Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La Regione Lazio, in materia di rinnovo del porto d’armi ad uso venatorio, ha pensato bene di recepire il disegno di legge numero 583 del Senato, norma non ancora approvata, che apporta delle sostanziali modifiche nell’iter di ottenimento del permesso facendo lievitare notevolmente i costi al singolo cacciatore che si appresta al rinnovo.
In particolare, una comune visita legale che nelle altre regioni d’Italia (anche nelle confinanti Umbria e Toscana per esempio) costa poco più di 16 euro, nel Lazio obbliga a tirar fuori dal portafogli dei cacciatori cifre che si aggirano, come minimo, sui 350 euro.
La Asl, infatti, non permette più al cacciatore di affidarsi a un qualsiasi medico legale di fiducia, ma lo obbliga a sottoporsi a una serie di controlli da parte di un équipe della Asl stessa che prevede, tra le altre cose, l’analisi delle urine con telecamera o il prelievo del sangue alla presenza del medico e di altri due testimoni. Tutti esami particolarmente costosi e nei quali, qualora si riscontrasse anche una minima anomalia, devono essere approfonditi addirittura con l’analisi del bulbo del capello, con costi ancor più elevati.
Cifre da capogiro che poi si aggiungono alle tasse e ai bolli necessari per la presentazione della domanda.
Noi cacciatori capiamo benissimo la necessità di controlli seri e capillari, perché ottenere l’uso di un’arma non è affatto uno scherzo, ma non possiamo e non vogliamo essere trattati da tossicodipendenti soltanto per rimpinguare le casse delle Asl del Lazio.
I controlli sono sacrosanti, ma ricordiamo che prima ancora della visita medico-legale ognuno di noi presenta un certificato anamnestico, prodotto dal medico curante di base, che già si assume gran parte della responsabilità escludendo problemi gravi come tossicodipendenza, alcolismo o patologie psichiche.
C’è da dire poi, per estrema chiarezza, che le costose visite che ci impone la Asl, non sono affatto considerate necessarie dalla Questura o dagli organi di polizia che poi recepiscono la domanda di rinnovo del porto d’armi. Per loro il semplice vecchio certificato del medico legale basterebbe.
Perché la Asl non dà più il permesso di effettuare le visite medico-legali agli ufficiali militari? Non ha più fiducia nella loro professionalità?
Dov’è dunque il business? Zingaretti vuole forse risanare le casse delle Asl sulla pelle dei cacciatori?
La stagione venatoria è alle porte e, se le cose rimarrano così, moltissimi cacciatori saranno costretti a non rinnovare il porto d’armi a causa dei costi troppo elevati. Sarebbe il caso, forse, che chi siede tra i banchi del consiglio regionale faccia qualcosa per cambiare questa situazione, rivedendo la normativa prima che sia troppo tardi.
Guglielmo Serafini
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY