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Viterbo - Altra sentenza del tribunale che dà ragione a Freetime - La società in zona sta realizzando un impianto termale

I giudici: “Le Masse di San Sisto vanno chiuse”

di Giuseppe Ferlicca
Viterbo - Le masse di San Sisto

Viterbo – Le masse di San Sisto

Viterbo - Le masse di San Sisto

Viterbo – Le masse di San Sisto

Viterbo - Le masse di San Sisto

Viterbo – Le masse di San Sisto

Viterbo – I giudici: “Le Masse di San Sisto vanno chiuse”. A gennaio la sentenza da parte del tribunale di Viterbo, giudice monocratico che dava ragione a Free Time, società che in zona ha il progetto di una struttura termale.

Antiche Terme Romane e l’associazione Le Masse si erano opposte, ritenendo che dovesse decidere, non un giudice monocratico, ma collegiale. Il 4 ottobre è arrivata la conclusione della terna composta da Ettore Capizzi, Paolo Bonofiglio e Caterina Mastropasqua. Conferma quanto stabilito a gennaio dal loro collega.

È l’eterno braccio di ferro tra chi detiene la concessione per sfruttare l’acqua termale (Free Time) e chi gestisce le pozze alle Masse ed è proprietario di quei terreni. Ancora una volta i giudici danno ragione ai primi.

“Conformemente al giudice monocratico – riporta la sentenza – deve concludersi nel senso della fondatezza della domanda volta a ottenere la condanna in via d’urgenza delle resistenti reclamanti (Antiche Terme e Le Masse), alla cessazione di ogni attività incompatibile con l’esercizio in capo a Free Time, del pieno esercizio del diritto allo sfruttamento della concessione mineraria estesa ai terreni rispettivamente in proprietà e in godimento alla reclamanti”.

Free Time ha la concessione mineraria per realizzare in zona un impianto termale al Paliano. A fine 2017 ha ottenuto il definitivo via libera dal comune. Nel 2002 l’acquisto dei terreni e nel 2005 la concessione mineraria, che si estende anche all’area delle Masse. In pratica, una sorgente contesa tra concessionario e chi cura le pozze a sud di Viterbo.

Poco conta, per i giudici, che la situazione attuale si trascini da decenni. “Nè a diverso avviso può giungersi, come le reclamanti vorrebbero, sul rilievo che la situazione sia in atto da tempo rilevante, circa sessant’anni, e che in ogni caso, la ricorrente (Free Time) potrebbe ben svolgere la sua attività di ricerca, coltivazione e sfruttamento termale sui terreni di sua proprietà, tra l’altro di dimensioni notevolmente superiori, rispetto al fondo della resistente, con riferimento alle quali, già dal 2005 le è stata rilasciata la concessione di acque termominerali e sulla quale non risulterebbe essere stato avviato alcuno sfruttamento”.

I giudici non concordano pure sul fatto che le acque termali sgorghino “naturalmente” alle Masse. “Le stesse reclamanti – fanno notare i giudici – hanno riconosciuto che le acque in questione provengono dal pozzo denominato San Sisto, localizzato nell’area in oggetto di contesa e tali acque non può ritenersi che affiorino naturalmente, in quanto il pozzo in oggetto è stato scavato artificialmente intorno agli anni ’50 dalla ricercatrice Terni Spa.

Atteso quanto sopra, detta opera rientra nelle pertinenze della miniera e non può ritenersi una sorgente naturale”. In altre parole, le pozze sono alimentate con acqua che arriva dal pozzo in cui ricade la concessione Free Time .

Sul fatto, poi, che da sessant’anni i luoghi siano rimasti immutati, i giudici precisano ancora: “Considerato che la documentazione agli atti ha accertato che detti luoghi sono stati mutati per effetto d’opere poste in essere dalla reclamante Le Masse”.

In base alla sentenza, il passato pesa poco. “Indipendentemente dalla situazione pregressa, lo specifico diritto di cui in sede cautelare è stata richiesta la tutela è sorto in capo alla ricorrente (Free Time), in conseguenza dell’estensione della concessione all’area di proprietà delle Antiche Terme Romane srl e in locazione all’associazione Le Masse, estensione risalente alla determinazione regionale del marzo 2015, con oggetto l’inclusione nell’area della concessione Paliano, disposta per garantire la protezione e la corretta coltivazione del giacimento, finalità frustrata dalle attività realizzate in loco da terzi, rispetto al rapporto concessorio, ovvero dalle resistenti”.

Tirando le somme, il collegio rigetta i reclami proposti da Antiche Terme e Le Masse, conferma l’ordinanza del 26 gennaio 2018 e condanna le reclamanti a rifondere le spese di lite a Free Time per 4mila euro, insieme ad altre forfettaria. Un altro tassello di una vicenda infinita.

Giuseppe Ferlicca

14 ottobre, 2018

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