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Tarquinia - Un ragazzo tunisino viene accusato di aver danneggiato il bagno di un locale e la rete si scatena con commenti razzisti e violentissimi

“Ai carabinieri che lo hanno tra le mani… vogliamo un altro Cucchi”

Tarquinia - I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia – I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia - I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia – I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia - I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia – I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia - I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia – I commenti al post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

 

Tarquinia - Il post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia – Il post della proprietaria di un negozio sul suo bagno danneggiato

Tarquinia - Il bagno danneggiato

Tarquinia – Il bagno danneggiato

Tarquinia - Il bagno danneggiato

Tarquinia – Il bagno danneggiato

Tarquinia - Il bagno danneggiato

Tarquinia – Il bagno danneggiato

Tarquinia - Il bagno danneggiato

Tarquinia – Il bagno danneggiato

Tarquinia – “Io dico solo una cosa ai carabinieri di Tarquinia che lo hanno tra le mani… vogliamo un altro Cucchi”. E’ solo uno dei commenti razzisti e/o violentissimi apparso sotto al post della proprietaria di un locale commerciale di Tarquinia. Post nel quale viene accusato un ragazzo tunisino di aver danneggiato un bagno.

Il fatto risale a giovedì 12 luglio.

Un ragazzo tunisino, secondo le forze dell’ordine, sarebbe entrato in un negozio di Tarquinia chiedendo alla proprietaria di poter utilizzare la toilette.

Dopo aver espletato i suoi bisogni avrebbe tentato di sedersi sul lavandino del bagno per potersi lavare ma il sanitario ha ceduto, rompendosi.

Stando alle indagini dei carabinieri il giovane era solito recarsi in quel locale insieme ad altri amici per bere birra al ritorno dalla giornata di lavoro nelle campagne e non avrebbero mai dato fastidio a nessuno.

Anzi sembra che fossero dei clienti fissi del negozio.

Probabilmente, qualche bicchiere di troppo, gli ha fatto credere di potersi sedere e lavarsi sul lavandino senza fare danni.

Ma così non è stato. Il lavandino si è staccato dal muro, è caduto a terra e si è rotto. Il tunisino, a giudicare dalle macchie di sangue sulle piastrelle del bagno, si potrebbe anche essere ferito per la caduta.

La proprietaria dell’esercizio commerciale ha quindi chiamato i carabinieri che hanno identificato il ragazzo.

Il giovane tunisino, stando alle ricostruzioni delle forze dell’ordine, avrebbe dapprima tentato di giustificarsi, ma si sarebbe poi mostrato totalmente disponibile sia nei confronti degli agenti che nei confronti della proprietaria a cui ha detto che risarcirà il danno causato.

Nessuna denuncia per il ragazzo che sarebbe “responsabile” semplicemente di un “danneggiamento colposo” per cui non esiste reato penale.

Per i carabinieri, quindi, non lo avrebbe fatto apposta.

La proprietaria ha scritto un post sul suo profilo Facebook corredato dalle foto del bagno danneggiato.

“Questo è quello che è successo nel mio negozio pochi minuti fa. Un tunisino ubriaco è entrato, ha cagato e pisciato in terra e ha devastato il bagno – si legge sul profilo della commerciante -. Sono intervenuti i carabinieri l’hanno portato in caserma faremo una denuncia per danneggiamento ma nessuno comunque ci risarcirà perché la legge non lo prevede e i carabinieri non possono fare altro che identificarlo. Per ora dopo una giornata di lavoro noi stiamo pulendo la sua merda”.

Sotto al post sono comparsi tantissimi commenti razzisti e minacce di morte contro il giovane tunisino.

“Io dico solo una cosa ai carabinieri di Tarquinia che lo hanno tra le mani… vogliamo un altro Cucchi” si legge nel commento postato dal profilo denominato Pedro Tarquinia.

Si tratta soltanto di uno dei tantissimi commenti violenti e pieni di odio che sono comparsi ai piedi del post della proprietaria del negozio di Tarquinia.

Parole senza pietà. Parole senza umanità.

“Se vuoi lo aspettiamo fuori la caserma e lo ammazziamo di botte” è un altro commento proveniente dallo stesso profilo.

“Avete pensato di ucciderlo a martellate?” scrive il profilo Petrini Davide Sante. E ancora. “Questa è gente buona solo a sfamare le bestie dentro lo zoo” scrive il profilo a nome di Gianluca Pascucci. E poi il profilo Boem Rudi consiglia: “Prima di chiamare i Carabinieri, con un palo bastava aprirgli quella testa di cazzo e dire che era caduto…”. 

In mezzo ai tanti post intrisi di odio, qualcuno prova a placare gli animi raccontando le proprie esperienze personali.

“A mio padre hanno rubato 4 anni di seguito a casa – si legge nel commento del profilo associato a Chiara in risposta a uno dei tanti commenti razzisti – e, pur augurandosi prendessero i ladri, non l’ho mai sentito fare discorsi razzisti. Perché il colore della pelle, con la delinquenza, non c’entra nulla. I delinquenti sono ovunque. Anzi in qualsiasi carcere italiano troverà una preponderanza di delinquenti italiani. Sfruttare qualsiasi caso di delinquenza fatto da stranieri per dare sfogo al proprio becero razzismo, è da bestie. E le bestie non possono parlare di giustizia perché non la conoscono, perché, fosse per voi, vivremmo ancora nella barbarie, procacciandoci il cibo con la caccia e cagando per strada…”.

Tre domande sorgono spontanee: L’Italia è uno stato di diritto? Il reato di istigazione a delinquere esiste ancora? Facebook è sotto la giurisdizione italiana?


Per memoria collettiva

Codice penale – Istigazione a delinquere

Dispositivo dell’art. 414 Codice penale 
Chiunque pubblicamente (1) istiga a commettere uno o più reati (2) è punito, per il solo fatto dell’istigazione:
1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;
2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a duecentosei euro, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.
Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel numero 1 (3).
Alla pena stabilita nel numero 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti (4). La pena prevista dal presente comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà (5). La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.


Istigare: Indurre, con suggerimenti o incitamenti, ad azioni riprovevoli o illecite.

14 luglio, 2018

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