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Viterbo - Cup Asl - Lory Arigoni è uno dei 131 operatori che col nuovo contratto perderà 300 euro - Stamani vertice in prefettura, altro incontro con la regione ad anno nuovo

“700 euro al mese è un salario da fame”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo - Asl - Operatori cup - Vertice in prefettura

Viterbo – Asl – Operatori cup – Vertice in prefettura

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Viterbo – Asl – Operatori cup – Vertice in prefettura

Viterbo - Asl - Operatori cup - Vertice in prefettura

Viterbo – Asl – Operatori cup – Vertice in prefettura

Viterbo – “Un’ingiustizia lavorare per 700 euro al mese”. Lory Arigoni è una operatrice del Cup, impiegata a Civita Castellana ed è uno delle 131 a Viterbo e dei 500 in tutta la regione, che con il nuovo appalto, effetto dell’appalto aggiudicato all’impresa vincitrice dalla regione, si vedrà ridurre il compenso in busta paga. Trecento euro lordi in meno al mese.

“È una condanna a un salario da fame – continua Arigoni, che è anche rappresentante Cobas – siamo stati demansionati e non ho capito perché la regione non difende il sociale e ci vende così. Dove sono la salvaguardie sociali?”.

Una situazione complessa e che si trascina da un po’. C’è una gara vinta e che va assegnata, ma i lavoratori non firmano i nuovi contratti. Nella Tuscia lo hanno fatto solo 48.

Per provare trovare una possibile via d’uscita, stamani il prefetto Giovanni Bruno ha radunato attorno a un tavolo la Asl, con il direttore generale Donatella Donetti e quello amministrativo, Maria Luisa Velardi, i sindacati Cgil, Cisl e Uil e rappresentanti dei lavoratori.

“Occorre capire quali siano i margini d’equilibrio – osserva il prefetto Bruno – mi riservo di sentire la regione e convocare un altro incontro con l’assessore dopo il 31 dicembre”. I tempi stringono, l’8 gennaio scade la seconda proroga al vecchio appalto. Altre, difficilmente potranno essere concesse, a fronte della ditta che si è aggiudicata la nuova gara.

C’è una preoccupazione, non la sola: “Se i lavoratori non firmano – s’informa Bruno – c’è la salvaguardia del posto di lavoro?”. La risposta è no. Altra ragione per agire in fretta.

“Se non firmano rischiano di rimanere fuori – continua il prefetto – ma al tempo stesso va sistemata la parte della remunerazione”. Trovare chi possa sostituirli non è facile, come spiega Ayala della Cgil. Ma il rischio, chissà quanto ipotetico, esiste.

”Se i lavoratori non firmano, qualcosa che non va c’è – fa notare Arigoni – non si rischia così il posto. Per due volte abbiamo detto no alla firma, perché all’interno non ci sono regole minime di salvaguardia.

Noi lavoriamo al fianco degli operatori Asl che prendono il doppio del nostro stipendio. A noi, invece di migliorare, hanno proposto un contratto che ci penalizza”. Come minimo, fa notare Donatella Ayala della Cgil, che si arrivi alla cifra precedente. Azzerando la perdita secca di 300 euro piovuta addosso a lavoratori del cup e dei centralini.

Anche perché, come osserva Aldo Pascucci (Cisl): “La regione si è dimenticata degli accordi che aveva sottoscritto prima”. A tutela dei lavoratori.

La gara andava bandita, per il direttore generale Donetti. Bandita dalla regione. Visti i problemi, sono state concesse proroghe prima dell’entrata in vigore del nuovo appalto. L’ultima, come detto, fino all’8 gennaio.

“Nel nuovo contratto – osserva Donetti – ci sono emolumenti e scatti non ancora calcolati, da verificare persona per persona. La differenza effettiva in meno scenderebbe a 90 euro netti. Come azienda ci siamo impegnati per venire incontro ai lavoratori, ascoltandoli”. La palla ce l’ha in mano la regione.

“Occorre dare seguito all’aggiudicazione della gara – osserva Maria Luisa Velardi, direttore amministrativo Asl – c’è un’impresa che ha vinto. So che con gennaio tutte le Asl del Lazio partiranno”. Motivo in più per stringere ancora i tempi. Il tavolo con la regione potrebbe essere decisivo.

Giuseppe Ferlicca


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28 dicembre, 2018

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