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Blera - Blitz dei carabinieri di Palermo e Viterbo in casa di Nicolò Orlando - Fermato anche l'erede di Totò Riina, il capo della commissione - I boss intercettati: "Abbiamo fatto una bella e grande cosa, ma chi sbaglia e non segue le regole è fuori" - FOTO E VIDEO

Nuova Cupola di Cosa Nostra, mafioso arrestato nel Viterbese

di Raffaele Strocchia

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Nicolò Orlando

Nicolò Orlando

Nuova Cupola di Cosa Nostra - Il blitz dei carabinieri

Nuova Cupola di Cosa Nostra – Il blitz dei carabinieri

Nuova Cupola di Cosa Nostra - Il blitz dei carabinieri

Nuova Cupola di Cosa Nostra – Il blitz dei carabinieri

Nuova Cupola di Cosa Nostra - Un'intercettazione dei carabinieri

Nuova Cupola di Cosa Nostra – Un’intercettazione dei carabinieri

Settimo Mineo

Settimo Mineo

Blera – Lo hanno arrestato nel cuore della notte, mentre dormiva con la moglie e il figlio nella sua casa nel centro di Blera. Nicolò Orlando, 52enne palermitano ma da anni residente nel Viterbese, dall’alba di ieri è rinchiuso nel carcere di Mammagialla, dopo che i carabinieri del nucleo investigativo di Palermo e di Viterbo gli hanno messo le manette ai polsi. Disoccupato, Orlando è stato fermato insieme ad altre 45 persone nell’ambito dell’operazione che ha “documentato la ricostruzione della nuova commissione provinciale di Palermo”. Ovvero, la Cupola 2.0 di Cosa Nostra.

Per gli inquirenti, Nicolò Orlando è un “affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri”, comune di 30mila anime in provincia di Palermo. Durante l’arresto i militari dell’arma hanno passato al setaccio anche la sua abitazione a Blera, ma nulla sarebbe stato trovato e quindi sequestrato.

Un’accelerata alle indagini, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, viene data a fine maggio quando i carabinieri intercettano una “conversazione ambientale tra Francesco Colletti, capo del mandamento mafioso di Villabate, e il suo fidato autista Filippo Cusimano”. Anche quest’ultimo sarebbe stato un “uomo d’onore della famiglia di Villabate, e per questo legittimato a conoscere”. Dall’intercettazione sarebbe emerso che “il 29 maggio 2018 era stata ricostruita la commissione provinciale di Cosa Nostra”, che non si riuniva da più di venticinque anni. Ovvero dall’arresto di Totò Riina, morto un anno fa.

“Per me è una bella cosa questa, molto seria e con bella gente – dice Colletti a Cusimano -. Una cosa grande. Con gente di paese, gente vecchia, gente di ovunque. Un bel discorso… la regola. Si è parlato solo di regole oggi”. E le regole sarebbero state le vecchie regole di Cosa Nostra che, come ha sottolineato il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, “nel corso del tempo si erano un po’ perse per strada”. Resta il mistero sul luogo della riunione, ma per il resto Colletti è un fiume in piena. “Ognuno – continua – si prende la responsabilità dei suoi, e quando sbagliano siete responsabili ognuno di voi e ne rispondete in questa ‘tavola’ di qua. Se decidiamo noi stessi di mettere fuori a uno, pure che è dentro da voi, lo mettete fuori all’istante. Può essere tuo fratello, tuo cognato, tuo cugino… sono regole ferree”. Quella di Colletti pare essere una lunga, seppur inconsapevole, confessione. “Non potevamo parlare – conclude -, qualcuno parlava da solo o all’orecchio. Poi ci siamo alzati e ci siamo baciati tutti, e a uno a uno ce ne siamo andati”.

Secondo la Dda, il capo della nuova Cupola sarebbe stato Settimo Mineo, già alla guida del mandamento di Pagliarelli. Nato a Palermo 80 anni fa, era ufficialmente un gioielliere. Ma dopo la morte di Riina sarebbe stato designato al vertice della commissione provinciale, segno che i clan avevano scelto di tornare alla struttura unitaria di un tempo. Ma il suo mandato è già scaduto. Perché il nuovo padrino, l’erede di Riina, il capo dei capi che avrebbe dovuto inaugurare la nuova era mafiosa, è stato arrestato all’alba di ieri. “Dall’indagine – spiega Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia – è emerso che la commissione provinciale si era ricostituita con un metodo particolare: il vertice era stato assegnato al più anziano dei capi mandamento ed è stata determinata la centralità della commissione a Palermo. Non più in provincia, non più a Corleone”.

