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Tribunale - Al processo la difesa mette sotto accusa le carenze degli impianti ferroviari

“Schianto auto-treno, troppi incidenti ai passaggi a livello di Bagnaia”

Bagnaia - Strada Montecchio - Treno travolge auto

Un incidente al passaggio a livello di strada Montecchio

L'avvocato Giovanni Bartoletti

L’avvocato Giovanni Bartoletti

Viterbo – Scontro auto-treno al passaggio a livello di strada Pian del Cerro a Bagnaia, il conducente della vettura finisce sotto processo per guida imprudente e sotto l’effetto di stupefacenti. E davanti al giudice finiscono sotto accusa tutti i passaggi a livello della frazione viterbese. 

“Troppi scontri tra auto e treni ai passaggi a livello di Bagnaia”, secondo la difesa. 

Secondo l’accusa, avendo fumato erba, l’automobilista non si sarebbe accorto dell’entrata in funzione del dispositivo luminoso e sonoro del passaggio a livello, non rispettando il segnale di stop e impegnando la sede ferroviaria della linea Viterbo-Civita Castellana proprio mentre passava il treno, facendo sorgere il pericolo di un disastro ferroviario. 

Era l’8 marzo 2012 e il conducente, all’epoca 33enne, soccorso dal 118, finì al pronto soccorso dell’ospedale do Belcolle con un codice giallo.

L’incidente è avvenuto verso le 11,20 del mattino e l’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Bartoletti, era alla guida di una Audi A3 su strada Pian del Cerro in direzione di Bagnaia quando ha superato il passaggio a livello scontrandosi col treno in transito al passaggio a livello senza sbarre vicino al cimitero della frazione di Viterbo. 

Il treno coinvolto nell’incidente, della linea Viterbo-Civita Castellana-Roma, viaggiava in direzione della capitale. I rilievi furono effettuati dalla Stradale. In seguito allo schianto la procura aprì un fascicolo per disastro ferroviario colposo. 

A distanza di oltre sei anni il processo in corso davanti al giudice Giacomo Autizi è giunto ieri alle battute finali, con l’ascolto dell’ultimo testimone della difesa, l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Bagnaia, Angelo Failla, attualmente in forza al Norm della compagnia di Montefiascone. Citato non a caso dal difensore Bartoletti, in quanto per 17 anni della sua carriera alle prese con le mille grane dei passaggi a livello di Bagnaia. 

“Il passaggio a livello incustodito dove è avvenuto l’incidente ha una serie di problemi – ha spiegato al giudice Failla – luci fioche di giorno e segnale acustico molto basso, per cui con i finestrini chiusi e magari l’autoradio accesa non si sente. Oltre a un incidente con un ferito, c’è stato anche un mortale. Il meccanismo è obsoleto. E’ anche capitato che non si attivasse”. 

“Negli ultimi due-tre anni – ha proseguito – la direttiva è andare a passo d’uomo in modo che il treno possa frenare se vede un’auto e fare un fischio prolungato. In ogni caso non si è mai rischiato il disastro ferroviario, nessun convoglio è deragliato, solo una volta sono dovuti intervenire i tecnici. Ma in caso di incidente, oltre ai conducenti delle vetture, che ovviamente sono i più esposti, rischiano qualche conseguenza anche i passeggeri nelle carrozze”.

Le statistiche confermano. “In 17 anni sono avvenuti molto più che dieci incidenti – ha detto il militare rispondendo a una precisa domanda del giudice – dovuti anche alla scarsa visibilità, un problema che riguarda sia i macchinisti che gli automobilisti”. 

Non stanno meglio gli altri due passaggi a livello di Bagnaia. “E’ capitato più volte di doverli presidiare in attesa  dei tecnici da Roma per scongiurare incidenti perché le sbarre non funzionavano. Quattro anni fa, a causa dell’ennesimo scontro tra un’auto e un treno, madre e due figli si sono salvati, ma la macchina è diventata come una lattina accartocciata”.

Una tragedia sfiorata, nel maggio del 2014, quando una vettura che trasportava madre e due bambini, di cui uno neonato, venne travolta da un treno al passaggio a livello tra strada Gramignana e strada Montecchio. In tempi più recenti, a marzo dell’anno scorso, un’anziana a bordo di una utilitaria rimasta intrappolata tra le sbarre è stata “salvata” dal capotreno. 

Si torna in aula il 5 novembre per la discussione e la sentenza. 

Silvana Cortignani

 

 

 

 

 

15 giugno, 2018

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