Viterbo – (sil.co.) – Si scaglia contro la madre per strada e prende a manganellate un passante, al via il processo al giovane arrestato dalla polizia la sera del 30 settembre dopo che aveva seminato il panico in via Monte Cervino, al Murialdo.
“Da sola non ce la faccio, mi sento impotente e non so a chi rivolgermi”, ha detto ieri la madre in aula, chiedendo aiuto al giudice perché suo figlio si salvi. “Voglio che resti pulito, serve un medico”, ha ribadito.
Imputato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate dall’uso di arma proibita un 28enne viterbese, recluso ormai da quasi tre mesi nel carcere di Mammagialla, con un curriculum ricco di precedenti, la cui dipendenza da alcol e stupefacenti lo avrebbe spinto a un escalation di episodi violenti per cui il suo difensore, l’avvocato Domenico Gorziglia, aveva preliminarmente chiesto al giudice Gaetano Mautone una perizia psichiatrica che è stata negata.
La difesa ha però ottenuto il via libera al processo col rito abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, condizionato all’ascolto della madre del 28enne e, su richiesta dell’accusa, anche della vittima, un 75enne residente in via Monte Cervino, finito per caso nel mirino dell’imputato, che non aveva mai visto prima, solo per avere fatto il gesto di soccorrere la madre.
“Mi dispiace per la persona che ci è finita di mezzo senza avere alcuna colpa”, ha detto la madre, davanti al figlio, venuto in tribunale con la scorta della penitenziaria.
“Da sola non ce la faccio, mi sento impotente e non so a chi rivolgermi – ha spiegato la donna, rimasta vedova quando il figlio era adolescente – fa tutto quello che vuole, non riesco a gestirlo. Come faccio a trattenerlo a casa da sola? Ci vorrebbe una persona apposta per gestirlo”.
Alla domanda del giudice, se avesse mai pensato di inserirlo in qualche struttura, la madre ha risposto di avere raccolto tutti i referti: “Quello che conta è che, una volta entrato in una struttura, ci sia qualcuno in grado di aiutarlo, medici che lo seguano. Io voglio che mio figlio resti pulito”.
La sera dell’arresto, il 28enne era sottoposto a sorveglianza speciale, con l’obbligo di dimora nella propria abitazione dalle 21 alle 7 del mattino. La madre, vedendolo sotto casa alticcio, gli avrebbe detto di smettere di bere, cercando di convincerlo a salire, anche perché si stava facendo tardi. A quel punto il giovane avrebbe cominciato a sbraitare, richiamando lo sguardo del passante, inseguito e colpito più volte con un manganello telescopico, così come uno degli agenti accorsi sul posto, dopo l’allarme fatto scattare dalla figlia dell’anziano. Il 75enne, così come il poliziotto, fu portato al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle e refertato dai sanitari con una prognosi di sette giorni.
Reduce da un periodo ai domiciliari, proprio a causa dei diversi arresti l’imputato non avrebbe potuto intraprendere un percorso di recupero presso il Sert, nonostante abbia preso contatti con il personale per liberarsi delle sue tossicodipendenze patologiche. Il giovane sarebbe anche stato preso in carico dal servizio dipendenze patologiche della Asl, ma senza diagnosi per via dei ripetuti guai giudiziari.
La vittima è stata ascoltata a porte chiuse, su richiesta della difesa. Al termine il processo è stato rinviato al 4 dicembre per la discussione e la sentenza.
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