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Elezioni comunali - La minoranza abbandona i lavori e accusa la maggioranza d'avere voluto la rottura

Ciambella candidata sindaca spacca il Pd

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Giuseppe Fioroni e Luisa Ciambella

Giuseppe Fioroni e Luisa Ciambella

Francesco Serra

Francesco Serra

Viterbo – (g.f.) – Il Pd trova un candidato sindaco, ma perde un pezzo di partito. Luisa Ciambella ottiene il 97,9% delle preferenze tra gli iscritti di Viterbo, ma non riceve l’applauso dell’area panunziana, che ieri sera ha abbandonato la direzione comunale. Senza votare. In netto dissenso con il metodo portato avanti.

Una rottura pesante, una spaccatura i cui effetti sono ancora difficili da valutare.

Da una parte le percentuali bulgare ottenute da Ciambella e dall’altra un pezzo importante del Pd, che ha come riferimento un consigliere e un assessore regionale, al momento le cariche più importanti dei Dem viterbesi, si sente escluso, messo da parte e non ci sta.

“Appare evidente – riporta il documento letto ieri sera in direzione prima di lasciare i lavori – come la maggioranza abbia deciso fin dal principio di andare avanti da sola e a prescindere da tutto. A questo punto lo faccia pure, ma sapendo che si assume interamente la responsabilità della rottura del Partito democratico. Per queste ragioni, abbiamo deciso di abbandonare i lavori della direzione dell’unione comunale e non partecipare al voto”. Che ha incoronato Luisa Ciambella candidata sindaco Pd secondo gli iscritti.

Di 470, ha votato oltre il 71%, come riporta il documento approvato. “Il 97,9% sono state a favore di Luisa Ciambella, 1,27% a favore di Francesco Serra, una espressione, lo 0,30% è risultata neutra”. Chi se lo sarebbe mai aspettato, Ciambella così popolare, Serra così marginale. Risultato sorprendente.

La minoranza qualcosa sul metodo della consultazione, ce l’ha. Bollata come una pioggia di sms e mail senza garanzie. “Le consultazioni degli ultimissimi giorni – fanno sapere – sono state una scelta improvvisata e portata avanti senza alcun criterio comprensibile e senza un percorso condiviso che consentisse realmente ai nostri iscritti di sapere su che cosa ci si pronunciasse.

Se si vogliono coinvolgere gli iscritti, lo si decide in un organismo dirigente, insediando una commissione di garanzia che sovrintende le operazioni di voto, per garantirne l’espressione e la riservatezza e non si inscena invece, come è stato fatto, una pioggia di mail e sms senza garanzie. Non è così che funziona un partito”.

Altro avrebbe dovuto essere il percorso, Francesco Serra lo aveva spiegato. Pronto a farsi da parte, per parlare prima di coalizione e poi di candidati. Di fronte a un muro, il suo nome è stato ritirato. Resta Ciambella. Che ci tiene a far sapere come il suo nome sia una proposta per la coalizione. Non ancora il candidato vero e proprio.

Moderati e riformisti, Psi, Michelini e dintorni, Centro solidale e altri raggruppamenti potrebbero offrire un’alternativa alla proposta del Partito democratico. In teoria tutto può essere, nella pratica Ciambella è la candidata sindaca.

Il documento approvato dalla maggioranza chiama in causa il presidente della regione Zingaretti, il buon lavoro di Michelini sindaco e pure, con una punta d’ironia, la neo assessora Alessandra Troncarelli. Gli estensori si dicono fortunati d’averla in giunta regionale.

“La direzione è convinta che il risultato sarà incrementato dalla condivisione delle alleanze e dall’apporto che deriverà dalla fortuna di avere l’assessore regionale Troncarelli, che Zingaretti ha scelto dalla giunta Michelini e dal consigliere regionale Panunzi”. Che fortuna.

Ma da quelle parti non sono proprio sereni. Temono qualcosa. “Il Pd viterbese – si legge ancora nel documento – rivolge al presidente Zingaretti, candidato alla segreteria nazionale del Pd, un accorato appello perché questa volta, ancora di più, si impegni e lavori per garantire nel rispetto delle indicazioni del territorio, l’unità del Pd viterbese non consentendo ad alcuno furbizie e fughe, il centrosinistra è uno a Viterbo come a Roma”. Zingaretti si dia da fare e chiuda tutte le porte del Pd, per non far uscire nessuno e mantenere l’unità del partito. La loro, s’intende.

Poi, si chiede al segretario regionale Melilli di vigilare per impedire che all’interno del Pd si possano creare fratture in modo artificioso. Questo però, ascoltando le ragioni della minoranza sulla direzione di ieri sera, sembra un auto suggerimento. Non seguito.

Hai voglia ad appellarsi a Zingaretti o Melilli, la rottura c’è stata. Ma si fa finta di nulla. Basta sapersela raccontare.

La minoranza accusa gli altri di avere imposto la logica del prendere o lasciare, di non avere nessuna volontà di unire, e dall’altra parte, Luisa Ciambella vede le consultazioni per la scelta del candidato sindaco: “Una vera festa della democrazia partecipata”.

La minoranza parla di totale assenza d’ascolto e Ciambella sostiene, invece, di sentirci benissimo.  “Gli iscritti non si sono limitati a scegliere un nome – dice nella dichiarazione rilasciata dopo l’incontro – ma nella stragrande maggioranza dei casi, hanno motivato la loro scelta e credo che le parole chiavi che sono emerse e che continueranno a caratterizzare il mio lavoro sono: capacità di ascolto e dialogo con tutti, umiltà e concretezza”.

Oltre a uno spiccato senso della realtà, per com’è finita ieri sera la riunione.


Articoli: “Il 97,9% degli iscritti ha scelto Luisa Ciambella come candidata sindaca” – Ciambella: “Sono onorata di rappresentare il Pd…” – La minoranza: “La maggioranza decide da sola, noi abbandoniamo i lavori…”


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24 aprile, 2018

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