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Viterbo - La storia di un rifugiato gambiano tornato nella Tuscia dopo l'incendio di Borgo Mezzanone a Foggia - L'ha raccontata il presidente di Arci Lazio Marco Trulli

Le mani bruciate di Lamin…

di Daniele Camilli

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Viterbo - Le mani bruciate di Lamin

Viterbo – Le mani bruciate di Lamin

Viterbo - Marco Trulli

Viterbo – Marco Trulli

Viterbo - Il disegno dell'artista Davide Dormino

Viterbo – Il disegno dell’artista Davide Dormino

Viterbo – “È successa questa cosa”. La racconta Marco Trulli sul suo profilo Facebook. Lui è il presidente di Arci Lazio. La storia è quella di Lamin, un rifugiato gambiano, un ragazzo arrivato a Vetralla e poi andato a lavorare nel foggiano. Ritornato infine a Viterbo. Con le mani bruciate. Fotografate e pubblicate sui social da Anna Maria Sambuci di Arci solidarietà.

“Queste mani sono di un lavoratore gambiano – ha scritto Sambuci sul suo profilo Facebook -, una delle 4 persone gravemente ustionate nell’incendio di Borgo Mezzanone, a Foggia. È stato dimesso ieri e stanotte ha viaggiato tra dolori atroci per arrivare qua a Viterbo. Il suo permesso di soggiorno alla sua scadenza sarà carta straccia. Già da ora non può essere accolto in uno Sprar. Chiunque possa attivarsi per lui, mi contatti. Restiamo umani”.

La storia di un uomo. In carne ed ossa. E anche queste bruciano. “Uno dei tanti richiedenti asilo o rifugiati – racconta Trulli – che ogni giorno frequenta la nostra sede per cercare un posto dove stare, un aiuto per ottenere un documento o qualche indirizzo buono per cercare lavoro. Ha bussato forte alla nostra porta. Aveva ferite, ustioni, piaghe sulla maggior parte del corpo. Era tutto dolorante, si lamentava e non riusciva a fare nulla. Io non c’ero, me lo hanno raccontato. Me lo ha raccontato Anna Maria che lo ha portato subito al pronto soccorso, dove è stato riconosciuto come codice giallo e medicato d’urgenza”.

Lamin è rimasto vittima del rogo dell’accampamento di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, dove il trenta ottobre è scoppiata una bombola di gas. Un altro ragazzo gambiano, Badary Secka, è morto per le ustioni riportate.

“Lamin non ha documenti – scrive Trulli – bruciati anche quelli. Lamin è stato accolto per diverso tempo in un centro di accoglienza straordinaria a Vetralla. Il 26 ottobre è uscito dal progetto di accoglienza avendo ottenuto il permesso umanitario, poco più che carta straccia secondo le nuove norme del cosiddetto decreto Salvini”.

Lamin è partito per cercare lavoro come bracciante nel foggiano. Ha fatto il bracciante per due giorni. Poi l’incendio. “E da allora – spiega Marco Trulli – le sue mani non possono lavorare, non possono stringere altre mani, non gli permettono neanche di essere uno dei tanti sfruttati delle campagne foggiane”.

Lamin è stato dimesso dall’ospedale di Brindisi, in cura al centro grandi ustioni. Non ha documenti. La pelle è ustionata. Non ha nessuno, nessun affetto.

“Lamin ha preso un autobus – prosegue il presidente regionale di Arci – ha attraversato mezza Italia ed è tornato nel viterbese, dove forse ha qualche amico, o forse ha sentito in giro che qualcuno poteva aiutarlo”. Arrivato a Viterbo, si è rivolto ad Arci solidarietà.

“Ho chiesto a Davide Dormino di disegnare le mani di Lamin – scrive ancora Marco Trulli sulla sua pagina Facebook -. Mani incrociate che ci interrogano su ciò che non stiamo facendo. Su come pensiamo di sopravvivere a un decreto che sta incendiando il paese di odio. Quelle mani stanno lì ad aspettare qualcosa, un segnale, un aiuto, una reazione. Mille o diecimila Lamin sono in giro per il nostro paese, sono stati sgomberati e non avranno tutele, nè diritti o un letto su cui dormire. Le storie ci piombano dentro casa, ci bussano alla porta sempre più forte. Dobbiamo continuare a raccontarle queste storie che ci esplodono tutte intorno, perché quando passerà questo frastuono potremo dire di averlo sconfitto anche con le nostre mani. Lamin è stato dimesso dal pronto soccorso – conclude il post Trulli -. Per stasera Alou e Tapa, due altri richiedenti asilo, si sono offerti di ospitarlo. Dai social è nata una gara di solidarietà e ci sono diverse persone che vogliono fare altrettanto. Bisognerà ripartire da qui”.

Daniele Camilli

6 dicembre, 2018

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