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Chiesa - La diocesi di Viterbo protagonista di un'azione diplomatica e religiosa di portata storica - Oggi l'inaugurazione della mostra sulle icone copte

Il vescovo Fumagalli apre il dialogo con l’Egitto…

di Daniele Camilli


Il Cairo - Il clero cattolico italiano insieme al clero copto d'Egitto

Il Cairo – Il clero cattolico italiano insieme al clero copto d’Egitto

Il Cairo - La visita in Egitto della diocesi di Viterbo

Il Cairo – La visita in Egitto della diocesi di Viterbo

Viterbo - Don Emanuele Germani

Viterbo – Don Emanuele Germani

Il Cairo - La visita in Egitto della diocesi di Viterbo

Il Cairo – La visita in Egitto della diocesi di Viterbo

Il Cairo - La visita in Egitto della diocesi di Viterbo

Il Cairo – La visita in Egitto della diocesi di Viterbo

Il Cairo - Il vescovo Matteo, Barnaba Soriani e Lino Fumagalli

Il Cairo – Il vescovo Matteo, Barnaba Soriani e Lino Fumagalli

Il Cairo - Lino Fumagalli assieme ai monaci ortodossi e ai pellegrini

Il Cairo – Lino Fumagalli assieme ai monaci ortodossi e ai pellegrini

Viterbo – La diocesi di Viterbo apre le porte d’Egitto. Laddove Mosè spalancò le acque del mar Rosso. In Sinai. Tra Israele, Palestina e la terra dei faraoni. Nel cuore della crisi medio orientale. Un fatto storico senza precedenti che porta la firma del vescovo della città dei papi Lino Fumagalli, dell’Unitalsi e del filantropo Eugenio Benedetti della Società Italiana di Beneficenza (Sib) Fondazione Benedetti.


Multimedia: Il vescovo Lino Fumagalli in EgittoVideo


Un capolavoro diplomatico che ha permesso di stabilire rapporti con il governo egiziano del presidente Abd al-Fattah al-Sisi, rafforzare il legame con la chiesa copta, inaugurare un nuovo itinerario religioso sulle orme della Sacra Famiglia e celebrare una messa con rito cattolico all’interno di una chiesa ortodossa. Non era mai accaduto prima.

Un percorso che ha visto coinvolta la Fondazione Caffeina cultura e che verrà consacrato da due mostre che aprono i battenti proprio durante il festival in corso a Viterbo. Oggi, alle 19, quella dedicata alle icone copte. Domenica prossima sarà invece la volta dei tesori di Tutankhamon. Entrambe a Palazzo dei Papi, in piazza San Lorenzo. Mondi religioso e laico che si intrecciano.

“Abbiamo ricevuto un’accoglienza squisita – ha detto il vescovo Fumagalli -, e fatto un’esperienza di preghiera con i nostri fratelli ortodossi. Siamo stati accolti come i fratelli attesi e amati. Colmati di attenzioni e doni. Un piccolo seme che mi auguro germogli, sia per l’ecumenismo del cammino, sia per pregare insieme dando testimonianza di essere uniti. Un impegno per il bene comune, la pace, la giustizia, la solidarietà, i diritti fondamentali delle persone e il rispetto del creato. Porto con me un Egitto giovane, accogliente e desideroso di crescere”.

Lino Fumagalli, sacerdote dal 1971, vescovo di Viterbo dalla fine del 2010. Ha studiato teologia alla Gregoriana e diritto canonico alla Lateranese. Gli atenei dei Gesuiti e della Santa Sede. Sapienza diplomatica in punta di diritto. Vescovo pellegrino e uomo del dialogo.

Accanto a lui, in questa operazione ponte con il mondo arabo, Eugenio Benedetti. “Il pellegrinaggio – ha spiegato il portavoce della curia viterbese don Emanuele Germani – è stato voluto da Benedetti che ha fatto la proposta al vescovo di guidare il pellegrinaggio per conto dell’ambasciata d’Egitto in Italia. L’ambasciatore è infatti venuto diverse volte a Viterbo per attivare i contatti”.

Eugenio Benedetti, fratello di Gaetano, specialista mondiale nel campo della psicoterapia delle psicosi, e Calogero, massimo progettista italiano di opere in cemento armato, ha costruito la sua carriera imprenditoriale viaggiando e portando a termine contratti in molti Paesi come Russia, Cina, Angola, Afghanistan, Canada, Argentina, India. È stato soprattutto uno dei pochi occidentale a operare nei Paesi socialisti dell’est Europa. Tra i maggiori punti di riferimento della diplomazia internazionale ai tempi della guerra fredda. 

