Viterbo – Un documento fuori dai denti e dagli archivi che racconta la storia della Tuscia durante la seconda guerra mondiale. Un documento d’archivio che apre uno spiraglio importante sulla fase precedente alla macchina del concentramento e dello sterminio nella provincia viterbese. La fase dell’internamento, vale a dire la relegazione coatta di persone in determinate località in caso di conflitto internazionale.
In provincia di Viterbo, dove tra il 1943 e il 1944 furono deportati 11 ebrei nei campi di sterminio tedeschi, le autorità fasciste internarono 172 persone. Di queste, 84 erano ebrei.
Nero su bianco, scritto in documento senza data del fondo Questura dell’archivio di Stato di Viterbo. Un elenco in ordine alfabetico da cui è possibile ricavare nome, cognome, nazionalità e luogo di internamento. Con particolare attenzione agli ebrei, tenuto conto delle leggi razziali del fascismo, e dello stato monarchico italiano, e dell’alleanza di quest’ultimi con i nazisti tedeschi.
I comuni della Tuscia coinvolti sono in tutto 30, da Canepina a Vetralla, da Bagnoregio a Proceno, Vasanello, Graffignano, San Lorenzo, Capranica, Gradoli, ecc., ecc., ecc.. I comuni con il maggior numero di internati sono Tuscania (20) e Montefiascone (20). Seguiti da Acquapendente (17) e Bolsena (11). Le donne internate furono 115, gli uomini 57. Per quanto riguarda le nazionalità, spiccano francesi (41), tedeschi (41), in quest’ultimo caso ebrei, e polacchi (40, di cui 25 ebrei). Ci sono anche 3 italiani e 6 apolidi (5 ebrei).
A raccontarci prescrizioni e obblighi cui erano sottoposti gli internati è invece un altro documento, questa volta dell’archivio centrale dello Stato di Roma. Un testo del ministero dell’interno dell’8 giugno del 1940 firmato da Carmine Senise per conto di Benito Mussolini e che ha per oggetto “prescrizioni per i campi di concentramento e per le località di internamento”. Si tratta di ordini che il ministero fascista impartiva ai “prefetti del Regno” e al questore di Roma. Due giorni prima della dichiarazione di guerra dell’Italia alla Francia e il discorso di Mussolini da Palazzo Venezia.
“Perché non vi siano incertezze – sta scritto nel documento conservato presso l’archivio di Roma – e non abbiano a verificarsi disparità di trattamento si ritiene opportuno impartire le seguenti disposizioni circa i campi di concentramento:
1°) il funzionario di P.S. dirigente e dove non vi è il funzionario, il Podestà, dovrà provvedere, a mano a mano che gli internati arrivano, a far impiantare i registri e i fascicoli personali;
2)° il funzionario o chi per esso dovrà inoltre: a) stabilire il perimetro entro il quale gli internati possono circolare; b) imporre loro, senza però rilasciare speciali carte di permanenza, la prescrizione di non allontanarsi da detto perimetro; per giustificati motivi le autorità locali potranno consentire agli internati di recarsi in determinate località dell’abitato. Il permesso di allontanarsi dall’abitato potrà invece essere concesso soltanto dietro autorizzazione del Ministero; c) imporre agli internati un orario con divieto, salvo giustificati motivi o speciali autorizzazioni, di uscire prima dell’alba e di rincasare dopo l’Ave Maria;
3°) dovranno essere fatti tre appelli giornalieri degli internati, al mattino, a mezzogiorno ed alla sera; in caso di constatata assenza dovrà darsene avviso telegraficamente alla Questura competente che provvederà a diramare le ricerche informandone il Ministero;
4°) gli internati potranno consumare i pasti in esercizi o presso famiglie private del posto, dietro autorizzazione delle Autorità locali di cui al n. 1;
5°) gli internati sussidiati potranno riunirsi in mense sia presso esercizi che presso famiglie private, dietro autorizzazione delle autorità locali di cui al n. 1;
6°) gli internati hanno l’obbligo di serbare buona condotta, non dar luogo a sospetti e mantenere contegno disciplinato. I trasgressori saranno puniti a termini di legge o trasferiti in colonie insulari, secondo deciderà questo Ministero sulle proposte delle Prefetture;
7°) Le prescrizioni sopra indicate non possono essere modificate senza l’autorizzazione del Ministero;
8°) agli internati bisognosi sarà corrisposta la diaria di lire 6,50;
9°) le spese per medicinali comuni per i non abbienti saranno a carico del Ministero. Per l’acquisto di specialità medicinali e per le cure sanitarie non urgenti per le quali sia necessaria l’opera di uno specialista dovrà essere richiesta di volta in volta l’autorizzazione al Ministero;
10°) qualora fossero necessari interventi chirurgici urgenti gli internati potranno essere ricoverati nell’ospedale più vicino, dandone poi avviso al Ministero per la ratifica;
11°) per le spese relative alla corresponsione degli assegni giornalieri, all’affitto dei locali, alla manutenzione ordinaria e per tutte le altre spese di carattere fisso il Ministero provvederà a creare uno speciale fondo presso ciascuna prefettura. In un primo tempo ed in attesa che detti accreditamenti siano fatti, i prelevamenti dovranno essere fatti sui fondi in genere. Delle spese sostenute dovrà essere inviato ogni mese dettagliato rendiconto al Ministero per la ratifica;
12°) per le spese di carattere fisso (affitto dei locali, assegni giornalieri, manutenzione ordinaria) per i medicinali comuni per i non abbienti, le Prefetture preleveranno le somme occorrenti dal fondo messo a tale scopo a loro disposizione; per tutte le altre spese, invece, dovranno chiedere di volta in volta l’autorizzazione al Ministero. Le parcelle dei sanitari prima di essere inviate al Ministero per l’autorizzazione al pagamento dovranno essere sottoposte al visto del Medico Provinciale;
13°) per il trasferimento o l’accompagnamento degli internati ai campi di concentramento e nelle altre località di internamento le spese saranno in un primo tempo a carico delle prefetture in cui risiede l’internato; dette Prefetture provvederanno poi a chiedere il rimborso delle spese alle Prefetture nella cui giurisdizione si trovano il campo di concentramento o le località di internamento”
Daniele Camilli
Le località coinvolte nell’internamento in provincia di Viterbo
Canepina, Vetralla, Arlena di Castro, Proceno, Bolsena, Bagnoregio, Tuscania, Vasanello, Gradoli, Farnese, Ischia di Castro, Bagnoregio, Piansano, Cellere, Onano, Acquapendente, Nepi, Bomarzo, Caprarola, Viterbo, Castel Sant’Elia, Carbognano, Civitella D’Agliano, Montefiascone, Marta, Valentano, Castiglione in Teverina, Graffignano, San Lorenzo Nuovo, Capranica.
Le nazionalità degli internati in provincia di Viterbo
Grecia, Polonia, Cecoslovacchia, Portogallo, Jugoslavia, Italia, Germania, Olanda, Romania.
La nazionalità degli ebrei internati
Cecoslovacchia, Polonia, Germania, Romania.
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