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Viterbo - A rischio i progetti di apertura di una casa rifugio e di gestione del centro finanziati dalla Regione - Penalizzati una quindicina di comuni della Tuscia

Centro antiviolenza Erinna, partenariato col comune addio

di Silvana Cortignani
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Anna Maghi

Anna Maghi – Presidente di Erinna

Viterbo – Si preannuncia un autunno caldo per Erinna. Il centro antiviolenza riapre domani i battenti della sua sede di via del Bottalone, ma già lunedì le volontarie dell’associazione potrebbero ufficializzare il recesso dal partenariato con il Comune di Viterbo per i progetti di apertura di una casa rifugio e di gestione del centro, presentati alla Regione Lazio nel marzo 2017.

A rischio i progetti “Penelope” e “Fenice”, dei quali Erinna attende l’avvio da gennaio, come partner del Comune di Viterbo. “La lettera con le motivazioni che spiegano il perché del recesso dal partenariato con il Comune di Viterbo è stata già inviata a tutte le istituzioni, con cui contiamo di confrontarci nei prossimi giorni, preferibilmente entro questo fine settimana, ma la decisione, stante la situazione, è presa ed è irrevocabile”, conferma la storica presidente Anna Maghi, ricordando come Erinna non abbia una convenzione con un ente locale.

Una decisione che, se confermata, finirebbe col penalizzare anche un’altra quindicina di pubbliche amministrazioni della Tuscia che contavano su Erinna. Sulla carta, infatti, sarebbe dovuto nascere anche uno sportello itinerante, con Viterbo capofila, sempre gestito dalle volontarie, a Bomarzo, Celleno, Soriano nel Cimino, Vitorchiano, Bassano in Teverina, Oriolo Romano, Vetralla, Acquapendente, Canepina, Orte, Capranica, Blera e Bassano Romano.

La casa rifugio a indirizzo protetto di Erinna ha aperto nel 2013 con un finanziamento governativo, mentre sono trenta le donne che si sono rivolte all’associazione dal primo gennaio al 30 luglio di quest’anno. Una media di cinque al mese, oltre una alla settimana. Tutte presunte vittime di violenza o  comunque di situazioni di disagio che da sole non riescono a superare. Non a caso il centro è rimasto a disposizione delle utenti anche durante la pausa estiva, tramite segreteria telefonica.

“Penelope” e “Fenice” sono stati finanziati dalla Regione per complessivi 237mila euro, nel 2017, tramite un bando rivolto agli enti locali. A Viterbo solo Erinna ha risposto all’avviso, forte della sua esperienza decennale, aggiudicandosi il finanziamento e garantendo così la continuità del servizio.

“Ma ad oggi è tutto fermo. E dal 2015, con la fine del progetto ‘Tana libera tutte’ – ricordano le volontarie – non ci sono stati altri finanziamenti per poter mantenere la casa rifugio, in base al fatto che la Regione ha considerato il centro antiviolenza Erinna non includibile nella mappatura dei centri antiviolenza del Lazio”.

Nonostante questo Erinna ha continuato a seguire le donne ospitate in casa rifugio, grazie al sostegno di fondazioni e alle sottoscrizioni di privati. Un punto di riferimento importante in una regione che, come il Lazio, può contare su meno di una decina di case rifugio per quasi sei milioni di abitanti.

Una casa rifugio costa in media 250mila euro all’anno, tra affitto, gestione ordinaria e ospitalità: “Finora abbiamo proseguito l’attività normalmente, nonostante l’assenza di sostegno economico, ma non siamo in condizione di attivare la nuova casa rifugio, come da progetti”. 

Silvana Cortignani


Articoli:  “Continuiamo la nostra attività nonostante l’assenza di sostegno economico” – “Centro antiviolenza e casa rifugio, la regione Lazio dice sì” – “Erinna non sparirà” – “Centro Erinna, ad aprile lo chiudiamo” – “Erinna, sono passati tre anni dall’ultimo finanziamento…” – “La regione si dimentica di Erinna”

 


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6 settembre, 2018

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