Benedetti e Fumagalli, come Arturo Carlo Jemolo e Delio Cantimori. Due storici, il primo cattolico e il secondo comunista, che nel 1946 chiacchierando di riforma e contro riforma nel XVI secolo anticipavano di fatto il dialogo tra Ottaviani, per la Chiesa, e Togliatti, per il Pci, sull’articolo 7 della costituzione e la necessità di acquisire i Patti lateranesi in ambito repubblicano.

La delegazione della diocesi di Viterbo in Egitto era formata dal vescovo Fumagalli, don Emanuele Germani, il parroco di Marta don Roberto Fabiani, il parroco di Latera padre Terence e una cinquantina di pellegrini, 40 provenienti da tutta la Tuscia.

Al loro fianco, Barnaba Soriani, capo della chiesa copto ortodossa d’Italia. Altro passaggio importante dell’operazione. “Una bellissima esperienza – ha commentato Barnaba Soriani -. Il primo pellegrinaggio con un vescovo italiano sul percorso della Sacra Famiglia. Dopo tutto quello che abbiamo visto e passato, è stato un atto coraggioso. Il segnale concreto che l’Egitto non è un Paese violento. Stiamo facendo insieme un cammino nel nome di Gesù Cristo. Un fatto storico mai accaduto”.



Storica anche la messa celebrata con rito cattolico all’interno della chiesa del monastero ortodosso di el-Natrun, in pieno deserto egiziano, a 92 chilometri dal Cairo. Davanti al vescovo abate Matteo e ai sacerdoti che hanno messo a disposizione i paramenti liturgici. Con il vescovo di Viterbo che ha indossato l’abito degli ortodossi. Emozionato, senza perdere ironia e savoir faire. “Quanto è bello stare insieme – ha detto Fumagalli prima della messa, davanti ai padri ortodossi -. Quando preghiamo insieme siamo già in Paradiso”. Rivolgendo lo sguardo ad alcuni uccelli che nel frattempo erano entrati nella chiesa. “Non è semplice – ha poi aggiunto – vedere una scena simile dalle nostre parti”.

Lì vicino la terra del Sinai occupata dall’esercito israeliano durante la guerra dei sei giorni nel 1967 e lasciata solo nel 1982, quando il governo di Sadat riconobbe, primo Stato arabo a farlo, la sovranità di Israele sulle sue terre. 

“In aeroporto – ha raccontato don Emanuele Germani – il vescovo è stato accolto dai funzionari del ministero del turismo egiziano. Con noi, il vescovo ortodosso copto Barnaba che ha fatto tutto il percorso al nostro fianco. La prima tappa è stata Betlemme da cui la Sacra Famiglia è dovuta scappare in Egitto a seguito delle stragi ordinate da Erode. Poi siamo andati a Gerusalemme, da lì di nuovo a Betlemme dove abbiamo preso  l’aereo per il Cairo, dove ci sono chiese copte bellissime. Siamo stati i primi in Italia a inaugurare il nuovo itinerario dedicato alla Sacra Famiglia. Venti tappe in tutto, tra Israele, Palestina ed Egitto. Il primo giorno, in albergo, è venuto a salutarci il vice ministro degli interni egiziano accompagnato da 5 generali. Abbiamo poi fatto visita al seminario copto cattolico dove abbiamo incontrato il patriarca copto cattolico del Cairo Ibrahim. Era presente anche il nunzio apostolico Bruno Musarò, rappresentante del Papa in Egitto. Un’atmosfera bella, serena, distensiva, dove culture e tradizioni si sono incontrate”.

La delegazione della diocesi ha incontrato infine il ministro del turismo egiziano Rania Al-Mashat. “Per il saluto del ministro del turismo – ha spiegato poi Fumagalli – ci siamo trovati allo stesso tavolo il vice del patriarca copto ortodosso, l’ultimo vescovo della chiesa copto cattolica, un vescovo della chiesa greco cattolica, io e il vice ministro del turismo, quest’ultimo musulmano. Tutti insieme, desiderosi di testimoniare la comunione e la sostanziale unità nelle cose importanti. Per il bene spirituale, sociale e materiale di tutti”.

Infine il nuovo itinerario sulle orme della fuga in Egitto della Sacra Famiglia, Gesù, Giuseppe e Maria. Cristo e i suoi primi tre anni di vita. 

“Un percorso aperto da Papa Francesco – ha concluso don Germani – Il primo gruppo di pellegrini a inaugurarlo siamo stati noi. Sarà poi la Chiesa cattolica a darci tutte le indicazioni su come continuare a camminare insieme”.

Daniele Camilli

24 giugno, 2018

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