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Ambiente - Rapporto Ispra 2018 - Il comune della Cassia è il più urbanizzato della Tuscia, ma su scala nazionale Viterbo ha di che sorridere

Cementificazione, Monterosi maglia nera della provincia

di Alessandro Castellani

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Lavoro

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Monterosi

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Viterbo – È Monterosi la città più urbanizzata della Tuscia.

Secondo il rapporto Ispra 2018, riportato da Infodata, il comune sulla via Cassia è quello della provincia di Viterbo con la parte più ampia di terreno occupato dalle costruzioni artificiali.

Edifici, fabbricati, insediamenti e, in generale, opere di espansione della città hanno assorbito il 12,4% della superficie totale di Monterosi.

Percentuali simili vengono registrate a Fabrica di Roma (10,5%) e Villa San Giovanni in Tuscia (9,9%).

Si tratta di numeri da riferimento solo se collocati all’interno del contesto viterbese, dove non esistono, almeno secondo lo studio dell’Ispra, realtà di sfruttamento del suolo particolarmente gravi.

Anche se ci sono esempi che dimostrano il contrario, tendenzialmente i territori dove si registrano le percentuali più alte di trasformazione delle superfici naturali sono i grandi agglomerati urbani e le aree litoranee. E nella Tuscia il capoluogo Viterbo limita il consumo di suolo al 6,1%, mentre il comune marittimo più urbanizzato è Montalto di Castro, con il 7,3%.

Valori che non hanno niente a che vedere con quelli dei comuni della Lombardia, del Veneto e della Campania, che comandano nettamente la classifica nazionale del consumo di suolo. Il primato assoluto spetta a Casavatore, in provincia di Napoli, dove la cementificazione è arrivata addirittura al 90,3%.

Dall’altra parte dell’elenco, le città più “immacolate” della Tuscia risultano essere Monte Romano e Capodimonte, con una percentuale di consumo di suolo del 2%.

Ma in generale sono solo 6 i comuni che superano la media italiana del 7,65%: oltre ai già citati Monterosi, Fabrica di Roma e Villa San Giovanni in Tuscia, ci sono Civita Castellana (8,2%), Vitorchiano (7,9%) e Orte (7,8%). Di contro, più di venti città si mantengono al disotto della soglia del 4%, facendo di Viterbo una delle province meno urbanizzate d’Italia.

Come ricorda il rapporto dell’Ispra, un consumo eccessivo di suolo comporta “un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali”.

Tuttavia, l’urbanizzazione selvaggia non è l’unico fattore di rischio idrogeologico. Ci sono altri aspetti d’importanza fondamentale, come le caratteristiche dei terreni su cui si edifica e la manutenzione delle strutture. Come dimostrano anche i recenti fenomeni verificatisi nella Tuscia, costruire poco non equivale a eliminare il pericolo di disastri naturali.

Alessandro Castellani

6 novembre, 2018

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