Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho riflettuto a lungo se fosse giusto, e utile al Partito democratico, pubblicare questo mio contributo.
Scrivo, infine, perché credo che, nel momento che viviamo, la cosa più dannosa, a livello nazionale come nel comune di Viterbo, sia non comprendere quello sta succedendo.
Non capire quello che sta succedendo, nonostante accada con il fragore e l’energia di 100 terremoti.
Che stanno terremotando la politica italiana dalle sue fondamenta, dalla sostanza della rappresentanza fino al rapporto tra il cittadino e le istituzioni.
Da iscritto, e da dirigente del partito democratico della Tuscia non ho ancora avuto la possibilità di discutere e ragionare sull’ultimo voto; né nel mio circolo, né in seno agli organismi dirigenti, espropriati senza un fiato da segretari e presidenti che si dimettono proprio con l’effetto di silenziare ogni dibattito.
Mi è stato insegnato che ragionare e riflettere sul voto è fondamentale.
Non che ci sia da fare chissà quale analisi… per comprendere, per capire che la politica e la sinistra italiana sono state investite da una tempesta di grida, urla che reclamano un cambiamento.
Probabilmente perché ignoriamo i veri temi del lavoro, della povertà, della giustizia e della libertà, e del merito vero.
Ma anche perché i cittadini ci hanno gridato, urlato che non hanno fiducia nella nostra classe dirigente; nei politici di professione, senza ricambio, che vivono di tattiche e di tattica oggi stiamo morendo.
Possono avere torto o ragione; possono aver votato rappresentati peggiori di noi – e credo che questo sia almeno in parte anche vero – ma questo è il senso del voto dei cittadini.
E, allora, per parlare di Viterbo: ha senso cercare di capire i sentimenti che attraversano questa città.
Cogliere le differenze di una società mai così frammentata, e perciò inseguire il pluralismo, anziché cercare prove di forza di corrente, ridicole perché si aprono e chiudono tra un paio di centinaia di truppe cammellate – che non sono la città.
E dunque hanno ragione Enrico Panunzi, o Leonardo Michelini quando a questa esigenza di ascolto plurale richiamano.
E ha certo ragione, e merita gratitudine Francesco Serra per la forza e l’obiettività di mettere a disposizione le sue pur legittime ambizioni personali; segno che ha compreso che alla sinistra serve ascolto e confronto vero, non ombre di plebisciti, oltre tutto celebrati senza neppure la riservatezza che si deve a ogni voto vero.
Ma il punto vero, la ragione essenziale del mio intervento, è la necessità di scrivere che una candidatura come quella di Luisa Ciambella è l’ultima cosa che serve alla sinistra e a questa città.
Non per Luisa, che è donna e rappresentante di grande valore.
Ma perché la sua storia – e non può cambiarla – significa continuità; continuare come fatto finora.
E pretendere di continuare, significa non aver capito nulla, ma proprio nulla dei terremoti che squassano la politica della nostra epoca.
Significa il messaggio di tirare a campare: è chi tira a campare non ha capito.
Massimo Pistilli
– Luisa Ciambella candidata sindaco
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