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Cultura - Gli studenti viterbesi hanno raggiunto la città terremotata per consegnare un messaggio di vicinanza

I ragazzi del Paolo Savi in visita all’Aquila

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Cultura - I ragazzi del Paolo Savi in visita all'Aquila

Cultura – I ragazzi del Paolo Savi in visita all’Aquila

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In mezzo a un bombardamento mediatico di ragazzi irriverenti che si trovano al di fuori di ogni logica razionale e umana, incapaci di trovare un senso ad ogni alba che porta al tramonto della giornata, o insegnanti che abusano della loro funzione, in ogni ordine e grado, deve far notizia anche la giornata che gli studenti del Paolo Savi, hanno voluto inventare per portare un messaggio di cordoglio e vicinanza ai parenti delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009.

Non è stata una gita di istruzione, ma un progetto di solidarietà pura: al termine delle lezioni 50 ragazzi, autotassati per regalarsi il viaggio, si sono messi su un pullman per raggiungere l’assessore alla Cultura e alcuni rappresenti delle varie associazioni dei parenti delle vittime del terremoto.

La cerimonia è stata molto breve, ma si sono sentite solo parole vere, quelle che escono dal cuore di chi ha sofferto che arrivano alle persone che ascoltano, con il cuore, la sofferenza degli altri. Il resto del pomeriggio è stato impegnato nella passeggiata all’interno della città, quella ferita, quella che in televisione si è abituati a vedere, ma che toccata con mano fa diventare gli occhi lucidi, perché umanamente non accettabile e perché causata anche da noi uomini che non siamo stati in grado di svolgere, con la massima attenzione, il nostro lavoro.

Questo è stato lo scopo della camminata: la centralità dell’uomo, del suo ruolo all’interno della società e del suo essere parte del tutto ciò che lo circonda. Per la preside Gaddi, anche questo è il senso civico che ha sentito il dovere di insegnare ai suoi ragazzi.

Alle 19 il Paolo Savi ha lasciato l’Aquila: all’Aquila ha consegnato il suo dono mentre l’Aquila ha lasciato al Savi un’emozione vera.

Istituto Paolo Savi


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11 aprile, 2018

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