Tarquinia – Alla scoperta della “domus del mitreo” di Pian della Regina. Si arriva all’antica Tarquinia, percorrendo una strada bianca, dopo aver lasciato l’Aurelia bis. Quindi si prosegue a piedi tra le colline che digradano dolcemente verso la valle del Marta.
Fotogallery: Gli scavi a Pian della regina.
Solo pochi cartelli oramai sbiaditi indicano la presenza del più grande tempio etrusco e ricordano che si sta camminando sopra i resti della città vecchia. Prima etrusca, poi romana e altomedievale. Fino al trasferimento degli abitanti sul colle dove sorge l’abitato moderno.
In questo paesaggio avvolto nel silenzio, dal 2016 l’Università degli studi di Verona conduce delle campagne d’indagine archeologica. L’area di scavo è quella nella cosiddetta “domus del mitreo”, nella zona chiamata Pian della regina, a circa 300 metri in linea d’aria dall’ara della regina.
“In questo luogo è stata rivenuta da uno scavatore clandestino una bellissima statua di Mitra, recuperata nel 2015 dal comando dei carabinieri per la protezione del patrimonio culturale e ora conservata al museo nazionale archeologico della città – racconta Attilio Mastrocinque, direttore degli scavi e docente di storia romana all’ateneo scaligero -. In seguito alla scoperta la Soprintendenza ha promosso una campagna di scavo nel 2014, sotto la direzione di Gabriella Scapaticci e infine ha affidato a me la continuazione delle indagini archeologiche”.
Fino a oggi gli scavi hanno messo in luce molti ambienti di una grande domus di epoca romana, il cui impianto principale, attualmente visibile, spetta all’epoca augustea, ma certamente realizzato su strutture preesistenti. L’indagine e l’analisi stratigrafica hanno permesso d’individuare cinque periodi di vita, con relative fasi,compresi tra il III sec. a.C. e il VII sec. d.C.
“La domus ha restituito una trentina di ambienti, disposti su diverse terrazze che si adattano alla morfologia del sito, pavimentati in differenti modi, anche a mosaico – spiega il professor Mastrocinque -. In uno degli ambienti è stata trovata un’eccezionale fontana, che non trova confronti nel mondo antico, in grado di autoalimentarsi con l’acqua piovana. Tutta l’area abitativa è dotata di pozzi e cisterne. Alcuni risultano collassati già in antico e colmati. Altri invece conservano ancora l’acqua e sono costantemente alimentati dalle piogge”.
Sono oltre venti i giovani coinvolti nella campagna fino al 28 settembre. Studenti e dottori di ricerca dell’università di Verona e di altri atenei, impegnati attualmente nell’indagine di una cisterna romana, molto profonda e normalmente piena d’acqua, che ha restituito una pentola frammentaria, contenente ancora resti di un pasto a base di brodo animale. Lo studio della stratigrafia dello scavo è affidato a Fiammetta Soriano, mentre i materiali rinvenuti sono analizzati da Chiara Marchetti ed Elisa Zentilini.
“La domus non è conforme agli standard delle case e delle ville di epoca romana ma conferma la peculiarità e forse il conservativismo di Tarquinia. – conclude il prof. Mastrocinque -. Grande metropoli etrusca, che anche sotto i romani mantenne la sua identità”.
Daniele Aiello Belardinelli
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