L’indagine ha colpito i mandamenti mafiosi di Pagliarelli, Porta Nuova, Villabate e Belmonte Mezzagno. Ma ha anche sventato l’omicidio di un pregiudicato di Villabate, che avrebbe eseguito furti ed estorsioni senza l’autorizzazione di Cosa Nostra, e ha permesso all’Arma di documentare 28 estorsioni nei confronti di commercianti e imprenditori operanti soprattutto nell’edilizia. “Il pizzo – evidenzia il comandate provinciale dei carabinieri di Palermo, Antonio De Stasio – è ancora un elemento distintivo nell’attività di Cosa Nostra. È un elemento attraverso il quale l’organizzazione raggiunge diversi obiettivi. Non solo l’arricchimento delle casse per il mantenimento dei familiari di chi è in carcere, ma anche una significativa manifestazione del controllo del territorio. Nove vittime di estorsione hanno trovato subito il coraggio di denunciare, distruggendo il muro dell’omertà”.

Tra i 46 fermati ci sono quattro capi mandamento, dieci tra capi famiglia, capi decina e consiglieri e trenta uomini d’onore. A vario titolo, sono accusati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, porto abusivo di armi, danneggiamento a mezzo incendio e concorso esterno in associazione mafiosa.


Video: Il blitz e le intercettazioni – Il boss: “Abbiamo fatto una bella cosa, una cosa grande”


La Cupola

La commissione provinciale viene fondata a Palermo alla fine degli anni ’50 dalle famiglie mafiose americane e siciliane. La riunione fece della Cupola l’organismo di vertice di Cosa Nostra, composto dai capi mandamento e deputato a prendere le decisioni più importanti dell’organizzazione. All’inizio degli anni ’80, con il potere ormai incontrastato dei Corleonesi, la commissione cambia però fisionomia: perde la natura di organo collegiale e “democratico” e viene dominata da Totò Riina. La Cupola viene decapitata nel 1993 con l’arresto del capo dei capi, e cessa di funzionare. Rimane comunque nella struttura ordinamentale di Cosa Nostra e le regole, almeno nella forma, non perdono vigore. Ma per più di venticinque anni la commissione non si è più riunita: Bernardo Provenzano, che fino al 2006 è stato al vertice dell’associazione mafiosa e coordinava i vari mandamenti, non ne avrebbe mai presieduta una.

Nel 2008 i carabinieri sventano il primo tentativo di ricostruire una nuova Cupola. Ma il fallimento non scoraggia Cosa Nostra che, “per sopperire alla mancanza di un organismo decisionale idoneo a dare risposte urgenti in una fase di emergenza, aveva riconosciuto la legittimità ad agire a un organismo collegiale ‘provvisorio’ costituito dai più influenti reggenti dei mandamenti di Palermo”. Le funzioni? “Consultazione e raccordo strategico fra i mandamenti”. Insomma, nulla a che vedere con la sacralità e i poteri della commissione provinciale.

Il 17 novembre 2017, giorno della morte di Riina, è uno storico spartiacque per Cosa Nostra. I carabinieri, infatti, documentano un gran fermento nell’organizzazione e un’escalation di incontri tra gli esponenti apicali dei mandamenti mafiosi palermitani. Il 29 maggio scorso, infine, a soli sei mesi dalla morte del capo dei capi, la ricostituzione della Cupola, “la cui sola esistenza e operatività – evidenziano gli inquirenti – rappresentavano un gravissimo pericolo per l’ordine pubblico”.

