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Tribunale - Aggressione in viale Trento - Il 47enne potrebbe non essere in grado di intendere e di volere, sarà sottoposto a perizia

Prova a sfregiare una barista, stop al processo

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Slitta il processo al 47enne fermato con una bomboletta di spray al peperoncino da una barista che voleva sfregiare al volto con un pugnale.

Potrebbe non essere in grado di intendere e di volere il viterbese che verso mezzanotte dello scorso 28 marzo in viale Triste, ha tentato di sfregiare al volto una barista 32enne con un pugnale. E in tal caso, potrebbe non essere processato, ma obbligato a sottoporsi a cure.

Proprio per accertare lo stato mentale dell’imputato, è stato rinviato al prossimo 6 luglio il processo per direttissima, previsto ieri davanti al giudice Gaetano Mautone, dopo che il tribunale ha accolto la richiesta del difensore Giuseppe Puri di disporre una perizia psichiatrica sull’imputato. 

Spetterà allo psicologo Giuseppe Del Signore stabilire se l’uomo sia capace di intendere e di volere, di stare in giudizio e se sia socialmente pericoloso.

Rimesso in libertà con l’obbligo di dimora dalle 20 alle 6 del mattino dopo la convalida dell’arresto, il 47enne è piombato fuori di sé nel locale di viale Trieste all’altezza dell’incrocio con l’Ellera, ha aggredito la donna con un piccolo pugnale bilama, che stringeva nella mano, sferrando il colpo all’indirizzo del volto con l’intenzione di sfregiarla.

Sconvolta, la vittima si disse terrorizzata: “Quando gli altri avventori lo hanno afferrato per allontanarlo, prima dell’arrivo della polizia, lui si è divincolato e mi è venuto di nuovo addosso. Se non avessi avuto a portata di mano la bomboletta di spray al peperoncino, non so come sarebbe finita. Ho rischiato di restare sfregiata o, peggio, di morire. Ha detto che verrà a cercarmi per ammazzarmi, quando lo hanno arrestato mi ha urlato davanti ai poliziotti ‘tanto ti ammazzo, tanto trovo il sistema”.

Al momento dell’irruzione nel locale c’erano una decina di avventori: “Cercava me, perché l’ho denunciato già due volte per episodi analoghi. Una volta mi ha lanciato delle bottiglie, perché mi sono rifiutata di dargli da bere. Aveva il pugno chiuso, lì per lì non ho capito. In un nanosecondo mi si è avventato contro col pugnale. Se non fossi stata veloce a coprirmi il volto, mi avrebbe sfregiato. Mi ha ferito al naso e alla mano con cui mi sono protetta il viso. Intanto urlava ‘mi devo vendicare, perché tu mi vuoi mandare in galera’”.

Silvana Cortignani


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14 aprile, 2018

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