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Viterbo - È tra le vasche termali libere più famose della città dei Papi

La “pozza segreta” nelle campagne di Castel d’Asso

di Daniele Camilli
 
Viterbo - La pozza segreta di Castel d'Asso

Viterbo – La pozza segreta di Castel d’Asso

Viterbo - La pozza segreta di Castel d'Asso

Viterbo – La pozza segreta di Castel d’Asso

Viterbo - Alberto Pichardo

Viterbo – Alberto Pichardo

Viterbo - Federico Quattranni

Viterbo – Federico Quattranni

Viterbo - La pozza segreta di Castel d'Asso

Viterbo – La pozza segreta di Castel d’Asso

Viterbo - La pozza segreta di Castel d'Asso

Viterbo – La pozza segreta di Castel d’Asso

Viterbo - La pozza segreta di Castel d'Asso

Viterbo – La pozza segreta di Castel d’Asso

Viterbo – La pozza è segreta. Non si dice. Ma tutti sanno dov’è. In mezzo alle campagne, dalle parti di Castel d’Asso. Ed è la “pozza”, termale, più famosa di Viterbo.


Fotogallery: La pozza segreta di Castel d’Asso


È “segreta”. Chi ci va, così la definisce. Perché chi ci va, va lì per confondersi. Con se stesso, e i fantasmi che, di notte, la popolano. Silenziosi e discreti. Ogni tanto alzano lo sguardo, così, da poterli vedere in faccia, illuminati da un fuoco o dalla luna.

Qualcuno accende la radio. Chi prepara l’aperitivo, e lo dispone sul ciglio della vasca. Una sola. Affettati e vino, bicchieri in cui versarlo.

“Ci sono tanti posti in cui staccare con il mondo – racconta l’archeologo Alberto Pichardo -, la pozza segreta è uno di quelli. Un luogo dove la parola ritrova la sua collocazione esatta. Un ordine naturale delle cose. Portiamo con noi quello che serve e passiamo lì il tempo. Di notte, al tramonto. Ad aspettare la notte o il tramonto. In acqua”.

L’acqua è calda. E in acqua si galleggia. Si sta bene, soprattutto d’estate. Per quanto calda sia. Non importa. C’è un sentiero da fare, facile da ricordare. Poi si arriva. Per cedere il passo alla bellezza, per tutto ciò che di bello c’è lì attorno.

La terra che circonda la vasca procede piatta all’orizzonte, con i ruderi dei casali, in fondo, che fanno da confine alla vista. Verde e ginestre. Cespugli, come cavalli di Frisia.

“Come ritirarsi in un eremo – dice Federico Quattranni, cuoco, diplomato alla Boscolo di Tuscania -, e lasciar perdere tutto il resto, buttandoselo alle spalle. Per qualche ora. Lontani dalla città e dal centro storico. La ricerca di un posto dove poter stare. Per potersi ritrovare. Senza dover rendere conto. Flussi di coscienza, punto e basta. In mezzo a tante chiacchiere. Sotto le stelle, per davvero”.

Arriva infine il tramonto, e tutto diventa opaco. Di notte, ogni cosa scompare. Si accende un fuoco, e tutto è ombre e fantasmi, di gruppi di gente che arrivano alla spicciolata. Sparpagliandosi qua e là. Studente, lavoratore, occasionale, gay e fumatore. Professionisti e avvocati, uomini e donne del dopo cena. Chi non c’ha niente da fare, e chi, quella sera, ha deciso invece di non fare niente. Dalla strada, le macchine si sentono arrivare, chiudere gli sportelli, voci su per il sentiero.

Tutti quanti insieme, lungo il percorso di una tradizione con secoli di storia che da queste parti, in Tuscia, non ha mai smesso di respirare. Perché le terme, così, raccontano anche questo. Radici profonde. Da Roma in avanti. Qualcuno che oggi si immerge laddove, per un paio di millenni, qualcun altro s’è immerso, da sempre. Senza mai smettere di farlo.

Il termalismo sociale, qui nel viterbese, è innanzitutto questo. Ancestrale. Ritualità, gestualità. Identiche. Identici gli approcci, i vissuti. Come duemila anni fa, da queste stesse parti. Come se non fosse passato un giorno. Il “segreto” di una comunità “altra” rispetto al resto, che qui si ritrova, dandosi appuntamento. Universi di persone all’alba di qualcosa ancora da definire. Il giorno prima che tutto cambi.

Non c’è nulla che la “pozza segreta” a Castel d’Asso non possa contemplare. Un fiore nel deserto. A proprio agio con se stesso.

Daniele Camill

7 agosto, 2018

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