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Comune - Il consigliere comunale Anfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) dopo la presentazione del cartellone dell'Unione

“Un teatro che funziona produce cultura, non la ospita”

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Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020)

Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020)

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’ho già detto in più occasioni, ma non trovo una metafora migliore: una cucina è una cucina che funziona se qualcuno si mette ai fornelli, non se si chiama ogni giorno il catering; un teatro è un teatro funzionante se qualcuno produce, non se si limita ad ospitare.

Un teatro funzionante genera reddito per la città e produce cultura in città, un teatro ospitante genera reddito per terzi e importa cultura da fuori.

Un teatro che funziona ha macchinisti, elettricisti, sarti, truccatori, parrucchieri, personale di sala, d’ufficio e di biglietteria. Un teatro che funziona ha una compagnia residente. Un teatro che funziona si inventa spettacoli. Un teatro che funziona crea posti di lavoro. Un teatro che funziona diventa punto di riferimento per chi, in città, fa teatro o sogna di farlo. Un teatro che funziona ha accesso ai fondi che il ministero mette a disposizione per la produzione teatrale.

Un teatro che ospita, è un teatro che ospita. Punto e basta.

Che il teatro Unione abbia annunciato la sua stagione 2018/2019 è una bella notizia: dopo anni in cui il palcoscenico cittadino è rimasto a porte serrate e la città senza una stagione teatrale, è confortante vedere che Viterbo e la sua amministrazione sembrano avviate a fare della stagione di spettacoli un appuntamento fisso e irrinunciabile, e sono il primo a prenderne atto e rallegrarmene.

Però, col rischio di diventare noioso come Cicerone con Cartagine (ma ricordando che Cartagine, alla fine, grazie a Cicerone fu sconfitta), devo tornare a ribadire che se il merito di mantenere viva l’offerta teatrale è innegabile, il metodo continua a non trovarmi d’accordo.

In questo senso, già da un paio di mesi ho depositato, insieme agli altri consiglieri del gruppo Viterbo 2020, una mozione per avviare il processo produttivo del teatro, per gettare le basi di un futuro in cui l’Unione possa essere una macchina funzionante, insomma perchè finalmente (per usare un gergo caro ai miei colleghi di palazzo dei Priori) ci sia un “indirizzo politico” nella gestione della sala del Vespignani.

Spero davvero che in questi cinque anni di amministrazione, almeno per quanto riguarda il teatro, si esca dal malsano loop cittadino per cui “a Viterbo non se po’ fa” perché “s’è sempre fatto così”, dando un senso alle promesse e ai giuramenti di cambiamento e di novità che sentiamo ripetere come un mantra ad ogni campagna elettorale e che, altrettanto puntualmente, restano parole al vento.

Alfonso Antoniozzi
Consigliere comunale Viterbo 2020 e Viterbo Cambia

 


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13 settembre, 2018

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