Raffaele Strocchia


I fermati

Stefano Albanese: nato a Termini Imerese (Palermo) il 24 maggio 1984 e residente a Valledolmo (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Polizzi Generosa
Giusto Amodeo: nato a Palermo il 26 aprile 1970 e residente a Misilmeri (Palermo)
Filippo Annatelli: nato a Palermo il 3 luglio 1963 – Capo della famiglia di Corso Caltafimi
Gioacchino Badagliacca: nato a Palermo il 30 novembre 1977 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Rocca Mezzo Monreale
Filippo Salvatore Bisconti: nato a Belmonte Mezzagno (Palermo) l’1 gennaio 1960 – Capo mandamento di Belmonte Mezzagno – Misilmeri
Giuseppe Bonanno, detto Andrea: nato a Misilmeri (Palermo) il 13 luglio 1961 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Giovanni Cancemi: nato a Palermo il 10 settembre 1970 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Pagliarelli
Francesco Caponnetto: nato a Palermo il 11 maggio 1970 – Vicecapo della famiglia mafiosa di Villabate
Francesco Colletti: nato a Palermo il 28 febbraio 1969 e residente a Palermo – Capo mandamento di Villabate
Giuseppe Costa: nato a Palermo il 18 aprile 1982 e residente a Villabate (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate
Maurizio Crinò: nato a Palermo il 4 febbraio 1971 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Rosalba Crinò: nata a Palermo il 7 gennaio 1989 e residente a Villabate (Palermo)
Filippo Cusimano: nato a Palermo il primo aprile 1976 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate
Rubens D’Agostino: nato a Palermo il 10 febbraio 1975 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Giuseppe Di Giovanni: nato a Palermo il 4 gennaio 1980 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Gregorio Di Giovanni: nato a Palermo il 26 maggio 1962 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Filippo Di Pisa: nato a Palermo l’11 febbraio 1973 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Andrea Ferrante: nato a Palermo il 14 maggio 1975 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Pagliarelli
Francesco Antonino Fumuso: nato a Palermo il 3 luglio 1967 e residente a Villabate (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate
Vincenzo Ganci: nato a Palermo il 30 settembre 1966 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Michele Grasso: nato a Palermo il 3 settembre 1975 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Pagliarelli
Simone La Barbera: nato a Mezzojuso il 28 luglio 1962
Marco La Rosa: nato a Palermo il 29 agosto 1981 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Corso Caltafimi
Gaetano Leto: nato a Palermo il 26 dicembre 1980 – Capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova, quartiere Capo
Michele Madonia: nato a Palermo il 18 giugno 1970 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Matteo Maniscalco: nato a Palermo il 13 luglio 1955 e residente a Monreale (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Pagliarelli
Luigi Marino: nato a Palermo il 3 ottobre 1974 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Pietro Merendino: nato a Misilmeri (Palermo) il 10 aprile 1965 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Fabio Messicati Vitale: nato a Villabate (Palermo) il 22 gennaio 1974 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate
Giovanni Salvatore Migliore: nato a Belmonte Mezzagno (Palermo) il 6 ottobre 1968 – Affiliato alla famiglia mafiosa Belmonte Mezzagno
Settimo Mineo: nato a Palermo il 28 novembre 1938 – Capo della commissione provinciale palermitana di Cosa Nostra e capo del mandamento di Pagliarelli
Rosolino Mirabella: nato a Palermo l’11 aprile 1986 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Salvatore Mirino: nato a Palermo il 18 marzo 1967 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Corso Caltafimi
Massimo Mulè: nato a Palermo il 3 febbraio 1972 – Capo della famiglia mafiosa di Porta Nuova, quartiere Ballarò
Domenico Nocilla: nato a Misilmeri (Palermo) il 21 settembre 1946 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Nicolò Orlando: nato a Misilmeri (Palermo) il 6 dicembre 1966 e domiciliato a Blera – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Salvatore Pispicia: nato a Palermo il 14 luglio 1965 – Elemento di vertice della famiglia mafiosa di Porta Nuova
Gaspare Rizzuto: nato a Palermo il 26 ottobre 1982 – Capo della famiglia mafiosa di Palermo centro
Michele Rubino: nato a Palermo l’8 dicembre 1960 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate
Giovanni Salerno: nato a Palermo il 20 febbraio 1950 – Affiliato alla famiglia mafiosa di Porta Nuova
Pietro Scafidi: nato a Palermo il 3 aprile 1992 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Salvatore Sciarabba: nato a Palermo l’11 novembre 1950 – Già a capo del mandamento di Misilmeri – Belmonte Mezzagno
Salvatore Sorrentino: nato a Palermo il 16 gennaio 1965 – Capo della famiglia del villaggio Santa Rosalia
Giusto Sucato: nato a Palermo il 28 aprile 1969 e residente a Misilmeri (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Misilmeri
Vincenzo Sucato: nato a Misilmeri (Palermo) il 27 settembre 1944 – Capo della famiglia mafiosa di Misilmeri
Salvatore Troia: nato a Palermo il 26 agosto 1960 e residente a Villabate (Palermo) – Affiliato alla famiglia mafiosa di Villabate


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

5 dicembre, 2018

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