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Fatture tarocche - Parla l'ispettore di polizia giudiziaria che ha svolto le indagini - Gianlorenzo si difende in aula - Testi i fratelli Torelli di Blera

“Falso il voucher con cui si insinuava che Battistoni avesse l’amante”

di Silvana Cortignani

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo all’udienza di ieri del processo per le fatture tarocche 

Franco Fiorito

Franco Fiorito

Viterbo – Spese pazze in regione, sempre più nel vivo il processo a Gianlorenzo e Fiorito per le fatture tarocche pubblicate a settembre 2012, poco prima delle dimissioni della giunta Polverini, nel pieno dello scandalo politico che coinvolse la Pisana, ribattezzato “Rimborsopoli” dalla stampa. 

Il tentativo di infangare l’attuale senatore di FdI Francesco Battistoni dicendo che aveva l’amante; la presunta cena a base di ostriche per 120 persone in un ristorante di Capodimonte; le false fatture per finanziamenti di migliaia e migliaia di euro a una fondazione culturale da parte del Pdl. Sono gli ingredienti dell’udienza di ieri del processo per calunnia e diffamazione contro l’ex capogruppo regionale del centrodestra Franco Fiorito, detto “Er Batman”, e solo per diffamazione contro il cronista viterbese Paolo Gianlorenzo.

Con Gianlorenzo che ha rilasciato spontanee dichiarazioni davanti al giudice Giacomo Autizi, per le quali il pm Massimiliano Siddi gli ha ricordato che si prendeva le sue responsabilità quando ha definito come “intimidatorio” il modo di fare della polizia giudiziaria che nel settembre 2012 “ha fatto irruzione nella mia redazione, mettendo a soqquadro tutto durante la perquisizione e sequestrando non solo il ‘dossier Fiorito’ ma anche i miei pc e i telefoni cellulari”.

“Un tentativo di intimidire la stampa che si procura i documenti prima di pubblicare, credo che per un giornalista non sia una cosa decorosa. In Italia la libertà du sampa è diventata un’opinione. Loro sapevano già quali erano le polpette avvelenate”, ha detto Gianlorenzo, difeso da Franco Taurchini.

Un sipario nell’ambito della più ampia udienza nel corso della quale sono stati sentiti cinque testimoni, tra i quali le segretarie dell’allora assessora regionale Birindelli e i fratelli Massimo e Luca Torelli, il primo all’epoca capogruppo di minoranza al comune di Blera e il secondo presidente dell’università agraria di Blera, che chiesero acceso alle fatture di Fiera Cavalli 2010, finite nel dossier Fiorito, per capire il perché dell’incremento di spessa di 40mila euro, l’anno successivo, a carico della pubblica amministrazione.

Luca Torelli, in particolare, aveva rapporti con l’allora assessora regionale all’agricoltura Angela Birindelli, del tutto estranea, secondo i testi, alla vicenda. “Trovammo delle cose poco chiare e pensammo di interessare la corte dei conti, poi non se ne fece niente – ha spiegato Luca Torelli – tra queste le spese per i biglietti aerei di Battistoni e altre persone che erano con lui, che il comune ha ritenuto di pagare”. 

Parti civili, con l’avvocato Enrico Valentini, Battistoni e Erica Antonelli, la storica segretaria, finita anche lei nel tritacarne. “Oltre alle fatture risultate tarocche, sul sito di Gianlorenzo era stato pubblicato anche un voucher di un’agenzia di viaggia dal quale risultava la prenotazione di una stanza matrimoniale a Torino per la Fiera del Gusto a nome di Battistoni e della segretaria, insinuando che fossero amanti, quando in realtà abbiamo scoperto che l’originale era per due stanze distinte e peraltro quella trasferta non fu mai fatta”, ha spiegato l’ispettore superiore Secondiano Veruschi, del nucleo della polstrada della polizia giudiziaria, che ha indagato sul ramo viterbese della vicenda “dossier Fiorito”,  consegnato a quattro testate nazionali (Il Messaggero, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e La Repubblica).

“Il dossier era composto da due fascicoli, uno interamente dedicato a Battistoni, quello in possesso di Gianlorenzo contrassegnato con una ‘ics’,  ma i contenuti cambiavano a seconda delle testate. Gianlorenzo li ha avuti tramite un suo collaboratore, cui li ha consegnati a Roma l’autista di Fiorito”, ha spiegato il teste. 

“Per quanto riguarda la cena, non poteva essere per 120 persone, perché il locale di Capodimonte ne può ospitare al massimo 60-70, e pure l’importo era gonfiato. In merito alla fondazione, le uniche due fatture vere erano per un ammontare complessivo di circa 8mila euro, ma ce n’erano altre false per 50-60mila euro di finanziamenti dal Pdl”, ha proseguito. 

“Erano documenti creati ex novo sul canovaccio degli originali”, ha convenuto il pm Siddi col professor Carlo Taormina, difensore di Fiorito, che come le altre volte non si è presentato al tribunale. Questo, secondo Taormina, per dire che non erano un falso. 

L’8 ottobre la prossima udienza, quando saranno sentiti la commercialista di Vitorchiano che teneva i conti della fondazione, l’autista di Fiorito e il redattore di Gianlorenzo inviato a Roma a ritirare il dossier. 

Silvana Cortignani

 

 

 


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20 aprile, 2018

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