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Cronaca - Secondo il rapporto 2018 Mafie nel Lazio - La provincia attraversata anche dal narcotraffico che porta a Roma

“Camorra e ‘ndrangheta nei settori finanziari, appalti e rifiuti del Viterbese”

La presentazione del terzo rapporto Mafie nel Lazio

La presentazione del terzo rapporto Mafie nel Lazio

La Dia - Direzione investigativa antimafia

La Dia – Direzione investigativa antimafia

La droga sequestrata nel Lazio nel 2017

La droga sequestrata nel Lazio nel 2017

La droga sequestrata nel Lazio nel 2017

La droga sequestrata nel Lazio nel 2017

Viterbo – “Il Viterbese, un luogo di dimora privilegiato per latitanti, ex collaboratori di giustizia fuoriusciti dal programma di protezione o altri soggetti con precedenti penali. Il Viterbese, rappresenta una sorta di camera di compensazione delle mafie nel Lazio. Un luogo dove le mafie si nascondono”. Lo scrive l’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della regione Lazio nel terzo rapporto, quello del 2018, Mafie nel Lazio, presentato ieri.

“La geografia criminale delle province del nord del Lazio (Rieti e Viterbo) presenta un quadro variegato – sottolinea il report -, con aree in cui l’insediamento mafioso assume forme embrionali e territori caratterizzati invece da accordi criminali che incidono sul piano delle attività economiche, di tipo legale. Qui, scrivono i magistrati della Dna, si ‘segnalano presenza sporadiche di soggetti riconducibili prevalentemente a gruppi di ‘ndrangheta e camorra. Risultano interessati i settori finanziari, appalti pubblici e ciclo di rifiuti. Negli ultimi anni la moltiplicazione degli sportelli bancari e alcuni sequestri di beni immobili e attività economiche indicano il rischio che si tratti di un primo stadio per successive espansioni’. Per Viterbo, i consiglieri della Dna scrivono che ‘per fattori legati alla realtà produttiva e per la posizione geografica, rimane avulsa da penetranti infiltrazioni della criminalità organizzata. Nonostante la presenza di soggetti contigui alla stessa’”.

Le province di Viterbo e Rieti “non sono isole felici”, evidenzia il rapporto Mafie nel Lazio. “Alcuni elementi che emergono dalle carte giudiziarie consultate e prodotte dalle diverse procure ordinarie del Lazio, lasciano intravedere un ruolo secondario ma non meno importante delle presenze mafiose che vivono o investono capitali in queste due cittadine del nord della regione – scrive l’Osservatorio -. Terra di riciclaggio di denaro e di affari che si muovono sulla rotta delle limitrofe regioni come la Toscana e l’Umbria, Viterbo in particolare è uno scrigno di occasioni, anche criminali, ancora tutto da decifrare. Se c’è un rischio per la provincia di Viterbo, arriva certamente dalle cosche calabresi che hanno da sempre sforato questo territorio, intuito le tante ricchezze che possiede. Non ultime quelle che riguardano il patrimonio culturale e artistico e la posizione ottimale dalla quale collegare il sud, con il centro e con le piazze del nord Italia”.

Secondo il report, “la provincia di Viterbo è attraversata anche dalle rotte del narcotraffico che portano dritte ai quartieri romani. La droga che va e rientra dal centro Italia, compresa la vicina Umbria, interessa le due province ‘silenziose’ (Viterbo e Rieti, ndr) che sono state scelte da tempo come luogo di transito più sicuro, al riparo dalla pressione investigativa presente nella Capitale e nel basso Lazio”.

Dal rapporto Mafie nel Lazio, che cita dati della polizia di stato, emerge che nel 2017 nel Viterbese sono stati sequestrati 154,582 chili di stupefacenti. In ben 172 operazioni antidroga, che hanno portato all’arresto di 157 persone. In tutta la regione, i chili di sostanze sequestrate sono 7882,192 (7016,701 solo nella Capitale). In 3mila 478 operazioni (2915 solo a Roma), che hanno portato all’arresto di 3mila 775 persone (3226 solo nella Capitale).

24 aprile, 2018

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