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L'irriverente

E se Giovanni Arena chiedesse scusa a Ricci?

di Renzo Trappolini

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Come andiamo a incominciare? Come se a Roma non ci fosse stato lo tsunami giallo-verde e a Viterbo per lo tsunamino Frontini il centrodestra non avesse vinto solo per 530 voti?

Come se i nostri pubblici eletti quando fanno a chi spara più forte all’altro ci pensano interessati a giudicarli su ciò che si dicono anziché sugli effetti di quel che combinano?

Così pare, stando a come si definiscono quelli che da palazzo dei Priori amministrano Viterbo e che, conoscendosi bene tra loro, hanno cominciato intanto a dirsele di ogni – e fin qui problemi loro – ma utilizzando le parole “politico”, “politica” che non sono appannaggio di casta assicurato da qualche centinaio di voti.

Allora, basta con gli insulti. Il sindaco non può definire zombie un amministratore eletto come lui e questi non può affiancare al sostantivo “politico” l’aggettivo “rabbioso” che evoca mastini e in sala d’Ercole non albergano cinofili.

Zombie, sarebbe – secondo il vocabolario Treccani – un morto richiamato in vita e se Arena ha voluto con questo riconoscere a Ricci di essere resuscitato dopo che l’angelo sterminatore del voto si abbattè sul Pd, sta bene; ci sono in materia precedenti illustri che danno ancora fede e speranza.

Ma se il sindaco di tutti i viterbesi ha inteso invece considerare “morto vivente”, uno che per lui esisterebbe solo come fantasma, c’è da chiedersi come potrà trasformarsi quella sala d’Ercole in cui Ricci e Arena covivranno.

Non basterà certo il battesimo per immersione che un consigliere si è dato prima di entrare a palazzo a cancellare, lui per tutti, le colpe. Né afflati coniugali, come ai tempi del Pci, tra qualche consigliere e qualche assessore. Tantomeno una tenue vox clamans nel deserto di piazza del comune a richiamare concetti alti come impegno civico e solidarietà: un conto è infatti la morale individuale o di gruppo, un altro la politica che è anzitutto consenso, quello però negato dalla piazza vuota.

Dunque, come andiamo a incominciare? Così?
Che bello e quanto “politico” (generatore di consenso) sarebbe invece se Giovanni Arena, nella sua responsabilità e tuttora “novità” di sindaco di Viterbo, pubblicamente chiedesse scusa del termine zombie usato e l’avversario di seggio comunale (anche lui personaggio di rilievo) lo ricambiasse. 

Avremmo la sensazione che dopo gli tsunami l’aria cambia anche qui.

E passata Santa Rosa si andrebbe a cominciare meglio. Almeno sul piano delle parole . Ma anche della civiltà. Forse.

Renzo Trappolini

10 agosto, 2018

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