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Viterbo - Lo afferma l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel rapporto 2018 - Male anche i comuni di Montalto e Vetralla dove a prendersi la terra sono stati fotovoltaico e trasversale

Consumo di suolo, la Tuscia in cima alla classifica nazionale

di Daniele Camilli
Balle di fieno

Un terreno agricolo

Vetralla

Vetralla

Il consumo di suolo a Vetralla - Fonte Ispra

Il consumo di suolo a Vetralla – Fonte Ispra

Montalto di Castro

Montalto di Castro

Il consumo di suolo a Montalto di Castro - Fonte Ispra

Il consumo di suolo a Montalto di Castro – Fonte Ispra

Monteromano - I lavori per la costruzione della trasversale

I lavori per la costruzione della trasversale

Un impianto fotovoltaico

Un impianto fotovoltaico

Viterbo – Consumo di suolo, Tuscia in testa. Viterbo è infatti la provincia dove nel 2017 la percentuale di terra passata al cemento, e non solo, è cresciuta più di tutte. A livello nazionale. Un secco +0,91%. A seguire, Verona (+0,71%), Vicenza (+0,67%), Bolzano (+0,65%), Venezia (+0,57%), Vercelli (+0,54%) e Treviso (+0,49%).


Documenti: Il rapporto 2018 Ispra sul consumo di suolo


Lo dice l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici 2018“, pubblicato assieme al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

In termini assoluti, il record per l’ultimo anno spetta però a Verona, “che – spiega il rapporto Ispra – sfiora i 300 ettari di nuovo suolo artificiale, seguita da Vicenza (+239), Venezia, Treviso e Bolzano (poco sopra i 200 ettari in più)”. Tuttavia, “crescite significative, comprese tra 100 e 200 ettari nell’ultimo anno, si riscontrano anche a Udine, Viterbo, Parma, Padova, Milano, Bari, Lecce, Foggia e Roma”.

Il comune che ha costruito di più nel corso dell’ultimo anno è Sissa Trecasali in provincia di Parma, con un incremento di 74 ettari in un solo anno. In tal caso, la causa principale è la realizzazione del primo lotto della nuova arteria infrastrutturale Tirreno-Brennero.

Cosa che riguarda anche il territorio di Vetralla dove il consumo di suolo è stato pari a 42 ettari, dovuti essenzialmente alla costruzione del tratto della trasversale Orte-Civitavecchia.

“La nascente infrastruttura – scrive l’istituto superiore – è stata realizzata parallelamente alla Strada Statale 1bis Via Aurelia che conduce da Tarquinia a Vetralla e per il suo pieno sviluppo ha previsto una perdita di suolo pari quasi a 40 ettari tra il 2016 e il 2017”.

“I dati di quest’anno – ha dichiarato il presidente dell’Ispra Stefano Laporta – mostrano ancora la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della maggiore accessibilità. I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e la densificazione di aree urbane dall’altro. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere mediterranee e le aree di pianura, mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali”.

“Un consistente contenimento del consumo di suolo – ha poi commentato Laporta – è la premessa per garantire una ripresa sostenibile dei nostri territori attraverso la promozione del capitale naturale e del paesaggio, l’edilizia di qualità, la riqualificazione e la rigenerazione urbana, oltre al riuso delle aree contaminate o dismesse. Per questo obiettivo sarà indispensabile fornire ai Comuni e alle Città Metropolitane indicazioni chiare e strumenti utili per rivedere anche le previsioni di nuove edificazioni presenti all’interno dei piani urbanistici e territoriali già approvati”.

C’è infine il comune di Montalto di Castro, nel 2016 al primo posto. Ai vertici della classifica pure l’anno scorso con un incremento di quasi 63 ettari. Nel periodo precedente erano stati 65.

“In questo caso – sottolinea il rapporto – la responsabilità è in gran parte delle nuove installazioni fotovoltaiche che hanno coperto aree precedentemente agricole”.

Ispra che, sempre a proposito di Montalto, dice anche come i campi fotovoltaici siano “già diffusamente presenti per interventi realizzati negli anni precedenti”. Impianti, conclude l’istituto, “che hanno sottratto all’agricoltura enormi superfici”.

Daniele Camilli

 

5 dicembre, 2018

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