Tarquinia – “Siamo un paese antifascista, con una costituzione nata sui valori della Resistenza”. Piero Rosati e Roberto Sacconi sono tra i promotori dell’apertura di una sede dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) a Tarquinia, che coinvolge il gruppo Areasx. L’iniziativa ha suscitato consensi ma anche insulti.
Una sede dell’Anpi a Tarquinia. Ce ne era bisogno?
“Crediamo di sì, perché sarà un presidio di democrazia, in una città che ha una forte tradizione partigiana a volte dimenticata. E le reazioni che si sono avute, non appena abbiamo diffuso la notizia, lo dimostrano. Tanti complimenti ma pure molte offese. Inoltre, fino agli Ottanta esisteva una sede dell’Anpi. Vogliamo quindi riprendere le fila di un discorso interrotto”.
La perdita delle grandi ideologie. La crisi dei partiti tradizionali. Quale deve essere il ruolo dell’Anpi?
“Viviamo in una confusione totale. In una società che sempre più spesso si agita contro la Costituzione. L’evoluzione politica degli ultimi anni è un segnale da non sottovalutare. Occorre porre un argine. L’Anpi ha questo ruolo”.
Quanto è fondamentale far conoscere la storia della Resistenza alle nuove generazioni?
“Tra gli obiettivi dell’Anpi c’è quello di sviluppare progetti culturali nelle scuole per ricordare uno dei periodi storici più difficili dell’Italia, portando tra i banchi i valori che hanno ispirato la Resistenza e la scrittura della Carta costituzionale. I principi fondamentali dell’associazione sono il patriottismo, l’antifascismo e l’essere partigiano. Non appena apriremo ufficialmente la sede, presenteremo alle scuole di Tarquinia delle iniziative. Magari incentrate sulle figure di partigiani tarquiniesi come i fratelli Correnti o il calciatore Mariani”.
Conservare la memoria è difficile, soprattutto quella di un periodo lontano nel tempo.
“Infatti, è relegato solo a delle forme di commemorazione come il 25 aprile. E oramai sono rimaste poche persone vive che possono ancora trasmettere l’emozione del racconto diretto di quegli anni”.
Partigiani, sia vittime che carnefici?
“Il partigiano è stato innanzitutto vittima. Vittima del regime fascista. La Resistenza è stata un momento di ribellione al ventennio per recuperare la libertà. A un’azione è corrisposta una reazione. È poi evidente, purtroppo, che ci sono stati degli eccessi. Ma non si può cambiare la verità storica sui partigiani e la Resistenza”.
Daniele Aiello Belardinelli
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