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Viterbo - Il medico Roberto Catasca contro la chiusura della centrale operativa: "Unificare la struttura con base a Orte resta la scelta migliore"

“Chiamando il 118 da Viterbo risponderà Rieti”

di Giuseppe Ferlicca
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Roberto Catasca

Roberto Catasca

Viterbo – “I cittadini di Viterbo chiameranno il 118 e risponderà Rieti”. La base operativa chiude, se ne va altrove e Roberto Catasca, medico da venti anni in prima linea, tra pronto soccorso ed emergenza, non se ne fa una ragione.

“Da circa due anni – ricorda Catasca – con l’unificazione del servizio, nessuno si è opposto nella Tuscia, allo spostamento nel reatino. Ormai dovremmo esserci, si parla di giugno”.

Uno spostamento fuori provincia, secondo Catasca è a tutto svantaggio degli utenti nella Tuscia. “Penso solo a una chiamata, ad esempio, da Pescia Romana e risponde un operatore di Rieti.

È vero che oggi per le indicazioni c’è il satellite, ma è comunque un disservizio, perché qui sul territorio conoscono, ad esempio, le ubicazioni di tutte le ambulanze. Col nuovo sistema si andrà a contattare la prima disponibile.

Meglio sarebbe stato unificare le due realtà, pensando a una soluzione di mezzo. Poteva benissimo essere scelta Orte. Sa praticamente a metà strada. Oltretutto, c’erano anche i locali a disposizione.

Io non dico che da Rieti il servizio non sarà fatto, ma di certo non sarà lo stesso”. Ed è un altro pezzo che da Viterbo se ne va.

“Il cittadino vuole assistenza, prestazioni – incalza Catasca – non burocrazia e questo noi dobbiamo dare. In tempi brevi. Penso a chiamate per casi d’infarto, la velocità è essenziale.

Io, in venti anni di pronto soccorso, ho visto realtà chiudere, ospedali periferici dismessi”.Adesso, anche la centrale operativa del 118 che a Viterbo chiude i battenti.

“Io non dico che sia sbagliato il principio di unificare la struttura, ma una via di mezzo era la soluzione giusta”. La sede attuale nel capoluogo ha qualche problema: “I locali a san Simeone non sono più idonei – sottolinea Castasca – ma non si doveva gestire in questo modo l’unificazione, portando tutto a Rieti.

Così facendo, quando si chiamerà il 118, risponderà Rieti e da Rieti dovranno passare l’operatività a un mezzo, un’ambulanza di Viterbo.

È come per gli ospedali periferici che progressivamente sono stati dismessi. Adesso, se vai a Montefiascone per una piccola ferita, ti mandano a Belcolle”.

Si percepisce una sensazione di smantellamento. “Questa del 118 è la goccia che fa traboccare il vaso”.

Giuseppe Ferlicca


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27 maggio, 2018

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