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Tribunale - Parla il medico di base di un maresciallo dell'esercito accusato di maltrattamenti in famiglia

“Non mi ha mai detto di sentire voci che gli dicevano di uccidere la moglie”

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Viterbo - La polizia davanti al tribunale

Viterbo – La polizia davanti al tribunale

Viterbo – (sil.co.) – “Non mi risulta che avesse allucinazioni, né visive, né acustiche, altrimenti non gli avrei mai prescritto degli antidepressivi”. Lo ha detto in aula il medico curante al processo a un maresciallo dell’esercito accusato di maltrattamenti in famiglia. 

“Sento delle voci che mi dicono di uccidere mia moglie”, avrebbe detto l’imputato, ricoverato a Belcolle nell’agosto 2017 per via di problemi psichici che lo avrebbero reso sempre più nervoso e aggressivo.

Per la difesa, i postumi delle missioni di guerra cui ha partecipato, una delle quali gli avrebbe lasciato il volto semiparalizzato dall’esplosione di una mina. 

Ma il militare non avrebbe mai riferito di sentire “voci” al medico di base, citato come teste dall’avvocato di parte civile della ex.

Al medico, che lo ha visitato tre volte dopo il ricovero – a dicembre 2017, e poi di nuovo a gennaio e aprile 2018 – risulta che sia stato in ospedale per una “pseudo sincope dovuta a ipotensione acuta, per cui è stato sottoposto a risonanza magnetica, con esito negativo”. 

“Non ho mai saputo che sentisse delle voci che gli dicevano di uccidere la compagna”, ha detto il testimone. Piuttosto gli avrebbe riferito di problemi coniugali con la nuova compagna, dalla quale aveva avuto da poco un figlioletto.

“Gli ho prescritto degli antidepressivi e un blando ansiolitico riscontrando una sindrome ansioso depressiva reattiva. Tra dicembre e gennaio, inoltre, gli ho prescritto alcuni giorni di riposo per malattia. So che a febbraio è stato chiamato al Celio per una visita, che ha confermato e avvalorato la diagnosi con un lieve aumento dei dosaggi. Poi l’ho rivisto ad aprile e mai più. Soffriva di disturbi del sonno, bassa autostima, irrequietezza e rabbia poco controllate. Tutti sintomi da depressione”, ha spiegato il dottore al giudice Giacomo Autizi.

Colpito da divieto di avvicinamento a causa di un’escalation sempre più pericolosa di violenza, l’uomo, residente con la famiglia in un centro della provincia, avrebbe continuato a presentarsi nei pressi dei luoghi frequentati dalla donna.

Motivo per cui gli agenti della squadra mobile della questura a gennaio di quest’anno gli hanno notificato l’aggravamento della misura, dopo che il magistrato, in seguito ai riscontri degli investigatori, ha disposto gli arresti domiciliari.

Per il militare è quindi scattato un processo lampo, col giudizio immediato, che si è aperto lo scorso 2 luglio con la deposizione della vittima.

“Era sempre nervoso, ma non ho mai visto medicine – disse la ex –  una volta ha spaccato l’aspirapolvere solo perché gli avevo chiesto se lo passava lui. Quando era infuriato, distruggeva i mobili di casa. Mi ha sbattuta contro il muro e presa per il collo”. L’ultima volta insieme è stata a capodanno.

Il processo riprenderà il 18 marzo per sentire ulteriori due testi di parte civile. 


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10 dicembre, 2018

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