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Tribunale - Violenza sessuale sulla badante - In difesa del padre testimoniano in aula due dei cinque figli: "I nostri genitori si amano come il primo giorno"

“Mio padre pensava solo a mia sorella col cancro, lei si ubriacava tutte le sere”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Tuscania – (sil.co.) -Accusato di allungare le mani dalla badante, finisce sotto processo per violenza sessuale.

Ieri in aula la commovente difesa da parte di due dei cinque figli dell’uomo, un maschio di 26 anni e una femmina di 27, che hanno raccontato come la “badante”, una donna d’origine romena, fosse stata assunta in cambio di vitto e alloggio quando la sorella maggiore, allora 23enne, era nella fase terminale del tumore che l’avrebbe stroncata l’anno successivo. Era il 2011. 

“Mio padre pensava solo a mia sorella col cancro, lei si ubriacava tutte le sere”, ha detto la donna ai giudici. 

La figlia, che nel frattempo ha trasformato l’abitazione di famiglia, a Tuscania, in una casa famiglia per anziani, ha difeso strenuamente il genitore. “Mio padre è una persona meravigliosa. Lui e mia madre si amano ancora come il primo giorno. In quel periodo erano disperati per mia sorella. Piangevamo tutti, tutto il giorno. A casa nostra si sono avvicendate tante badanti, alcune rimaste solo per pochi giorni. Quella che è durata di più, ci ha messo nei guai. Secondo me voleva solo ottenere dei soldi. Ma mio padre era in cassintegrazione, le avevamo promesso solo vitto e alloggio”, ha spiegato.

“Si è capito presto che era una persona strana. Una notte che mia sorella ha avuto una crisi peggiore delle altre, l’abbiamo chiamata per farci aiutare, ma non c’è stato verso di farla svegliare. Secondo me perché beveva e si ubriacava. Ci siamo resi conto che il vino del boccione da cinque litri che mio padre comprava per sé finiva sempre troppo presto. Poi faceva finta di non capire, di non parlare italiano. Infine ha denunciato mio padre, che non è proprio quel tipo di uomo. Io amo mio padre, è una persona fantastica, eccezionale che, come la mamma, ha tanto sofferto. Abbiamo dato alla casa famiglia il nome di mia sorella morta”, ha concluso la giovane.

Presunta vittima una romena oggi 29enne, reclutata tramite un annuncio sul giornale. 

In aula la donna, nel novembre 2016, ha raccontato di avere lavorato  per pochissimi giorni. “Venivo trattata come una vera e propria schiava. Quando ho chiesto il licenziamento sono iniziate le minacce e le offese. Il signore non mi rispettava, mi chiamava addirittura puttana. Mi ha anche costretta a fare i massaggi alla moglie: la sera, dopo che avevo lavorato tutto il giorno e anche se non sapevo farli”, ha spiegato. 

La violenza sessuale, secondo la 29enne, si sarebbe consumata durante uno di questi massaggi. “Le mie mani erano sulla schiena della moglie – ha proseguito –  quando all’improvviso mi sono sentita toccare. La mano del signore era sulla mia schiena, ma l’ha appoggiata in un modo non piacevole. Ho avuto paura e sono andata via. Sono corsa dai carabinieri per sporgere denuncia”.

Il processo riprenderà il prossimo 4 giugno. Il difensore Remigio Sicilia ha chiesto di poter riascoltare uno dei carabinieri che hanno raccolto la denuncia e si sono occupati delle indagini. 


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5 dicembre, 2018

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