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Nuova Cupola - Parola del mafioso di Blera Nicolò Orlando, che per gli inquirenti aveva progettato l'omicidio di un uomo "colpevole di aver commesso reati senza il benestare di Cosa Nostra"

“Dobbiamo struppiare al Palermitano, gli tiriamo quattro scopettate nella macchina”

di Raffaele Strocchia

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Nicolò Orlando

Nicolò Orlando

Nuova Cupola di Cosa Nostra - Il blitz dei carabinieri

Nuova Cupola di Cosa Nostra – Il blitz dei carabinieri

Salvatore Sciarabba

Salvatore Sciarabba

Vincenzo Ganci

Vincenzo Ganci

Pietro Merendino

Pietro Merendino

Domenico Nocilla

Domenico Nocilla

Blera – “Nicolò Orlando voleva fare un attentato”. Un omicidio a colpi d’arma da fuoco ai danni di un “pregiudicato di Villabate”, comune di 20mila anime nella Sicilia settentrionale. I carabinieri, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo, lo hanno ricostruito nelle carte dell’inchiesta che ha documentato la riorganizzazione della Cupola di Cosa Nostra.

Tra i fermati c’è anche Nicolò Orlando, il 52enne palermitano residente a Blera che dall’alba di lunedì è rinchiuso nel carcere di Mammagialla con l’accusa di associazione mafiosa. Per gli inquirenti, infatti, sarebbe stato “affiliato alla cosca di Misilmeri”. E alla cosca di Misilmeri, come è emerso dalla indagini, sarebbero stati affiliati pure Pietro Merendino e Domenico Nocilla. Ed è intercettando proprio questi ultimi che i carabinieri vengono a sapere che “Orlando aveva prospettato l’opportunità di eseguire un attentato mediante l’uso di un’arma da fuoco”. In una conversazione del 18 settembre del 2017 Merendino dice a Nocilla che Orlando avrebbe affermato: “Lo dobbiamo struppiare al Palermitano? Ci andiamo con la scopetta e ci tiriamo quattro scopettate nella macchina”.

Il “Palermitano” è un “pregiudicato di Villabate” che per gli inquirenti sarebbe stato un uomo “dell’entourage di Nocilla e di Vincenzo Ganci”, anche quest’ultimo “affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri”. Secondo i membri della cosca, il “Palermitano” avrebbe comprato della carne con cinquanta euro falsi. Il macellaio se ne sarebbe accorto e quindi lamentato con Nicolò Orlando. Per gli affiliati, il “Palermitano” è reo di aver intrapreso un’attività illecita senza il benestare del gruppo. Un’attività illecita che avrebbe potuto far diffondere tra le fila della consorteria cattive voci sul conto del cosca. “Maldicenze – spiegano i carabinieri – che, se riportate a Salvatore Sciarabba, già a capo del mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, avrebbero potuto causare ripercussioni sulla loro figura criminale”. Merendino a Nocilla: “Parliamo di dignità, di onore e di rispetto”.

Nelle carte dell’inchiesta è scritto che secondo gli affiliati “il Palermitano era solito trafficare in dinamiche criminali”. Nocilla sostiene di essere stato testimone dello smercio, da parte del “Palermitano”, di una banconota contraffatta: “C’era un picciotto che aveva soldi spicci, lui ha preso 20 euro falsi e gliel’ha dati”. Per Ganci, invece, il “Palermitano” non avrebbe finito di pagare la scuola guida per la figlia, nonostante questa avesse la patente ormai da mesi.

Gli inquirenti lo ribadiscono: per la cosca, il “Palermitano” è “reo di aver commesso delitti in modo indiscriminato e irrispettoso delle gerarchie”. E Nocilla lo vuole emarginare, se non addirittura esautorare dall’entourage. “Se lui deve fare così, io non mi ci voglio trovare con lui – afferma in una conversazione con Ganci -. In paese i cristiani poi pensano che noi siamo uguali, ma noi non siamo uguali… Lui queste cose le deve fare fuori Misilmeri, per i cazzi suoi”. E incarica Ganci di redarguirlo con fermezza. “Gli dici: Amico mio, qua al paese non rompere la minchia a nessuno. Non ti permettere più a farlo, non ci mettere in difficoltà”. Alla fine, stando alle parole di Ganci, “pare che il Palermitano una regolata se la sia data”. Anzi, secondo lui, si è addirittura “fermato”.

Della sparatoria ai danni del “Palermitano”, Nicolò Orlando ne parla pure con Nocilla: “È un locco. Ci stavamo preparando per struppiarlo, ma a struppiarlo no a lui. Fargli un segnalieddu (intimidazione, ndr) per fargli capire che non si fanno certe cose”. Ma alla fine le quattro “scopettate” a mo’ di avvertimento non vennero esplose. “Nicola (Nicolò Orlando, ndr) non lo può vedere a quello – rivela Merendino a Nocilla -. Poi è partito (presumibilmente per Blera, ndr) e non se n’è fatto più niente, ma quello ce l’ha sullo stomaco e non aveva torto che prima di andarsene lo voleva far spaventare”. Ma alla fine sia Merendino che Nocilla mettono un veto all’omicidio: “No, non lo dobbiamo fare”.

Raffaele Strocchia


Video: Il blitz e le intercettazioni – Il boss: “Abbiamo fatto una bella cosa, una cosa grande”


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

6 dicembre, 2018

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