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Sutri - Il critico d'arte arriva in città e presenta la sua idea - Per lui bagno di folla e contestazione in piazza

Vittorio Sgarbi sindaco e Oscar Farinetti assessore

di Giuseppe Ferlicca

Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi

Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi

Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Sutri - Vittorio Sgarbi

Sutri – Vittorio Sgarbi

Sutri - Vittorio Di Battista contesta Sgarbi

Sutri – Vittorio Di Battista contesta Sgarbi

Sutri - Vittorio Sgarbi con Felice Casini

Sutri – Vittorio Sgarbi con Felice Casini

Viterbo – Vittorio Sgarbi sindaco, Oscar Farinetti assessore allo Sviluppo economico e magari in paese arriverà pure Checco Zalone. L’attore, non in giunta, però.

In paese arriva il critico d’arte, per capire se lo vogliono come sindaco. La prima risposta sembra essere positiva. Molti curiosi oggi pomeriggio, diversi politici. “Il centrodestra c’è già tutto – ammette Sgarbi – e anche una parte del Pd”. Felice Casini è in prima fila. Ha rinunciato a candidarsi per lasciare spazio a Sgarbi, ma lo sono venuti a salutare anche Contardo e Bartoletti della Lega e c’è pure il sindaco uscente Cianti.

Multimedia: Video- Sgarbi: “Sono sempre stato cacciato”– Vittorio Sgarbi a Sutri tra frittelle, rose e contestazioni – Foto: Vittorio Sgarbi tra rose e ciambelle

“Mi hanno chiamato quelli della Lega – dice durante una sosta in un ristorante – poi quelli dell’Udc, Forza Italia, Fratelli d’Italia. C’è pure qualcuno del Pd. Tutti con Sgarbi, che attende: “Non sono venuto qui a dire che mi candido – ribadisce Sgarbi – ma a chiedere se volete che io sia sindaco”. Di Sutri e non altrove.

Sollecitato a proporsi per Viterbo, dove il centrodestra è in difficoltà sul nome, declina: “No, no, non ci voglio andare… non ci vado”.

Nella sua squadra potrebbe arrivare anche Oscar Farinetti, l’imprenditore di Eataly. “Un uomo di sinistra che con la sua impresa ha reso più grande l’Italia e che si sente attratto da Sutri, è qualcosa che mi ha colpito”.

Il discorso finale nella chiesa di san Francesco. Prima gira per il centro. Non mancano le contestazioni. Esponenti del Movimento 5 stelle in piazza lo fischiano e il padre di Alessandro Di Battista, Vittorio, ha un water. Con dedica: “Vittorio sei un cesso”. Ovviamente il Vittorio non è lui, ma il critico d’arte. Che però, beneficia dell’aria buona di Sutri. Non risponde.

“Non ho detto nulla – ammette il critico – avrei dovuto bastonarli, ma ho fatto finta di niente. Sono fascisti, come è fascista il padre di uno di quelli che fischiavano. Io li detesto. Certo, loro detestano me e li posso capire, ma io li vorrei fare sparire”.

Tuttavia, niente battibecchi in strada e nemmeno il classico “capra, capra”. Anzi, distribuisce rose alle donne. E pure ad altri: “Anche alle checche…”. S’informa pure se ci sia un comitato gay in zona. È in vena, offre una rosa anche alla fioraia. Che ringrazia e declina. Fiori agli altri, ciambelle fritte e salami per sé. Apprezza molto gli stand gastronomici lungo le vie.

Saluta, abbraccia. Foto di rito, visita un paio di mostre. È felice. Anche dell’accoglienza sonora. C’è la banda che suona in piazza. Copre i fischi dei contestatori.

In chiesa spiega i suoi programmi. “Il mio obiettivo è che Roma sia seconda rispetto a Sutri. Per demerito della capitale e di chi ha deciso di governarla in modo così umiliante. Tutto quello che non capita a Roma lo faremo qui. Porteremo anche Zalone.

C’è l’interesse di Oscar Farinetti, sarà assessore allo Sviluppo economico”.

Il suo impegno a Sutri, non a caso. È una città non distante da Roma, che conosce per le sue bellezze e perché in parlamento c’è poco da fare. “Non riesco a stare fermo, sono abituato a lavorare e ho fatto una valutazione geografica, ho pensato di poter essere utile, trovando un luogo dove è possibile un’operazione di rilancio della bellezza.

Il mio primo nome era Sutri e quello è rimasto. Penso che come città possa avere un futuro più aperto della stessa Viterbo. Per quanto mi riguarda, non ho ambizioni. Io sono Vittorio Sgarbi e mi basta”.

Pronto a sedere sulla poltrona da sindaco. Anche se qualcuno oggi qualche dubbio ce l’aveva. Viste le esperienze passate, Sgarbi dopo un po’ si stanca. “Guardando bene il mio passato – spiega Sgarbi – sono sempre stato cacciato. Non me ne sarei mai andato”.

Forse trova il modo di farsi cacciare. “Per una ragione o per l’altra – prosegue Sgarbi – ma se sciolgono un comune per mafia quando la mafia non c’è, a Salemi, non dipende da me. O quando da assessore a Milano avevo fatto la mostra dei gay, ma la sindaca Moratti non l’ha ritenuta opportuna e sono stato sacrificato sull’altare dei gay. Sono situazioni”.

Chissà quale situazione si prepara per Sgarbi e per Sutri.

Giuseppe Ferlicca

21 aprile, 2018

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