrei mai voluto innescare quel meccanismo di competizione che invece si è creato, con la maggioranza del partito che ha individuato una sua figura. La famosa assessora autorevole, della giunta Michelini e di alto profilo. Una descrizione che mi sembra corrispondere chiaramente a quella di Luisa Ciambella, anche se il suo nome non è mai stato fatto. O almeno, non apertamente. A questo identikit si è poi aggiunta una consultazione online degli iscritti al partito… Insomma, se la mia candidatura si deve ridurre a uno scontro interno, mi rito fuori. Perché non voglio né voglio partecipare a lotte intestine. Se la competizione si è innescata la voglio disinnescare. Voglio rasserenare l’ambiente intero del partito, e dare modo alla candidata della maggioranza di riflettere. Oltre a me e a lei, possono essere individuate anche altre figure. Sia fuori che dentro al Pd. Figure che possano avere una maggioranza più ampia”.
Ai suoi ha già annunciato questo passo indietro?
“Lo farò oggi in direzione, quando a tutto il partito dirò di trovare prima una colazione e poi il candidato. Che posso comunque essere io, la Ciambella o un terzo. Un candidato che però non sia di rottura. Io un elemento di rottura non voglio esserlo, e per questo mi tiro fuori. Per rasserenare il clima e avere un nome maggiormente condiviso, alla cui scelta devono partecipare anche altre forze. E spero che questo passo indietro lo faccia anche la candidata della maggioranza, perché lo spirito delle comunali deve essere quello delle regionali. L’unità, e non quello di una corrida”.
E secondo lei, dalla maggioranza, questo dietrofront ci sarà?
“Non credo ma lo auspico, perché al Pd serve una candidatura più unitaria possibile”.
Ma se l’altra ala del partito non volesse azzerare i giochi, appoggerete il suo candidato?
“Non lo so, si vedrà. Molto probabilmente sì, ma ingoiando un gran rospo…”.
Com’è l’aria nel partito?
“Sospesa, ma non ci sono coltelli lunghi e affilati. Un’aria comunque non buona per affrontare una battaglia alle comunali. Anche perché nel Pd non si sta parlando della città né ci sono state discussioni sugli ultimi cinque anni di governo. Lati positivi, negativi, colpe… Ma questi aspetti sono fondamentali”.
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